Da 90 anni esiste una valuta “segreta” che in pochi conoscono

Claudia Cervi

8 Maggio 2025 - 14:21

Se Euro e Dollaro crollassero, sarebbe il caos. Ma esiste una valuta segreta che da 90 anni sostiene l’economia reale (non in Italia). Perché nessuno ne parla? Ecco i dettagli.

Da 90 anni esiste una valuta “segreta” che in pochi conoscono

Se un giorno l’euro o il dollaro dovessero crollare, quanti Paesi sarebbero capaci di evitare un collasso sistemico? Quanti hanno un piano B? Un Paese vicino a noi ce l’ha da 90 anni. Non è una criptovaluta, né una semplice teoria. Si chiama WIR ed è una moneta parallela che permette alle aziende di lavorare anche in tempi di crisi, scambiandosi beni e servizi senza usare contanti.

Il WIR è nato nel 1934 nel mezzo della Grande Depressione, come risposta a una crisi sistemica, ma ancora oggi più di 60.000 piccole e medie imprese usano ancora questo circuito fondato su credito reciproco e fiducia tra imprese, con la WIR Bank, una banca cooperativa, che ne garantisce il funzionamento.

Quando l’economia rallenta, il WIR accelera. E l’Italia?

Il WIR non è una semplice alternativa al contante: è un sistema parallelo di pagamento e credito. Le imprese svizzere che vi aderiscono possono acquistare e vendere beni o servizi senza passare dalle banche, sfruttando un credito interno che viene gestito elettronicamente. La compensazione avviene all’interno del circuito e la banca WIR garantisce l’equilibrio creditori e debitori.

Facciamo un esempio. Un falegname ha bisogno di un nuovo impianto per il suo laboratorio. Trova un fornitore, anche lui nel circuito WIR. L’impianto costa 10.000 franchi: il 60% viene pagato in WIR, il 40% in contanti. Il falegname usa i crediti accumulati in precedenza vendendo mobili ad altri membri del circuito. Il fornitore, a sua volta, potrà usare i WIR ricevuti per comprare materiali o pagare servizi all’interno del network. Nessuna banca, nessun passaggio di denaro reale e nessun interesse.

Nei momenti di crisi, quando le banche stringono i rubinetti del credito, il WIR si attiva. Le imprese continuano a scambiarsi beni e servizi all’interno del circuito, mantenendo vivo il flusso economico. Questo effetto ha aiutato la Svizzera a superare molte crisi senza bloccare l’attività produttiva.

E in Italia? Un sistema simile non esiste. Se domani l’euro crollasse, non avremmo alcun piano B. Nessuna rete strutturata che permetta alle imprese di continuare a scambiarsi beni e servizi, evitando una paralisi.

La Svizzera, ancora una volta, dimostra che le soluzioni più solide non arrivano sempre dall’alto, ma spesso dal basso, dalla cooperazione tra cittadini e imprese.

I limiti del modello WIR e l’incognita italiana

Per quanto virtuoso, il sistema WIR non è esente da limiti. Funziona in Svizzera perché si inserisce in un contesto economico stabile, altamente cooperativo e con un forte senso civico tra le imprese. Il successo del circuito dipende infatti dalla fiducia reciproca tra i partecipanti, dalla solidità delle aziende coinvolte e dalla trasparenza nella gestione dei crediti.

Esportare questo modello in Italia significherebbe confrontarsi con un tessuto imprenditoriale frammentato, spesso caratterizzato da scarsa propensione alla collaborazione e da una cultura del credito molto più dipendente dal sistema bancario tradizionale.

C’è poi un altro problema. L’assenza di una cornice normativa chiara e il rischio di uso distorto della moneta complementare (per evasione o pratiche opache) potrebbero minarne la credibilità. In altre parole, replicare il WIR in Italia richiederebbe un cambio culturale profondo e un forte supporto istituzionale, oltre alla costruzione di una rete di fiducia reale tra imprese. Difficile, ma non impossibile. E forse oggi, più che mai, necessario.