La Spagna contro la Grecia: l’Europa sta davvero preparando il terzo piano di salvataggio di Atene?

Il ministro delle Finanze spagnolo attacca Bruxelles sull’ipotesi di un terzo piano di salvataggio della Grecia ma l’UE smentisce: quali sono le ragioni della diatriba tra i PIGS?

Il caso Grecia sembra non trovare pace: dopo la tregua momentanea raggiunta con l’UE grazie all’accordo ponte che aveva concesso ad Atene quattro mesi di tempo per mettere in campo riforme in grado di risollevare la situazione economica del Paese, a fronte di nuovi aiuti internazionali, nei giorni scorsi si alzato l’ennesimo polverone.
Da un lato Spagna e Portogallo, dall’altro la Grecia, in mezzo le istituzioni europee e Berlino che devono destreggiarsi tra PIGS disciplinati e PIGS riottosi.

La vicenda è arrivata al proprio culmine ieri quando, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker si è sentito in dovere di smentire le affermazioni rilasciate dal ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos. Quest’ultimo aveva, infatti, affermato che le istituzioni europee erano impegnate a valutare la possibilità di un nuovo piano di salvataggio (il terzo) a favore della Grecia, un pacchetto di misure variabile tra i 30 e i 50 miliardi di euro, che avrebbe previsto condizioni più flessibili per la Grecia ormai obbligata a rispettare le regole in vigore per ottenere gli aiuti europei.

Intervenuto in una conferenza a Berlino Juncker ha dichiarato che

«Non ci sono colloqui su questo»

e la posizione del presidente della Commissione Europea è stata anche confermata da una portavoce del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Le dichiarazioni di de Guindos sono però solo l’ultimo tassello di una diatriba che è iniziata già nei giorni scorsi e che ha raggiunto ieri il suo acme anche per l’invio di una lettera di lamentele spedita dai governi di Spagna e Portogallo alla Commissione Europea.
In questa lettera i due Paesi iberici segnalano il totale disappunto per le accuse lanciate da Alexis Tsipras nei giorni scorsi e richiedono di poter rispondere ad esse direttamente.

Tsipras, in alcune dichiarazioni rilasciate lo scorso Sabato, aveva, infatti, imputato alla Spagna e al Portogallo il ruolo di promotori di una politica di «asfissia finanziaria» all’interno dell’Eurogruppo, nei delicati giorni della trattativa intavolata tra Atene e Bruxelles sulla rinegoziazione del debito.

Mentre la Commissione Europea getta acqua sul fuoco, affermando che metterà in campo un’operazione di mediazione tra i PIGS in lite, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha spiegato che la Spagna e il Portogallo, in seno all’Eurogruppo, hanno votato come gli altri Paesi e non possono ritenersi responsabili

«della frustrazione generata dalla sinistra radicale greca che ha promesso ai suoi cittadini qualcosa che questi sapevano non poter mantenere, come è stato dimostrato»

Sulla stessa linea anche il governo tedesco che si è affrettato a prendere le difese di Spagna e Portogallo: il portavoce del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble ha spiegato che le dichiarazioni di Tsipras sono da considerarsi

«un errore molto inusuale per gli standard europei, una cosa che non si fa nell’Eurogruppo»

Le dichiarazioni di Tsipras erano comunque state motivate da ragioni politiche interne, occorre, infatti, ricordare che Spagna e Portogallo saranno chiamate al voto nel 2015 e i governi conservatori attualmente al potere, temono l’ascesa di Podemos, il partito della sinistra radicale spagnola che si è apertamente schierato a favore di Syriza nella campagna elettorale greca. Tsipras aveva a tal proposito dichiarato che

«Il loro piano era ed è indebolirci, far cadere il nostro governo o costringerlo a una resa incondizionata prima che il nostro lavoro inizi a dare frutti e prima che l’esempio greco influenzi altri paesi, in particolare prima delle elezioni in Spagna»

Al di là delle motivazioni, si tratta comunque di una querelle tutta politica che sembra fatta a posta per distogliere l’attenzione dai reali problemi della Grecia che non sono certo politici ma economici.

Atene sta, infatti, preparandosi per l’appuntamento del prossimo Lunedì, giornata nella quale si terrà una nuova riunione dell’Eurogruppo, in cui il Governo di Syriza dovrà illustrare i dettagli delle riforme decise con i creditori internazionali, al fine di ottenere già questo mese l’ultima tranche di aiuti (7,2 miliardi di euro) prevista dal piano di salvataggio conclusosi lo scorso 28 Febbraio.

Si tratta di un iter di riforme ambizioso e impegnativo che sarà posto sotto il controllo europeo e, soprattutto, tedesco, per la sua difficile realizzabilità. Anche se sono stati concessi quattro mesi di tempo alla Grecia ed è stato previsto un monitoraggio costante della sua situazione economica e delle riforme poste in essere, la fiducia europea, e anche in questo caso tedesca, è in costante calo nelle ultime settimane.

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