Investire con euro e sterlina in calo: i suggerimenti di Francesco Caruso

Dopo il ribasso dei tassi d’interesse, le scelte degli investitori sono condizionate da un euro debole: cosa fare secondo Francesco Caruso, analista finanziario di Cicli e Mercati.

Dopo gli studi classici, Francesco Caruso (Milano, 1960) ha ottenuto la laurea in Economia Aziendale presso l’Università Commerciale Bocconi e, successivamente, il Master of Financial Technical Analysis (MFTA), il massimo riconoscimento mondiale dell’analisi tecnica rilasciato dall’International Federation of Technical Analysts ( IFTA).

Per oltre vent’anni Francesco Caruso ha lavorato come trader, fund manager e asset manager in banche, finanziarie e società di intermediazione mobiliare italiane ed estere dove ha anche ricoperto incarichi di particolare rilevanza. Attualmente è dirigente di un grande gruppo bancario e consulente per le strategie di investimento.

Francesco Caruso è stato anche speaker ufficiale ai convegni mondiali IFTA di Roma (1998) e Lugano (2006) e rappresentante Società Italiana Analisti tecnici (SIAT) – società di cui è stato anche Vicepresidente – al convegno mondiale di Sharm-el-Sheik (2007) ed è socio ordinario dell’Associazione Italiana Analisti Finanziari (AIAF).

All’attività professionale Francesco Caruso ha associato quella didattica, coordinando e insegnando in vari corsi di analisi tecnica (SIAT, Sole 24Ore, SDA Bocconi, Centro Studi Bancari Lugano) e quella divulgativa, contribuendo, con numerosi articoli specializzati e interventi ai principali, media finanziari italiani (Sole 24Ore, CNBC, “F”, Borsa & Finanza, “Future”, “Portfolio”, Telenova). È anche autore del portale finanziario Cicli e Mercati e cura, dal 2009, il blog di borsa francescocaruso.ch, seguito da un vasto numero di lettori.

Buon giorno e grazie per il tempo che ha deciso di dedicarci.
Partiamo dalle decisioni prese alcune giorni fa dal board della BCE. L’economia europea ha ricevuto una nuova boccata d’ossigeno grazie all’ulteriore abbassamento dei tassi d’interessi e all’avvio di acquisti nei titoli cartolarizzati (ABS) due mosse che, insieme all’imminente messa in campo degli TLTRO dovrebbero far guadagnare tempo ai governi dell’Eurozona sul tormentato fronte delle riforme strutturali. Si tratta di misure valide, a suo modo di vedere, oppure dell’ennesimo assist a favore dei mercati finanziari?

La BCE ha raggiunto le altre banche centrali (FED, BOJ, BOE) sulla strada della monetarizzazione ovvero della creazione di moneta virtuale.
Ovviamente questo stato di cose è politically e socially correct ed è il benvenuto per i mercati: si è tolto il concetto di rischio, i tassi non rappresentano più il metodo “naturale” per allocare le risorse in modo efficiente. Questo spiega le enormi distorsioni presenti su certi segmenti del reddito fisso.
Si stampa, si monetizza tutto. Le banche non hanno domanda di prestiti, devono allo stesso tempo ricostruire i loro bilanci con i titoli di Stato. C’è inflazione ma per le cose reali, non quelle di consumo. E c’è inflazione di tasse perché lo Stato deve pagare gli interessi (anche se bassi a livello percentuale ma enormi a livello di quantità).
Questo stato di cose sta progressivamente innescando sui mercati una euforia che è però completamente diversa da quella degli altri cicli, in quanto è di fondo la rappresentazione della disperazione per assenza di alternative.
Gli USA sono parecchio avanti in questo processo, ma gli altri mercati stanno facendo di tutto per raggiungerli.

Una ripresa dell’economia reale, nella sua opinione, è uno scenario verosimile nel breve-medio termine, come sostengono molti analisti che sottolineano l’importanza di alcuni, deboli, segnali di ripresa, oppure si tratta di una prospettiva ancora molto lontana nel tempo?
Bisogna separare le varie aree, che marciano a ritmi diversi. La ripresa negli USA c’è e da molto tempo, anche se con ritmi storicamente minimi rispetto agli altri cicli, almeno per ora. In Europa le cose sono andate in modo completamente diverso e per molti Paesi (Italia compresa) la megarecessione post 2008 si è sviluppata in tre onde, quindi una “triple-dip”, una eventualità che peraltro avevo pubblicamente indicato in articoli e report fin dal 2009. La prossima uscita da questo rallentamento – contrazione - recessione coinciderà con il minimo generazionale dei tassi di interesse e con un boom delle borse, che si riprenderanno gran parte del terreno perduto nei confronti dei bonds nel megatrend di disinflazione.

