Per i giovani cinesi, l’intelligenza artificiale è la famiglia del futuro

Redazione Money Premium

17 Luglio 2025 - 10:35

Sempre più giovani cinesi rifiutano i modelli familiari tradizionali. Matrimonio e figli lasciano spazio a vita autonoma e legami con l’intelligenza artificiale e la tecnologia.

Per i giovani cinesi, l’intelligenza artificiale è la famiglia del futuro

In Cina, un numero crescente di giovani adulti, soprattutto donne urbane, sta ridefinendo le priorità esistenziali. Matrimonio e maternità non sono più tappe obbligate, ma scelte sempre più soggette a valutazioni individuali, economiche, culturali e — sempre più spesso — tecnologiche. Un’indagine condotta nell’ottobre 2021 su circa 3.000 residenti urbani ha rilevato che il 44% delle donne non sposate tra i 18 e i 26 anni non intende sposarsi o non è sicura di volerlo fare.

Le motivazioni sono molteplici: l’aumento dei costi legati alla cura e all’educazione dei figli, la pressione lavorativa nelle grandi città, l’indipendenza economica conquistata da molte donne, ma anche una nuova fiducia riposta nella tecnologia, in particolare nell’intelligenza artificiale, come strumento capace di colmare funzioni sociali tradizionalmente assegnate alla famiglia.

Un caso emblematico è quello di molti giovani che scelgono consapevolmente di vivere soli. A spingerli non è solo il desiderio di autonomia, ma anche la convinzione che i bisogni affettivi e di cura, oggi appannaggio di relazioni familiari e parentali, potranno essere soddisfatti in futuro da sistemi tecnologici intelligenti.

Questa visione non è isolata. Secondo Li Jianxin, professore di demografia alla Peking University, l’epoca dell’intelligenza artificiale impone una revisione radicale dei paradigmi demografici. “Con il passaggio da una società industriale a una intelligente, concetti biologici come nascita e morte potrebbero perdere la loro centralità”, afferma sul South China Morning Post. Il declino della natalità e l’invecchiamento della popolazione non vanno più letti solo come crisi, ma come fenomeni parte di una trasformazione strutturale.

Nel suo recente studio pubblicato sulla rivista accademica Jinyang, il professor Li esplora le conseguenze potenziali dell’integrazione dell’AI nella vita sociale: dai robot per la cura degli anziani ai sistemi predittivi per migliorare il successo della fecondazione in vitro, fino all’idea di famiglie miste “umano-macchina”. L’AI, in questa prospettiva, non è solo uno strumento di supporto, ma una possibile alternativa strutturale ai modelli familiari classici.

Questa riconfigurazione sociale si riflette anche nella politica pubblica. Il governo cinese ha avviato progetti pilota e piani strategici per accelerare l’adozione di robot intelligenti nel settore dell’assistenza. Aziende locali stanno sviluppando dispositivi capaci di monitorare in tempo reale parametri vitali degli anziani, rilevare cadute o disturbi del sonno, e reagire tempestivamente. L’obiettivo è affrontare l’urgente squilibrio demografico: la popolazione cinese ha iniziato a diminuire dopo aver raggiunto il picco di 1,426 miliardi nel 2021, mentre la fascia over 60 ha superato i 300 milioni di persone.

Tuttavia, non tutti condividono l’ottimismo tecnologico. Per studiosi come Huang Wenzheng del think tank Yuwa Population Research, l’idea che l’AI possa “sostituire” la natalità è pericolosamente riduttiva. L’essere umano ha un valore intrinseco non solo come forza lavoro, ma come motore biologico, culturale e creativo. “La tecnologia ha bisogno di dati, domanda e casi d’uso: tutti elementi che solo una popolazione numerosa può generare”, osserva.

A livello globale, preoccupazioni simili emergono anche in contesti extra-cinesi. Il professore Subhash Kak, dell’Oklahoma State University, ha avvertito che le tendenze attuali, combinate con l’avanzata dell’AI, potrebbero portare a un calo drastico della popolazione mondiale, fino a meno di 100 milioni entro il 2300. Il timore è che l’automazione, rendendo superfluo il lavoro umano, riduca ulteriormente il desiderio di procreare, soprattutto in società dove il costo di crescere un figlio è già percepito come insostenibile.

Il dilemma, insomma, non è solo se la tecnologia possa sostituire l’essere umano, ma se la società sia pronta ad accettare una trasformazione tanto profonda. La Cina, più di altri Paesi, si trova oggi al crocevia tra tradizione e innovazione, tra crisi demografica e rivoluzione digitale. La scelta che faranno le nuove generazioni — e le risposte che daranno governi e scienziati — contribuirà a plasmare non solo il futuro della nazione, ma l’idea stessa di cosa significhi essere umani in un mondo condiviso con le macchine.