La Grecia vuole chiudere con la Troika, ma è scontro all’Eurogruppo. Crolla la Borsa di Atene

Scontro all’Eurogruppo tra i vertici di Atene che vogliono chiudere con la Troika e il Fmi che non ritiene la Grecia in grado di finanziarsi in modo autonomo. Il mercato ha reagito con nervosismo alla volontà greca di rinunciare al piano di aiuti.

Atene vuole chiudere tutti i rapporti con la Troika, ma il tridente Fmi, Bce e commissione europea non molla e i prossimi incontri tra le parti si preannunciano incandescenti. Lo scorso 24 settembre il premier greco Samaras aveva annunciato la volontà della Grecia di uscire anticipatamente dal piano di salvataggio europeo e fissato un incontro con la Troika per stabilire i tempi dell’addio. Ma a quanto pare il tridente europeo non è della stessa opinione del premier greco e in occasione della riunione dell’Eurogruppo si è arrivati a un duro braccio di ferro tra le parti.

La Grecia non ne vuole più sapere della Troika, del piano di salvataggio e delle politiche di austerità, ma le istituzioni europee continuano a pensare che Atene non sia ancora in grado di camminare sulle proprie gambe.

La Grecia e la Troika
In seguito alla profonda crisi del 2009, si rese necessario per il salvataggio della Grecia l’intervento della troika che, attraverso un gigantesco piano di ristrutturazione del debito, salvò Atene da un default certo. In cambio dal prezioso aiuto, la troika impose al paese durissime misure di austerità, da rispettare rigorosamente lungo un arco di tempo molto esteso allo scopo di risanare il debito e il deficit di bilancio fuori controllo.

Il programma europeo di sostegno alla Grecia terminerà nella primavera del 2016 quando sarà conclusa l’erogazione dei 240 miliardo di euro stanziati per Atene. Il premier Samaras nel corso della riunione dell’Eurogruppo ha chiesto che la Troika lasci il paese alla fine del 2014. La Grecia è pronta a rinunciare al finanziamento e a tornare sui mercati obbligazionari, dove spera di spuntare tassi di interesse più bassi vista l’enorme liquidità in circolazione.

La positività di Samaras deriva da ciò che è avvenuto lo scorso aprile. Dopo due anni dal default parziale e due piani di salvataggio, la Grecia il 10 aprile scorso ha emesso un bond con scadenza 5 anni per un controvalore complessivo di 3 miliardi di euro a un rendimento del 4,75%. La domanda è andata oltre le previsioni, facendo registrare un boom di ordini superiori ai 20 miliardi di euro. Sulla scia di questo successo la Grecia vuole che la Troika e le sue politiche di austerità lascino subito il Paese.

Scontro all’Eurogruppo
Una delegazione greca, composta dal ministro delle Finanze, Gikas Hardouvelis, il Governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras e il consigliere di Samaras, Stavros Papastavrou, si è incontrata con il numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Lagarde. In quell’occasione i vertici greci hanno chiesto al Fmi di lascive il paese in grado, a loro avviso, di finanziarsi autonomamente.

Lagarde ha preso atto della richiesta d Atene, ma ha ribadito che il Paese ha ancora bisogno di aiuto: «Al fine di fornire un risultato soddisfacente, il Paese sarebbe in una posizione migliore se mantenesse un qualche forma di sostegno precauzionale. Quindi stiamo parlando di evoluzione nel rapporto. Ma noi crediamo che il rapporto possa ancora essere estremamente utile per il Paese».

Prima di Lagarde anche Draghi era intervenuto nel dibattito greco. Il numero uno della Bce già la scorsa settimana aveva ricordato che la Grecia deve rimanere sotto la protezione della Troika se vuole partecipare al programma di acquisto di titoli Abs lanciato dalla Bce.

Borsa e rendimenti
Lo scontro all’Eurogruppo tra vertici greci e Troika non ha certamente giovato alla Borsa di Atene. Il mercato e gli investitori hanno reagito con nervosismo alla richieste della Grecia di uscire prima del tempo stabilito dal piano di salvataggio della Troika. Ieri l’indice Ase della Borsa di Atene è sceso del 4,9%, toccando il punto più basso dal 9 settembre 2013 mentre i rendimenti dei bond decennali sono schizzati al 7% per la prima volta da marzo scorso.

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