Una Silicon Valley in india? Il piano del fondo hi-tech Panvira

Federico Giuliani

23 Giugno 2025 - 06:46

Tra circa un anno verrà lanciato Panvira, un hedge fund locale incentrato sul settore hi-tech che potrebbe rafforzare il comparto tecnologico di Delhi.

Una Silicon Valley in india? Il piano del fondo hi-tech Panvira

E se prendesse forma una nuova Silicon Valley? Non sarebbe la prima volta. In giro per il mondo sono recentemente sorte tante aree che cercano di imitare l’originale “Valle del Silicio” statunitense. Eppure vale la pena accendere i riflettori su quanto sta accadendo in India, un gigante economico dai piedi d’argilla tecnologicamente all’avanguardia ma gravato ancora da tanti gravi problemi sistemici.

Tra circa un anno verrà lanciato Panvira, un hedge fund locale incentrato sul settore hi-tech che potrebbe rafforzare il comparto tecnologico di Delhi. L’obiettivo: raccogliere 200 milioni di dollari in capitali esteri da investire, a partire dal gennaio 2026, nel fiorente settore tecnologico del Paese più popoloso del mondo.

Il fondo si concentrerà sui mercati pubblici piuttosto che su quelli privati, così da capitalizzare l’ondata di offerte pubbliche iniziali (IPO) in un contesto di valutazioni alle stelle. “Se si vuole partecipare alla creazione di valore di un’azienda tecnologica con un valore compreso tra 2 e 10 miliardi di dollari negli Stati Uniti, si dovrebbe ricorrere al private equity, mentre in India questo avverrebbe tramite un investitore tecnologico pubblico”, ha spiegato il co-fondatore di Panvira, Vaibhav Singh, come riportato dal Financial Times.

Nuova linfa per il settore hi-tech dell’India

I piani di Panvira evidenziano un rinnovato interesse tra i gestori patrimoniali globali per l’India. L’indice blue-chip Nifty 50 è salito di circa il 4% quest’anno, dopo aver perso terreno rispetto al massimo storico di settembre. Un altro segnale? Di recente la joint venture di gestione fondi tra BlackRock e Jio Financial Services, di proprietà dell’uomo più ricco dell’Asia, Mukesh Ambani, ha ricevuto l’approvazione normativa per iniziare le operazioni, quasi due anni dopo l’annuncio dell’unione.

E ancora: Sanlam, un gruppo sudafricano di servizi finanziari, ha appena acquistato una partecipazione del 23% in Shriram Asset Management, con sede a Mumbai, mentre l’hedge fund di Carson Block, Muddy Waters, sta cercando di costituire un veicolo di investimento in India.

Singh e il co-fondatore di Panvira, Akhil Chainwala, hanno dunque paragonato il settore tecnologico indiano alla Silicon Valley degli anni ’90 e in particolar modo alla Cina del 2005, quando giganti come Alibaba erano ancora giovani e fondi come Hillhouse erano appena stati lanciati per mettere in contatto il mercato locale con capitali esterni. “Se eri cinese all’estero e lavoravi in una società di investimenti globale era il momento di tornare a costruire in Cina. Credo che siamo in un momento simile, in cui è il momento di andare a costruire in India”, ha detto Singh.

Un’opportunità da non perdere

Panvira, noto come «Tiger grand cub» perché il precedente fondo di Singh, Coatue, era stato fondato da un ex allievo del rinomato gruppo di investimenti tecnologici Tiger Management, ha il sostegno di investitori globali, tra cui un «importante investitore istituzionale statunitense».

Gli osservatori stranieri, ha sottolineato ancora il Financial Times, hanno avvertito che le azioni indiane sono state alimentate dai risparmi al dettaglio e pensionistici. Singh e Chainwala hanno respinto l’idea che i titoli azionari indiani fossero sopravvalutati, citando l’elevata crescita del pil e dei ricavi aziendali rispetto agli Stati Uniti.

Panvira avrà sede a Gift City, una zona economica speciale nel Gujarat, lo stato di origine del Primo Ministro Narendra Modi. La città ha attirato istituzioni finanziarie come HSBC e JPMorgan con esenzioni fiscali e altri incentivi, nella speranza di creare una rivale di Singapore e Dubai, importanti centri per gli investimenti offshore in India. Vedremo se l’India riuscirà finalmente a fare quel salto di qualità che potrebbe veramente renderla una potenza globale.