Yellen a Jackson Hole: rialzo tassi sempre più necessario. Borse in rialzo

Yellen a Jackson Hole: aumenta la necessità di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti. Dollaro in salita. Borse europee e Wall Street in rialzo, dollaro in discesa.

Arrivano le prime dichiarazioni di Janet Yellen a Jackson Hole, che giungono forte e chiaro al mercato: la necessità di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti si è rafforzata nell’ultimo periodo secondo la presidente della Federal Reserve.

Con l’economia statunitense vicina agli obiettivi sull’occupazione e sull’inflazione fissati dalla Fed, il rialzo dei tassi - a quanto interpreta il mercato - potrebbe verificarsi presto.

Il dollaro USA è schizzato velocemente al rialzo per poi iniziare la sua discesa a causa dell’assenza di un chiaro riferimento ad un rialzo dei tassi a settembre.

Sebbene la Yellen ammetta ancora una volta che il ritmo di rialzo dei tassi di interesse è difficile da interpretare, la donna ha deciso di lanciare un messaggio ottimista al mercato.

Un rialzo graduale dei tassi è stato definito ancora come un caso «appropriato» e la Fed rimane strettamente dipendente dalla qualità dei dati. Il target di inflazione al 2%, secondo le stime della Fed, potrà essere raggiunto nei prossimi anni.

Ancora sul fronte del rialzo dei tassi, la Yellen da Jackson Hole spiega come le vie percorribili siano molte e che eventuali shock potrebbero modificare il percorso di normalizzazione della politica monetaria.

Tuttavia, il mercato nota una certa confusione nelle parole della Yellen - alla quale ci siamo abituati nell’ultimo anno. Sebbene il presidente Fed abbia parlato di una necessità «rafforzata» sul fronte del rialzo dei tassi, il continuo riferimento alla gradualità non convince il mercato.

Yellen a Jackson Hole: rialzo tassi sempre più necessario. Borse festeggiano

I listini europei e Wall Street accolgono con rialzi diffusi le dichiarazioni della Yellen. Al momento (16:17) il DAX segna +0.33%, il FTSE 100 +0.32%, il CAC 40 +0.64%, l’Euro Stoxx 50 +0.52%, il FTSE MIB +0.49%.

In un di evento tra i più attesi negli ultimi mesi, Janet Yellen a Jackson Hole ha espresso un certo ottimismo sull’economia e sull’aspettativa per i prossimi rialzi dei tassi di interesse.
La Yellen ha confermato i suoi toni cauti ma ha confermato che un rialzo dei tassi è all’orizzonte.

Il FOMC «continua a ritenere che dei graduali aumenti del tasso sui federali federal funds siano opportuni nel corso del tempo per raggiungere e mantenere i nostri obiettivi sull’occupazione e l’inflazione», ha detto la Yellen in un discorso preparato di fronte ad un pubblico di elite a Jackson Hole.

“Infatti, alla luce della solida performance del mercato del lavoro e delle nostre prospettive per l’attività economica e l’inflazione, credo che il caso di un aumento del tasso di interesse si sia rafforzato negli ultimi mesi".

I rendimenti dei titoli di Stato USA sono saliti rapidamente dopo le osservazioni della Yellen.

L’economia traballante, la bassa inflazione e turbolenze finanziarie provenienti dall’estero hanno costretto la Fed ad aspettare a rialzare i tassi dallo scorso dicembre. In attesa della Yellen, il mercato si aspettava dei chiari indizi su un’azione entro la fine dell’anno - ma così non è stato.

La Yellen continua ad essere preoccupata per i bassi livelli di investimento delle imprese e per il calo della produttività.

Il discorso, di per sé, è un esercizio accademico per definire se la qualità degli strumenti di politica monetaria in mano ad oggi alla Fed possa essere abbastanza per rispondere ad un’altra crisi finanziaria. I critici temono che i tassi di interesse bassi - attualmente tra 0,25 e 0,5 per cento - impediscano un’azione opportuna da parte della banca centrale nel caso di arrivo di un’altra crisi come quella del 2008.

