Quando il dollaro traballa: cosa accade se cade il pilastro dell’economia globale

Redazione Money Premium

9 Agosto 2025 - 07:01

Con il declino del dollaro come valuta globale, il mondo si avvia verso un sistema frammentato tra euro, renminbi, criptovalute e instabilità: l’era del disordine monetario è iniziata.

Quando il dollaro traballa: cosa accade se cade il pilastro dell’economia globale

Per decenni, il dollaro statunitense ha rappresentato molto più che una valuta nazionale: è stato l’ancora dell’economia globale. Ma oggi quella supremazia è messa in discussione come mai prima d’ora. Gli investitori internazionali si mostrano sempre più nervosi, spostando capitali verso alternative come l’euro, il renminbi, l’oro e persino le criptovalute. È il segnale che potremmo essere di fronte alla più grande transizione monetaria dai tempi del Nixon Shock del 1971.

Come osserva Kenneth Rogoff, noto economista e autore di uno studio fondamentale sul tema, ci stiamo avvicinando a un punto di svolta storico: “Vedo un mondo dove il dollaro resta in cima, ma molto meno di prima...”. La sua previsione è quella di un mondo multipolare, dove il dominio valutario si disperde tra diverse valute concorrenti. Ma questa frammentazione monetaria non è necessariamente sinonimo di stabilità.

Il declino del dollaro come valuta di riserva globale non è un evento neutro. Il dollaro non è solo un mezzo di pagamento: è la principale valuta per l’invoicing globale, per i prestiti internazionali, per gli scambi valutari e per le linee di swap tra banche centrali. Un suo ridimensionamento creerebbe frizioni profonde nei meccanismi della finanza internazionale.

Barry Eichengreen, storico dell’economia, avverte: se aziende e banche iniziano a evitare il dollaro, il costo delle transazioni internazionali aumenterà. Il risultato? Una deglobalizzazione finanziaria e commerciale. Il commercio transfrontaliero potrebbe ridursi, i tassi di interesse salire, e con essi l’instabilità economica globale.
Secondo Jean-Pierre Landau, la perdita del dollaro come “bene rifugio” porterebbe a un mondo senza asset sicuri. Un mondo dove gli investitori si affidano a segnali privati, con maggiore volatilità e premi al rischio più alti. In altre parole, un mondo più costoso, incerto e pericoloso per la finanza globale.

Nel vuoto lasciato dal dollaro, nessuna valuta sembra pronta a prendere il suo posto. L’euro è frenato da limiti strutturali dell’Eurozona, mentre il renminbi è ancora soggetto a un forte controllo statale e a una convertibilità limitata. Le criptovalute, dal canto loro, restano strumenti marginali, dominati dalla speculazione e da incertezze regolamentari.

Il risultato, secondo Rogoff, sarà un sistema tripolare, dove nessuna valuta potrà esercitare la funzione di “ancora” globale. In questo scenario, le sanzioni economiche perderanno efficacia, e le economie nazionali saranno più esposte a shock esterni. Alcuni, come Karthik Sankaran, vedono nella multipolarità una possibile maggiore stabilità, poiché le condizioni finanziarie si allineerebbero meglio con i cicli economici regionali. Ma è una visione ottimistica, e forse troppo teorica.
Un mondo senza dollaro dominante obbligherà gli Stati a “riprendere il controllo”, anche a costo di sacrificare la liberalizzazione dei capitali. Si profila una nuova era di repressione finanziaria, con i governi più attivi nella direzione dei flussi finanziari. L’enfasi tornerà sugli scambi commerciali reali, e meno sulla mobilità del capitale.

Ma attenzione: il nuovo ordine non sarà una semplice riedizione del dopoguerra. Sarà un sistema digitale, dove la capacità di costruire reti monetarie digitali, come le stablecoin, sarà un nuovo strumento di influenza monetaria. Potremmo vedere la nascita di “aree valutarie digitali”, basate sulla tecnologia e non sul valore rifugio.

La prospettiva di un mondo senza un punto di riferimento stabile come il dollaro non è solo una questione tecnica o da addetti ai lavori. È una questione che tocca l’essenza della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta.
L’umanità ha imparato, a fatica, che in economia — come nella politica — l’egemonia, pur con i suoi difetti, è preferibile al caos. Come scrisse Thomas Hobbes quasi 400 anni fa, meglio un sovrano che la guerra di tutti contro tutti. Lo stesso vale, oggi, per il sistema monetario globale.