Quota 100 sarà strutturale: cosa significa?

Quali sono le novità della quota 100: misura strutturale o temporanea, quando si potrà uscire dal lavoro.

Quota 100 sarà strutturale: cosa significa?

Ormai è imminente l’entrata in vigore della nuova pensione anticipata con quota 100. Si tratta di un tipo di pensionamento simile alle precedenti pensioni di anzianità con le quote, che sono state quasi tutte abrogate dalla legge Fornero.

La quota è la somma di età e contribuzione: si può dunque raggiungere la quota 100 quando sommando l’età pensionabile e gli anni di versamenti posseduti il risultato è almeno pari a 100. Per raggiungere la quota 100, poi, è necessario anche possedere un minimo di 38 anni di contributi è un’età minima di 62 anni.

Ma le peculiarità della quota 100 non finiscono qui. In particolare, ultimamente il governo ha affermato più volte che la quota 100 è una misura strutturale. Ma che cosa significa che la quota 100 sarà una misura strutturale?
Cerchiamo di fare il punto della situazione su questa nuova pensione.

Che cosa vuol dire che la quota 100 è una misura strutturale?

La quota 100 sarà una misura strutturale perché il governo vuole introdurre questo tipo di pensionamento in modo permanente, e non solo per un anno o due, oppure renderlo un tipo di pensione sperimentale, da confermare di anno in anno.

Le discussioni sulla strutturalità della misura sono nate perché Moody’s, una delle più importanti agenzie di rating, ha affermato che la quota 100, così come si presenta, è una misura “on off”, cioè temporanea.

Addirittura, secondo Moody’s, l’operatività della quota 100 dovrebbe durare un anno soltanto.

Il governo, però, ha smentito la temporaneità della misura, e ha ribadito che si tratta di una misura strutturale, quindi permanente.

Resta, è vero, il problema delle risorse limitate per questa nuova pensione anticipata, ma a questo si dovrebbe far fronte in parte con i tagli delle pensioni d’oro, attraverso l’applicazione di un contributo di solidarietà e dello stop alla rivalutazione delle pensioni alte, in parte con l’istituzione delle finestre fisse di uscita per la quota 100.

Che cosa sono le finestre fisse di uscita?

Chi maturerà i requisiti per la quota 100, quindi, oltre alla quota, l’età minima di 62 anni e la contribuzione minima pari a 38 anni, non potrà uscire dal lavoro il mese successivo al raggiungimento dei requisiti, ma dovrà attendere le date fisse di uscita, cioè le date nelle quali si apriranno le cosiddette finestre.

In base a quanto reso noto finora, i prossimi pensionamenti partiranno a febbraio. A regime, dovranno essere previste quattro finestre d’uscita: 1° aprile, 1° luglio, 1° ottobre e 1° gennaio.

In pratica, una volta maturati i requisiti, ci si può pensionare con la finestra successiva.

Facciamo un esempio per capire meglio:

  • Maria matura i requisiti per la pensione nel mese di maggio;
  • può pensionarsi con quota 100 nella finestra successiva, che è il 1° luglio.

Finestre quota 100 per gli statali

In merito alle finestre è allo studio, però, una normativa differente per gli statali: nello specifico, per evitare l’esodo in massa dei dipendenti pubblici, le finestre previste sarebbero soltanto due, semestrali.

Inoltre, gli statali dovrebbero fornire un preavviso almeno pari a quattro mesi prima di pensionarsi. Questa misura è necessaria per farsi che il lavoratore possano essere sostituiti, quindi per concludere le lunghe procedure di reclutamento.

Le altre caratteristiche della quota 100

Ricordiamo brevemente quali sono le altre peculiarità della quota 100:

  • i contributi minimi previsti, pari a 38 anni, potranno essere raggiunti anche sommando la contribuzione accreditata in gestioni previdenziali diverse, quindi con il cumulo; ancora non è stato reso noto, però, se potranno essere cumulati anche i versamenti effettuati presso le casse professionali;
  • chi si pensiona con la quota 100, poi, non potrà lavorare per almeno 24 mesi;
  • il calcolo della quota 100 non prevede decurtazioni o penalizzazioni di vario genere, tuttavia, come accade nella generalità dei casi, chi anticipa la pensione rispetto all’età per il trattamento di vecchiaia vede riconoscersi qualcosa in meno nell’assegno; non esiste una perdita fissa, ma la situazione deve essere valutata di caso in caso.

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