Riforma pensioni: Salvini punta tutto sulla Quota 100, ancora attesa per la Quota 41

Si resta in attesa di notizie da parte del Governo sulla prossima riforma delle pensioni: mentre la Quota 100 sembra ormai certa, per la Quota 41 potrebbe volerci un po’ di più.

Riforma pensioni: Salvini punta tutto sulla Quota 100, ancora attesa per la Quota 41

Tra gli interventi più attesi dal nuovo Governo c’è sicuramente la riforma delle pensioni.

Non è infatti un mistero che uno dei cavalli di battaglia di Lega e M5S nell’ultima campagna elettorale sia stato proprio il punto relativo al tema previdenziale, con i due partiti d’accordo sulla necessità di superare la Legge Fornero che dal 2011 ha alzato i requisiti per il pensionamento.

Sono molti i lavoratori che ora aspettano risposte dal Governo guidato dal premier Conte: come già ampiamente trapelato nelle scorse settimane la soluzione che dovrebbe essere approntata nella prossima Legge di Stabilità sembra essere l’introduzione della Quota 100, che consentirebbe a chi ha raggiunto i 64 anni di età e i 36 di contributi di andare in pensione. Occorrerà invece aspettare di più per la Quota 41 per tutti, la misura che consente la pensione anticipata dei cosiddetti lavoratori precoci. Brutte notizie anche per quanto riguarda l’Ape sociale.

Salvini punta sulla Quota 100

Che la Quota 100 si farà sembra sempre più una notizia certa. A ribadirlo è stato proprio il Ministro dell’Interno Matteo Salvini che, intervenuto alla trasmissione Porta a Porta, ha sottolineato ancora una volta la priorità della misura, mettendo per ora in attesa invece la Quota 41 per tutti (ossia la possibilità di uscire con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica).

La riforma delle pensioni dovrebbe quindi essere strutturata in due parti, una che prenderà il via con la prossima Legge di Bilancio facendo diventare la Quota 100 realtà già a partire da gennaio 2019, e l’altra per il momento posticipata che riguarderà la Quota 41.

Dal 2019 dunque sarà possibile andare in pensione con almeno 64 anni di età e 36 di contributi, come promesso più di una volta da Salvini.

Sacrificata l’Ape sociale

Le notizie non sono però tutte positive. Come già ipotizzato più di una volta, dunque, le coperture economiche necessarie per finanziare la Quota 100 verranno trovate anche sacrificando l’Ape sociale, la misura di pensione anticipata attualmente vigente destinata a determinate categorie di lavoratori in difficoltà.

La società di ricerca Tabula, a tal proposito, ha evidenziato come questa soluzione vada a penalizzare i più svantaggiati come ad esempio i disoccupati 63enni che hanno 30 anni di contributi (36 per alcune categorie):

«Il non rinnovo dell’Ape sociale impedirebbe a questi lavoratori di accedere al pensionamento a 63 anni, anche con contributi molto inferiori ai 41 anni, e dovrebbero attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni».

In ogni caso qualsiasi intervento dovrà essere ben oculato, come ha sottolineato anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco:

«Interventi mirati, volti a ridurre specifiche rigidità, sono possibili, alcuni sono già stati effettuati in passato, ma vanno sempre adeguatamente compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema pensionistico».

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