Jobs act: Alfano vs Renzi, chi vince?

Vittoria Patanè

12 Gennaio 2014 - 19:53

12 Gennaio 2014 - 21:45

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Piani di lavoro a confronto. Ecco le proposte dei due leader

Il leader del Nuovo Centrodestra non ci sta a restare a guardare e propone un proprio piano di lavoro per sfidare Matteo Renzi e mettere in atto quelle riforme di cui il Paese ha bisogno per uscire dalla crisi.

Dieci punti programmatici, quattro grandi linee guida e due basi: meno tasse e meno regole. Sarebbero questi i fondamenti del Jobs act, presentato da Angelino Alfano, che tra pochi giorni dovrebbe arrivare nelle mani del Premier Enrico Letta.

Un piano “moderno e avanzato”, sottolinea il vicepresidente del Consiglio, che mira a fare ripartire il mercato del lavoro con proposte concrete e diverse da quelle più “antiche” avallate dal segretario del PD.

Confrontiamo dunque i due Job acts e cerchiamo di capire quali sono le differenze e qual è quello che meglio si addice alle esigenze italiane

Il Jobs Act di Alfano

Il nostro testo è pronto e la prossima settimana lo offriremo al premier al quale ribadiremo che il sostegno al governo è legato alla stipula di un contratto che possa fare il bene dell’Italia"

Queste le parole di Angelino Alfano pronunciate nel corso della conferenza stampa tenutasi a Brindisi.

Il piano del Nuovo Centrodestra consta di 10 punti programmatici che verranno inseriti all’interno di un disegno di legge da presentare a Enrico Letta entro sette giorni.

Il primo punto riguarda le regole alla base del mercato del lavoro, regole da semplificare liberando l’apprendistato, i contratti a tempo indeterminato e la contrattazione aziendale, masoprattutto superando l’articolo 18:

«Il nostro piano si muove su quattro linee Il primo punto si può sintetizzare così: liberare il lavoro per liberare i lavori. È il discorso sulle regole. Semplificare, liberare apprendistato e anche lavoro a tempo indeterminato, superamento dell’articolo 18. Inoltre va liberata anche la contrattazione in azienda sia a livello individuale che collettivo».

Questo il riassunto dell’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

Il secondo punto riguarda invece la tassazione sul lavoro:

"Va detassato il lavoro produttivo per aumentare i salari. Partecipare per guadagnare. Ci riferiamo al salario di produttività,

ha continuato Sacconi.

Il terzo prevede la creazioni di premi per il datore di lavoro che assume un sussidiato; il quarto l’assicurazione obbligatoria, il quinto consiste nel:

«semplificare la regolazione dei rapporti di lavoro ripristinando le modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi e cancellando le relative correzioni della legge Fornero; eliminando la rigida disciplina delle mansioni; superando il divieto delle tecnologie di controllo»

Il sesto riguarda la semplificazione dell’apprendistato; il settimo la promozione dell’utilizzo di contratti a tempo indeterminato da ottenere attraverso l’abrogazione dell’articolo 18; l’ottavo la semplificazione dei contratti a termine; il nono invece si basa sul:
«

promuovere il libero coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa con particolare riferimento alla partecipazione all’azionariato e agli utili, senza determinare obbligatoriamente confusione nelle responsabilità gestionali».

L’ultimo punto infine mira a favorire la contrattazione di prossimità e individuale.

Il Jobs Act di Matteo Renzi

Il Jobs Act di Matteo Renzi si compone invece di 15 punti fondamentali:

  • riduzione del 10% del costo dell’energia per le aziende;
  • riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende;
  • spending review per ridurre il peso del fisco sul reddito derivante dal lavoro;
  • ampliare il raggio d’azione dell’agenda digitale;
  • eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio;
  • eliminazione dei dirigenti con contratto a tempo indeterminato nel settore pubblico;
  • semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica;
  • pubblicazione online delle entrate e delle uscite delle amministrazioni pubbliche in modo da favorire la trasparenza;
  • un piano industriale che crei lavoro in 7 settori: cultura, turismo agricoltura e cibo; made in Italy; ICT; Green Economy; Nuovo Welfare; Edilizia; Manifattura;
  • semplificazione delle regole guida del mercato del lavoro mediante un codice;
  • riduzione delle 40 forme contrattuali attualmente in vigore;
  • assegno universale per chi viene licenziato;
  • obbligo di rendicontazione online ex post per i soldi destinati alla formazione professionale finanziata con denaro pubblico;
  • creazione di un’Agenzia Unica Federale per l’impiego, la formazione e gli ammortizzatori sociali;
  • nuova legge sulla rappresentatività sindacale.

Ecco dunque le proposte dei due leader per riformare il mercato del lavoro. Quale vi sembra più efficace?

Iscriviti alla newsletter

Money Stories