Dollaro in discesa dopo le parole della Yellen

Dollaro sotto pressione dopo un rialzo iniziale sulle parole della Yellen.
Il presidente della Fed ha ammesso che la necessità di un rialzo si è rafforzata ma non è stato fatto alcun riferimento ad un rialzo dei tassi durante la riunione di settembre o entro la fine dell’anno.

I mercati in attesa di Jackson Hole

Borse caute in attesa delle parole di Janet Yellen. La sessione di oggi si concentra sul simposio Jackson Hole, l’evento protagonista sul mercati.

La sessione europea di oggi si svolge cauta tra le borse europee, che continuano ad oscillare intorno l’assenza di variazione.

A Piazza Affari il FTSE MIB perde lo 0.29%, la variazione negativa più profonda tra le borse europee oggi. Il FTSE 100 sale dello 0.06%, il CAC 40 aggiunge il +0.01%, il DAX cede lo 0.16%, mentre l’Euro Stoxx 50 registra il -0.03%.

Il presidente della banca centrale statunitense, Janet Yellen, insieme ai presidenti di altre banche centrali si troveranno a discutere su come tirarsi fuori dell’enorme buco nero interno alla politica monetaria causato dalla crisi finanziaria del 2008.

I temi sul tavolo di Jackson Hole, i problemi da affrontare e le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, ma anche di Draghi e Carney (che tuttavia non saranno presenti all’incontro), saranno seguitissimi dal mercato nel tentativo di anticipare verso quale futuro si sta dirigendo la politica monetaria.

In un contesto di recessione e forti difficoltà economiche, le banche centrali hanno già tagliato allo 0 o in territorio negativo i propri tassi di interesse, pompano nei mercati miliardi e miliardi e tentano di tutto pur di far arrivare il credito a consumatori e imprese.

L’obiettivo di tutte queste azioni è stimolare la crescita e l’occupazione in un momento in cui i governi si rifiutano di mettere in campo le giuste riforme che possano implementare i risultati reali dello stimolo.

Prima dell’incontro di Jackson Hole, il membro della Fed Stanley Fischer ha già dichiarato che la politica monetaria non è stata ancora capace di stimolare la crescita della produttività. Ma i governi ignorano le richieste delle banche centrali, lasciando i presidenti Janet Yellen (Fed), Mark Carney Bank of England), Mario Draghi (BCE) e Haruhiko Kuroda (BoJ) portare il peso della stagnazione economica.

I temi (e i problemi) in programma a Jackson Hole 2016

A Jackson Hole, la Yellen insieme ad altri discuterà di come ricostruire il sistema politico-monetario. Con l’intestazione dell’edizione 2016 di Jackson Hole che recita “Progettare quadri resilienti di politica monetaria per il futuro”, i partecipanti si confronteranno su quali siano gli ostacoli che impediscono, ad oggi, l’adempimento del nobile obiettivo.

1) Mercati assuefatti dai tassi bassi
I mercati finanziari crollarono nell’estate del 2013, quando la Fed, credendo che il mondo si fosse ormai ripreso dalla crisi greca dell’anno precedente, decise di far capire di avere intenzione di iniziare a stringere lo stimolo di politica monetaria. Il cosiddetto «taper tantrum» rivelò l’instabilità di diverse grandi economie, tra cui la Turchia e il Brasile, strettamente dipendenti dal debito espresso in valuta statunitense. Ripagare il proprio debito non sarebbe stato più così “a buon mercato” per loro con un rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti.

L’anno scorso la Fed ci ha provato di nuovo, ma tutto è andato a monte a causa della Cina e della sua decisione a sorpresa di avviare un processo di deprezzamento dello yuan, causando un crollo sui mercati azionari mondiali.