Nel breve-medio termine, comunque, l’effetto immediato delle scelte della BCE sui mercati è stato quello di un indebolimento dell’euro, rispetto al dollaro. Quali possono essere i vantaggi di questa situazione per l’economia reale e quali i vantaggi per gli investitori?
L’indebolimento dell’Euro era un passo necessario, non tanto per i tedeschi (che già godevano ampiamente dei vantaggi dell’Euro), quanto per i paesi del sud Europa, le cui esportazioni e la cui competitività erano strozzate dall’Euro forte. Per l’Italia, tutto ciò che arriva sotto 1,35 (che è il punto di breakeven sistemico) è più che benvenuto.
Per gli investitori, il vantaggio è di poter diversificare in un momento in cui il reddito fisso è a prezzi totalmente distorti in relazione alla volatilità implicita dalla monetarizzazione della BCE: le obbligazioni non sono azioni e hanno dei limiti di upside, ma molti se ne sono dimenticati e non volendo guardare alla realtà dei rischi impliciti di credito e di tasso che stanno comprando, si illudono di poter soltanto “guardare alla cedola”. È come se un’azienda guardasse solo al conto economico e non allo stato patrimoniale. Il Bund decennale, che vale oltre 150, ha una volatilità media annua di oltre il 7% con un rendimento inferiore all’1%. Vuol dire che se un investitore acquista Bund adesso e i tassi tedeschi ritornano a un “normalissimo” 2%, il suo investimento perderà il 7% rispetto al prezzo di acquisto e che ai rendimenti che lui ha acquistato ci vorranno 7 anni per tornare ai suoi prezzi. Un buon affare? Ai lettori il giudizio.

Dall’abbassamento dei tassi d’interessi trae degli effetti benefici anche l’Euribor. Si tratta di un buon momento anche per rinegoziare mutui, indirizzando le proprie preferenze ai tassi variabili?
Forse da qui a 2 - 3 anni al massimo. In ottica di lungo periodo direi il contrario, magari non subito ma appena sarà chiaro che la manna dei tassi zero sarà finita. Una volta che i tassi ricominceranno a salire, non ci sarà nessuna garanzia che saliranno poco e forse a quel punto il buon affare lo avrà fatto chi avrà rinegoziato un tasso fisso.

Più in generale, in una congiuntura in cui i titoli di stato continuano a segnare nuovi minimi storici, quali consigli d’investimento darebbe a un investitore privato medio-piccolo? E quali a una piccola-media impresa?
Direi che i consigli emergono dalle risposte precedenti. Certamente gli investitori obbligazionari devono ritirare le proprie aspettative e rimodulare i propri portafogli. I BOT rendono quasi zero, come tutta la parte breve della curva. La parte lunga della curva (le obbligazioni a 10+ anni) sono ai minimi storici di rendimento e ai massimi di prezzo. Il rischio di credito dei corporate bonds e degli high yield è basso. Forse l’unica sacca di valore, pensando anche alla valuta e ragionando ovviamente in relazione al profilo di rischio di ciascun investitore, sono i bonds dei mercati emergenti. E la borsa, che sarà la beneficiaria di un flusso meccanico di parte degli asset che fuoriusciranno da liquidità e obbligazioni per mancanza di convenienza. E chi entrerà in borsa, ne uscirà strutturalmente solo quando i tassi risaliranno e troverà quindi una alternativa valida. Con buona pace dei fondamentali, che in questo contesto contano davvero poco.

L’altro grande protagonista della scena finanziaria, in questi giorni, è la sterlina che a causa del referendum per l’indipendenza della Scozia, sta perdendo quota, a ritmi serrati. Se il 18 settembre la Scozia dovesse davvero scegliere la strada dell’autonomia quali potrebbero essere le ripercussioni sui mercati?
Non credo che la Scozia possa diventare una specie di Svizzera: quindi scenderà comunque a patti con la Gran Bretagna e l’Europa. Quindi conseguenze solo emotive e di breve periodo.

Grazie della collaborazione.

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