Il ruggito di Osaka: la “seconda capitale” del Giappone vuole spiccare il volo

Federico Giuliani

22 Dicembre 2025 - 07:44

Osaka, forte di crescita economica e investimenti post-Expo, punta a diventare una “seconda capitale” del Giappone, ma deve superare resistenze politiche e il calo dei turisti cinesi

Il ruggito di Osaka: la “seconda capitale” del Giappone vuole spiccare il volo

Nello stesso momento in cui Tokyo è nervosa, si interroga sul futuro, è preoccupata per la crescente inflazione e per l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, a circa 500 chilometri di distanza la sempre più ambiziosa Osaka culla i propri sogni di gloria in attesa di spiccare il volo.

In Giappone potrebbe presto sorgere una “seconda capitale”. E non solo nei termini istituzionali auspicati dal Partito per l’Innovazione Giapponese (JIP), il partner di minoranza del Partito Liberal Democratico (LDP) della premier Takaichi Sanae che vorrebbe garantire a Osaka infrastrutture aggiuntive per consentirle di diventare la sede del governo in caso di un disastro naturale che paralizzasse Tokyo, ma anche e soprattutto sul fronte dell’immobiliare, degli investimenti esteri, di nuovi servizi.

Detto altrimenti, Osaka ruggisce, forte dell’Expo appena terminata e di interessanti dati finanziari, e spinge per diventare il motore economico del Giappone. Pura utopia? Sulla carta le condizioni di crescita non mancano affatto.

La megalopoli deve però superare due ostacoli: convincere tutti (dagli investitori stranieri alle grandi multinazionali) che puntare su Osaka non sia un ripiego; contenere l’emorragia derivante dal calo dei turisti cinesi conseguenza delle tensioni esplose tra Tokyo e Pechino.

La battaglia per Osaka

Guai a sottovalutare le potenzialità di Osaka, vibrante metropoli di quasi 3 milioni di abitanti, fresca di un Expo appena terminato e un pil in crescita.

La prefettura di questa megalopoli registra un prodotto in terno lordo di circa 277,5 miliardi di dollari, è ancora lontana dagli oltre 750 miliardi di Tokyo, ma punta a raggiungere i 400 miliardi entro il 2040 e i 536 miliardi prima del 2050, arrivando a rappresentare il 12% del pil nazionale contro l’attuale 7,4%. Come? Potenziando i servizi, l’immobiliare e affidandosi alle startup hi-tech.

La riprova che il motore economico locale funziona arriva dallo skyline cittadino, arricchito di uffici, hotel di lusso e nuovi condomini. Non è certo un caso che qui, nell’ultimo decennio, il trend immobiliare sia migliore rispetto a quello della vera capitale.

Lo scorso ottobre Hirofumi Yoshimura, governatore della prefettura di Osaka dal 2019 e capo del JIP per quasi un anno, è uscito da un incontro con i principali leader del LDP dichiarando che Takaichi sarebbe stata «disposta a collaborare» con lui sul piano della «seconda capitale».

Gli oppositori di questo piano, tra i quali trova spazio la sezione LDP di Osaka che agisce di concerto con il Partito Comunista Giapponese, sostengono che le modifiche proposte dal JIP causerebbero un calo delle entrate, peggiorerebbero i servizi locali, soprattutto nelle zone meno abbienti della città, e centralizzerebbero il potere e il processo decisionale a livello di prefettura a scapito delle amministrazioni locali.

Una visione differente

Il JIP è un partito in gran parte regionale e ha la visione di un Giappone più decentralizzato che contribuirà alla crescita economica di Osaka. Al contrario, il PLD si è sempre opposto a qualsiasi manovra politica che potrebbe indebolire il controllo su città chiave del Paese o concedere poteri aggiuntivi a un altro partito, anche se alleato.

I media conservatori hanno scritto che il piano del JIP è «difficile da capire» e che la sua proposta «sembra concepita per favorire la prefettura di Osaka, sede del partito». Nel frattempo l’impatto economico dell’Expo sulla città ha raggiunto i 3.054,1 miliardi di yen, più dei 2.745,7 miliardi di yen previsti un anno fa.

D’altro canto, i viaggiatori cinesi sono i maggiori turisti spendaccioni del Giappone, e rappresentano un quinto degli 8,1 trilioni di yen di entrate turistiche del Paese. Ebbene, il loro improvviso ritiro dal Paese – dovuto alle tensioni geopolitiche sino-giapponesi - minaccia uno dei pochi punti di forza dell’economia nipponica.

Bloomberg ha scritto che, se il blocco dei viaggi dovesse persistere, la perdita economica del Giappone potrebbe raggiungere 1,2 trilioni di yen il prossimo anno, spingendo Tokyo a rivolgersi maggiormente ad altri mercati per colmare il divario e accelerare il suo passaggio a una base di visitatori più diversificata. Uno stop del genere non ci voleva per Osaka.

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