Sorgenia: nessun accordo per la ristrutturazione del debito. Banche creditrici prendono il controllo

Marta Panicucci

3 Aprile 2014 - 11:38

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Sorgenia: nessun accordo per la ristrutturazione del debito. Banche creditrici prendono il controllo

All’ennesimo nulla di fatto con la Cir di De Benedetti, le banche creditrici stanno per intraprendere la strada dell’assunzione di controllo di Sorgenia. Si è tenuto ieri l’ennesimo incontro tra le 21 banche creditrici di Sorgenia e De Benedetti che attraverso la Cir detiene il 52,9% della società.

I debiti di Sorgenia
Sorgenia, uno dei principali operatori privati italiani nella produzione e vendita di energia, vanta debiti per 1,86 miliardi nei confronti di 21 banche.

La questione può essere così riassunta: Sorgenia necessita di 600 milioni di euro per una ristrutturazione del debito, la Cir di De Benedetti è pronta a mettere sul piatto 100 milioni, mentre le banche creditrici, pronte a sborsare 450 milioni, ne chiedono alla Cir almeno 150.

De Benedetti non intende andare oltre i 100 milioni, in modo da far rimanere la propria quota inalterata al 52,9%, nonostante l’ex socio austriaco Verbund abbia chiarito che non intende più occuparsi di Sorgenia e che rinuncia alla società, dopo averne azzerato la quota.

Le banche verso il controllo
Le banche, visto il mancato accordo con De Benedetti si dicono pronte a mettere in funzione il piano B, ovvero la presa di controllo di Sorgenia, attraverso la conversione di 400 milioni di debiti in azioni e la sottoscrizione di un prestito convertendo da 200 milioni. Di fatto, le banche creditrici entrerebbero nel capitale sociale quasi al 100%, scalzando Cir e assumendo il controllo della società.

Delle 21 banche creditrici, solo due non entrerebbero nel capitale di Sorgenia, Mediobanca e Raiffaisen, in quanto non sono esposte verso la controllante. Le altre banche risultano esposte per queste cifre: Monte dei Paschi di Siena con 603 milioni, Intesa Sanpaolo con 371 milioni, Unicredit con 180 milioni, Ubi Banca con 180 milioni, Banca popolare Milano con 177 milioni, Banco Popolare con 157 milioni, Mediobanca con 143 milioni, Portigon con 135 milioni, Bnp Paribas con 98 milioni, Carige con 41 milioni, Cdp con 37 milioni.

Una volta preso il controllo di Sorgenia, le banche lascerebbero l’ad Andrea Mangoni al suo posto, a garanzia della continuità della gestione aziendale, mentre si procederebbe alla vendita degli asset, tra cui Tirreno Power, controllata al 39% da Sorgenia e al 50% di Gdf Suez, ma il cui stabilimento di Vado Ligure è stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Savona per danno ambientale e omicidio colposo.

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