In un mondo in continua evoluzione, segnato da sconvolgimenti geopolitici, sfide nel commercio globale e trasformazione tecnologica accelerata, molti paesi arrancano. Ma c’è un’eccezione evidente: la Svizzera.
Da oltre 25 anni, l’economia svizzera supera regolarmente le performance del resto del mondo sviluppato, se si considerano crescita del PIL, inflazione, disoccupazione, debito pubblico e conti con l’estero. Solo Singapore riesce a fare meglio, ma la Svizzera distanzia chiaramente tutti gli altri paesi industrializzati.
Negli ultimi 25 anni, la crescita reale del PIL svizzero ha registrato una media dell’1,9% – ben al di sopra della media europea – e ha mantenuto una media dell’1,8% nell’ultimo decennio. Ma è la produttività del lavoro a stupire: ogni ora lavorata in Svizzera genera 126 dollari di PIL, contro i 100 negli Stati Uniti, 81 in Germania e appena 3 in India.
Uno degli elementi chiave del “eccezionalismo svizzero” è la dimensione ridotta dello Stato: la spesa pubblica rappresenta solo il 32% del PIL, un dato nettamente inferiore a quello di paesi come Giappone (40%), Norvegia (48%) o Unione Europea (49%).
Eppure, nonostante le dimensioni contenute dell’apparato statale, il gradimento del governo si attesta attorno al 60%, quasi il doppio rispetto alla media del G10 (circa 35%).
Anche sul fronte del debito pubblico, la Svizzera è una rarità: solo il 36% del PIL, in discesa, contro l’82% della media UE e il 124% degli Stati Uniti. È inoltre l’unico tra i paesi con valuta di riserva ad aver registrato un avanzo fiscale medio negli ultimi 20 anni.
La Svizzera fa parte di un club esclusivo: è uno dei soli tre paesi al mondo con un triplo surplus – fiscale, commerciale e finanziario. Negli ultimi tre anni, ha registrato un surplus commerciale tra il 10% e il 13% del PIL e continua ad attirare flussi netti di capitale in entrata.
Questa posizione di forza ha portato le riserve valutarie ufficiali a crescere da 678 miliardi nel 2015 a 947 miliardi a fine 2024 (l’88% del PIL). Il saldo patrimoniale netto con l’estero è impressionante: +123% del PIL. In sostanza, gli svizzeri possiedono molti più asset all’estero di quanto gli stranieri ne possiedano in Svizzera.
Il franco svizzero si è rivelato la valuta più forte al mondo negli ultimi 25, 10 e 5 anni. A luglio 2025, è scambiato a 0,93 sull’euro e 0,80 sul dollaro, in netto apprezzamento rispetto ai livelli pre-pandemia. Eppure, secondo il modello BEER, il franco rimane vicino al suo valore equo.
Questa forza ha consolidato il ruolo della Svizzera come rifugio sicuro per investitori globali, seconda solo all’oro tra gli asset “safe haven” dal 2015. Tuttavia, il franco forte ha abbassato i prezzi delle importazioni, portando a una lieve deflazione a maggio 2025. Un segnale che preoccupa la Banca Nazionale Svizzera, alle prese con un possibile taglio dei tassi oltre quanto desiderato.
Cosa rende unica la Svizzera? Di certo la sua dimensione ridotta, la coesione sociale e l’ordine istituzionale la mettono al riparo da molte criticità. Ma ci sono scelte politiche ed economiche da cui anche paesi più grandi possono imparare.
Una politica fiscale prudente, apertura al commercio senza perdita di sovranità, attenzione all’innovazione e all’alta tecnologia, sostegno all’imprenditoria e una cittadinanza incline a politiche favorevoli alla crescita: basti pensare al referendum del 2012, quando gli svizzeri votarono contro l’introduzione di più giorni festivi.
Nel confronto con gli altri paesi sviluppati, la Svizzera emerge come un’eccezione brillante. Eppure, proprio per questo, rappresenta un utile punto di riferimento. Non perfetta, ma straordinariamente coerente.