È stata talmente grave la reazione del mercato che la Fed è riuscita a realizzare solo aumento dello 0,25% sui tassi di interesse nel 2015, a dicembre. Fischer ha dichairato che il 2016 è ancora un periodo fertile per un altro aumento, probabilmente a settembre, ma l’enorme volume di prestiti da parte dei governi e delle aziende private, soprattutto nei mercati emergenti, e poi Brexit e il rallentamento dell’economia degli Stati Uniti continuano ad alimentare la diffidenza della Fed.

2) L’assurdo dei tassi negativi
Recentemente Kuroda, a capo della banca centrale del Giappone, ha dichiarato di non escludere un «taglio più profondo» dei tassi di interesse in territorio negativo. Draghi ha seguito i giapponesi nell’optare per i tassi negativi, trascinando con sé anche le banche nazionali di Svezia, Danimarca e Svizzera.

I tassi negativi implicano alle banche commerciali di dover pagare per detenere la propria liquidità come deposito presso le case della banca centrale. Questa politica ha il chiaro scopo di incoraggiare le banche al dettagli ad intraprendere altre soluzioni - tra cui erogare la liquidità come prestito o investire in asset più rischiosi.

Non mancano gli effetti indesiderati, però: viene colpito il divario tra tassi attivi e passivi e di conseguenza la redditività delle banche.

3) La ripresa dell’Eurozona non esiste
Alcuni analisti prevedono un aumento dello stimolo da parte di Draghi entro la fine dell’anno per stimolare la crescita poco brillante nella zona euro. L’area economia registra un PIL poco al di sopra dell’1%, e un ritmo di crescita del genere ha poca possibilità di migliorare la situazione del mercato del lavoro o di spingere l’inflazione verso il target della BCE al 2%.

Nonostante l’ottimismo espresso da Draghi, l’Europa potrebbe dover rimanere ancorata ad uno stimolo monetario per un’intera generazione a causa della classe media che risparmia e non spende.

4) La fragilità degli emergenti fa paura
Brasile e Turchia sono degli casi esemplari di quanto delle promettenti economie emergenti possano vedersi invertire completamente il proprio destino scendendo in recessione.

Il Brasile ha sofferto dell’effetto a catena causato dal rallentamento in Cina, accompagnato da una serie di scandali nazionali, mentre la Turchia ha realizzato di avere le sue imprese quasi totalmente di dipendenti dal debito espresso in dollari. Le due economie nel 2013 registravano performance spettacolari mentre l’Occidente arrancava, sostenendo la crescita mondiale. Nel giro di un paio di anni sono crollate in recessione, insieme ad una forte discesa di Russia e Cina, eliminando la speranza delle banche centrali di poter tornare alla normalità.

5) La vecchia guerra delle valute
Alcune banche centrali sono abbastanza chiare nel dichiarare la volontà di sostenere le esportazioni rendendole più competitive grazie ad un deprezzamento della moneta locale. Il Giappone ne è un esempio eclatante. Kuroda, sotto richiesta del primo ministro Shinzo Abe, sta cercando di salvare l’economia stagnante tagliando il costo del credito e spingendo al ribasso il valo dello yen. Un recente aumento dello yen contro la sterlina, lo yuan e l’euro rischia di portare ulteriore allentamento monetario di quest’anno. Ma lo yen sta salendo, il che potrebbe comportare un aumento dello stimolo pur di raggiungere lo scopo.

Draghi, nonostante le sue smentite, ha la stessa missione.
Quasi tutto l’aumento delle esportazioni italiane e francesi negli ultimi due anni può essere attribuito ad un deprezzamento dell’euro. A Londra il valore più basso della sterlina sta aiutando a compensare gli effetti della Brexit.

La Cina ha seguito la stessa politica nell’ultimo anno, a volte in modo assai maldestro, altre in modo che non possiamo non definire “casuale”.
Per tutti l’obiettivo è lo stesso: combattere gli Stati Uniti. Vogliono tutti ridurre il valore della propria valuta per poter competere con le imprese americane, forti grazie al dollaro a buon mercato. Il timore è che un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e il valore del dollaro non siano un passo verso la normalità ma una scossa che porterà nuovo scompiglio nei mercati internazionali.

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