Sta arrivando l’Euro Digitale, la nostra privacy è a rischio?

Pietro Pisello

7 Maggio 2025 - 07:19

Euro Digitale, il dibattito è già aperto, e tocca non solo aspetti tecnici ed economici, ma anche temi cruciali come la tutela della privacy.

Sta arrivando l’Euro Digitale, la nostra privacy è a rischio?

Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso dell’euro digitale, la nuova forma di moneta elettronica che l’Unione Europea intende introdurre nei prossimi anni.

Si tratterebbe di una valuta digitale ufficiale, emessa dalla Banca Centrale Europea, pensata per affiancare il contante e garantire un sistema di pagamento moderno, sicuro e accessibile a tutti i cittadini dell’eurozona.

L’idea alla base è quella di offrire un’alternativa pubblica e controllata alle soluzioni private oggi sempre più diffuse, come le criptovalute o le app di pagamento gestite da grandi aziende tecnologiche. Tuttavia, se da un lato il progetto promette efficienza e innovazione, dall’altro sta già suscitando dubbi e preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda il rispetto della privacy e il possibile tracciamento delle transazioni da parte delle autorità.

Ma sarà davvero così?

Euro digitale, cos’è e come funziona?

L’euro digitale è una proposta della Banca Centrale Europea pensata per introdurre una nuova forma di moneta elettronica pubblica, sicura e facilmente accessibile. In pratica, si tratterebbe di una versione digitale del contante, che potremmo utilizzare per effettuare pagamenti quotidiani – nei negozi fisici, online, o anche semplicemente per inviare denaro a un amico – tramite il telefono, una carta o altri dispositivi. A differenza di molti strumenti di pagamento attualmente in uso, che si appoggiano a circuiti e infrastrutture internazionali, l’euro digitale sarebbe completamente europeo, accettato in tutti i paesi della zona euro e supervisionato da istituzioni pubbliche.

Esso, dunque, rappresenterebbe un passo naturale nell’evoluzione della moneta unica. L’idea è quella di offrire a cittadini e imprese uno strumento moderno, ma con la stessa affidabilità e sicurezza del contante tradizionale. Ogni utente avrebbe un “wallet”, un portafoglio digitale dove conservare i propri euro digitali, creato tramite la propria banca o altri intermediari autorizzati. Da lì sarebbe possibile gestire ogni tipo di transazione elettronica.

Oggi, secondo quanto riportato dalla stessa Banca Centrale Europea, in 13 paesi su 20 dell’eurozona, i pagamenti con carta si appoggiano a circuiti privati o internazionali, spesso fuori dal controllo diretto delle istituzioni europee. L’euro digitale colmerebbe questo vuoto, creando un’infrastruttura comune che rafforzerebbe la sovranità finanziaria dell’Unione Europea e garantirebbe un’alternativa pubblica in un settore dominato da colossi tecnologici e fintech. Il progetto è ancora in fase di studio, ma il dibattito è già aperto, e tocca non solo aspetti tecnici ed economici, ma anche temi cruciali come la tutela della privacy.

Con l’Euro Digitale, il contante scomparirà? Che ne sarà della nostra privacy?

Nel corso di un evento speciale tenutosi a Trento lo scorso 28 aprile, in vista del Festival dell’Economia, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha chiarito alcuni punti fondamentali sul futuro dell’euro digitale, cercando di dissipare dubbi e malintesi. Una delle affermazioni più importanti riguarda il destino del contante: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è destinato a scomparire. L’euro digitale, infatti, non sostituirà il contante, ma si affiancherà ad esso come un’opzione aggiuntiva per i cittadini.

Il Governatore ha voluto sottolineare come il contante possieda caratteristiche uniche, difficili da replicare con gli strumenti elettronici attualmente in uso. In particolare, ha ricordato il valore fondamentale della privacy: quando si utilizza una banconota, non esiste un intermediario che registri la transazione o raccolga dati sull’acquirente.

Pur essendo uno strumento elettronico, ha spiegato il Governatore, sarà progettato per garantire un alto livello di riservatezza, specialmente nei pagamenti offline. In questi casi, il funzionamento sarebbe simile a quello del contante, senza alcun tracciamento da parte delle autorità monetarie. Anche per i pagamenti online è previsto un sistema che impedisca alle banche centrali emittenti di collegare direttamente le operazioni a soggetti identificabili. In questo modo, l’euro digitale offrirebbe un’alternativa ai metodi di pagamento privati oggi dominanti, con il vantaggio di una maggiore tutela della privacy per gli utenti.