Tutti i problemi delle cinque grandi banche cinesi

Federico Giuliani

6 Settembre 2025 - 07:55

Le cinque principali banche cinesi hanno registrato nel secondo trimestre margini d’interesse ai minimi storici e un aumento dei default sui prestiti al consumo. Ecco cosa succede.

Tutti i problemi delle cinque grandi banche cinesi

Il rallentamento economico della Cina non riguarda più soltanto fabbriche e consumi, e quindi la manifattura e le spese effettuate dai cittadini. Adesso ha infatti iniziato a chiamare in causa anche il cuore pulsante del sistema finanziario nazionale: quello bancario.

Nel secondo trimestre le cinque principali banche del Paese – guidate da ICBC e China Construction Bank, oltre che dall’Agricultural Bank of China, Bank of China e Bank of Communications – hanno visto erodersi i margini e crescere le insolvenze, a conferma di una fragilità inedita per istituti considerati per anni colonne portanti della crescita del Dragone.

Insomma, l’erosione dei salari e la perdita di slancio dell’economia stanno così minando anche i giganti del credito un tempo percepiti come inattaccabili. Ne ha parlato in un lungo articolo il Financial Times, che ha fotografato lo stato di salute delle cosiddette Big Five d’oltre Muraglia, che vantano asset complessivi di oltre 195.000 miliardi di RMB (27.000 miliardi di dollari).

Il margine medio delle banche, ovvero la differenza tra quanto un creditore paga sui suoi depositi e quanto guadagna sui suoi prestiti, ha raggiunto un nuovo minimo dell’1,22% alla fine di giugno, al di sotto della previsione degli analisti dell’1,29% elaborata da Bloomberg. Che cosa significa?

Le Big Five del Dragone in affanno

Per fare un esempio preciso ICBC, il più grande istituto di credito al mondo per asset, ha fatto sapere che il suo margine di interesse netto è sceso all’1,16% alla fine di giugno, dall’1,48% di marzo.

Il calo del mercato immobiliare e la riduzione della spesa dei consumatori stanno rimodellando la domanda di credito delle banche e la qualità del credito”, ha spiegato Nicholas Zhu, vicepresidente e responsabile senior del credito presso Moody’s. “Mutui e debiti al dettaglio, che rappresentano il tradizionale cuscinetto di rischio e un business di qualità superiore per le banche, ora mostrano rischi di credito più elevati rispetto ai prestiti alle imprese presso alcune banche”, ha aggiunto l’esperto specificando che si tratta di un’inversione strutturale e di un fenomeno preoccupante per il settore.

In generale, le pressioni deflazionistiche hanno gravato sull’economia cinese, con i salari reali delle aziende non statali in aumento solo dell’1,7% nel 2024. La crisi immobiliare ha ulteriormente danneggiato la fiducia dei consumatori in un Paese in cui la maggior parte della ricchezza delle famiglie è detenuta in immobili.

Certo, il governo ha cercato di stimolare i consumi e contrastare la deflazione incoraggiando l’indebitamento ma la domanda di credito rimane debole. I prestiti a breve termine per piccoli acquisti sono scesi per il quarto mese consecutivo a 9,8 trilioni di renminbi (1,4 trilioni di dollari) a luglio: un segnale da non trascurare.

Il rebus dei consumi

Nonostante il miglioramento complessivo del rapporto tra crediti in sofferenza e impieghi in tutte e cinque le banche, il rapporto tra crediti al dettaglio in sofferenza e impieghi in sofferenza è ulteriormente aumentato nei tre mesi fino a giugno. Dal momento che un numero sempre maggiore di consumatori affidabili si astiene dal contrarre prestiti, le banche si sono ritrovate con un gruppo più rischioso di mutuatari attivi.

L’ICBC ha riferito che i suoi prestiti al consumo in sofferenza ammontavano a oltre 11 miliardi di RMB a fine giugno, più del doppio rispetto all’anno precedente. Anche CCB e Agricultural Bank of China hanno segnalato un aumento dei default sui prestiti al consumo e un peggioramento dei tassi di insolvenza per il quarto trimestre consecutivo. I default, uniti alla politica monetaria accomodante e ai bassi tassi di interesse, intorno al 3%, hanno danneggiato la redditività delle banche.

Il margine di interesse netto medio è diminuito negli ultimi tre anni e mezzo e l’ultima volta che ha superato il 2% è stato nel 2021. Secondo i dati del Banking Credit Asset Registration and Transfer Center, le banche commerciali cinesi hanno ceduto 37 miliardi di renminbi di crediti inesigibili nel primo trimestre, con un aumento di otto volte rispetto all’anno precedente. Oltre il 70% era costituito da prestiti al consumo, mentre il resto era costituito da debiti derivanti da carte di credito e prestiti alle piccole imprese.

Secondo il FT, i responsabili politici, preoccupati da ulteriori pressioni sugli istituti di credito, hanno evitato di adottare misure monetarie aggressive per stimolare la domanda di credito. Hanno invece optato per rallentare il ritmo dei tagli dei tassi e sovvenzionare il pagamento degli interessi dei mutuatari.

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