Irpef del professionista segue principio di cassa: analisi della sentenza della Cassazione

Roberto Rais

6 Agosto 2014 - 17:43

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La determinazione dell’Irpef del libero professionista segue il principio di cassa e non quello di competenza economica: lo stabilisce una nuova sentenza della Corte di Cassazione.

Irpef del professionista segue principio di cassa: analisi della sentenza della Cassazione

Con sentenza n. 17306 del 30 luglio 2014, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un avvocato stabilendo che l’Irpef del professionista sconta il principio di cassa e di non competenza (a prescindere da quando viene emessa la fattura). Il caso era stato sollevato da un professionista che ha impugnato l’atto impositivo secondo cui era stata imposta la rettifica dei redditi dichiarati dall’avvocato per il 1999, per la parte Iva, Irpef e Irap: il ricorso fu rigettato dalla CTP di Milano e solo parzialmente accolto dalla CTR della Lombardia. Sul caso si è poi pronunciata la Cassazione secondo cui l’amministrazione, quando calcola l’imponibile, non potrà che riferirsi all’anno in cui le prestazioni vengono effettivamente saldate.

Ma andiamo con ordine. In maniera più analitica, la Corte ha equiparato la disciplina dell’Iva e quella delle imposte sui redditi alla materia ora in esame, sostenendo che «l’importo di fatture emesse dal professionista nell’anno d’imposta oggetto di accertamento da parte dell’Ufficio, ove sia comprovato dal contribuente che l’incasso è avvenuto in epoca ad esso successiva, non concorre alla determinazione del reddito da lavoro autonomo del professionista ai fini Irpef per l’anno oggetto di accertamento».

In altri termini, i redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati secondo il principio di cassa (e non di competenza), partendo dall’interpretazione dell’art. 63 del d.p.r. 633/1972 («secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo e la fattura è emessa al momento dell’effettuazione dell’operazione, attinente alla disciplina dell’Iva») e dall’art. 50 del Tuir (secondo cui «il reddito derivante dall’esercizio, per quanto qui interessa, di professioni, è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio della professione»). Viene così chiarito l’orientamento della Suprema Corte su una fattispecie d’esame che già nel corso degli ultimi anni aveva gradualmente orientato la propria posizione sull’interpretazione che oggi si afferma con maggiore convinzione e vigore.

Per quanto invece riguarda l’Irpef, il reddito da lavoro autonomo è rappresentato dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro e in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di utili, e le spese sostenute nel periodo stesso.

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