I “furbetti” del reddito di cittadinanza con alberghi e Porsche: centinaia di denunciati

Centinaia di beneficiari hanno incassato il reddito di cittadinanza pur non avendone diritto, dichiarando il falso all’Inps: i casi più eclatanti

I “furbetti” del reddito di cittadinanza con alberghi e Porsche: centinaia di denunciati

Sono centinaia i beneficiari del reddito di cittadinanza denunciati per truffa ai danni dello Stato.

Secondo quanto emerge dai controlli e dalle indagini avviati nel corso dell’anno, in tutta Italia sono stati scoperti i cosiddetti «furbetti del reddito di cittadinanza», cittadini che hanno inoltrato regolare richiesta all’Inps per l’assegno per il contrasto alla povertà ma che pur di ottenerlo hanno dichiarato il falso, omesso proprietà e nascosto beni al Fisco, incassando soldi che in realtà non gli spettavano affatto.

Durante la prima verifica dell’Ispettorato generale del Lavoro, terminata lo scorso giugno, sono stati scoperti 185 casi ma nel corso degli ultimi mesi i furbetti del reddito di cittadinanza sono aumentati di molto.

Il «furbetto» con il Porsche da 60mila euro e i cantanti neomelodici

Di casi eclatanti ce ne sono vari, il campionario è veramente vasto e copre tutte le Regioni d’Italia, dalla Lombardia alla Liguria passando per la Campania, la Sicilia e la Calabria. Uno dei «finti beneficiari» è stato «pizzicato» alla guida di Porsche Macan, del valore di circa 60mila euro, in possesso di 600 euro in contanti in tasca e 120 grammi di cocaina nascosti in vari doppi fondi ricavanti in casa.

E poi, ancora: numerosi sono i cantanti neomelodici pizzicati, ad esempio, in Sicilia. Lo scorso ottobre, la questura di Catania ha denunciato per affissione abusiva e truffa aggravata allo Stato la neomelodica Agata Arena, accusata non solo di aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza ma anche di aver reiterato il reato ripresentando la domanda. Inoltre, due dei promoter del tour della Arena e altre due persone estranee all’organizzazione del concerto sono stati denunciati per truffa sempre per aver indebitamente percepito il Rdc.

Il pensionato che ha dimenticato di dichiarare l’albergo da 800mila euro

Tra i vari denunciati troviamo decine di lavoratori in nero - cassieri, baristi, camerieri, fotografi -, mogli che hanno inoltrato la domanda all’Inps dimenticando di dichiarare il reddito da lavoro del marito da oltre 120mila euro annui ma anche spacciatori, mafiosi e addirittura persone da tempo decedute le cui identità sono state sfruttate come copertura per ottenere l’assegno.Tra i furbetti del reddito di cittadinanza figurano anche molti imprenditori che «si sono dimenticati» di dichiarare a Fisco e Inps le proprie attività.

È il caso di un settantenne di Rimini che ha dichiarato la sola pensione sociale ma che in realtà la Guardia di Finanza ha scoperto essere il proprietario di un albergo, non attivo, del valore commerciale di oltre 800mila euro. Inoltre, il settantenne riminese ha percepito per anni altre prestazioni sociali dall’Inps pur non avendone diritto.

In provincia di Frosinone sono stati scoperti 37 casi: tra questi, è stato denunciato un imprenditore che ha omesso di dichiarare le quote delle sue società dove, peraltro, lavorava in nero il figlio. Sono invece 80 i «furbetti del reddito di cittadinanza» scoperti nel casertano, tra cui l’ex titolare di un caseificio più volte pizzicato a bordo di auto di lusso e titolare, assieme alla moglie (non inserita nel nucleo famigliare dichiarato all’Inps, di un negozio di abbigliamento con partita Iva chiusa.

Altri 41 casi sono stati scoperti in provincia di Cosenza, dove, ad esempio, è stato pizzicato un fotografo professionista che lavorava in nero e pubblicizzava la sua attività sui social network.

Il vademecum della Guardia di Finanza

A condurre le operazioni e indagini su tutto il territorio nazionale è stata la Guardia di Finanza, che spiega:

«È bene ricordare che il reddito di cittadinanza è un beneficio riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di particolari requisiti (cittadinanza, residenza, soggiorno, reddituali e patrimoniali) che si ottiene presentando all’Inps, telematicamente o presso i centri autorizzati (Caf e uffici Postali), un’apposita domanda. Presuppone una dichiarazione sostitutiva unica (DSU) da parte di chi propone l’istanza sulla posizione patrimoniale e reddituale dell’intero nucleo familiare.

È proprio sulla veridicità dei dati auto-dichiarati dai richiedenti che sono concentrati i controlli. Sono informazioni che non emergono dalle verifiche automatiche del sistema ma che possono essere scoperte solo attraverso l’azione di servizio sul territorio e grazie all’incrocio delle notizie contenute nelle diverse banche dati in uso al Corpo».

Che cosa rischiano i furbetti del reddito di cittadinanza?

Nonostante le pene per i furbetti del reddito di cittadinanza siano severe - sono previsti dai due ai sei anni di carcere per chi presenta false dichiarazioni e da uno a tre anni nel caso di omissione delle variazioni di reddito, patrimonio o nucleo famigliare all’Inps - i casi di tentata truffa allo Stato non mancano.

“La decadenza ricorre allorquando uno dei componenti del nucleo familiare viene trovato a svolgere: in nero un’attività di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa senza la preventiva comunicazione obbligatoria on line ai servizi per l’impiego un’attività di impresa o di lavoro autonomo, senza la comunicazione di inizio di attività all’Inps, da effettuare entro trenta giorni dall’inizio della stessa”, spiega la Guardia di Finanza, aggiungendo che la revoca, invece, interviene “con efficacia retroattiva, qualora al termine del processo penale, sia stata accertata la responsabilità della persona, oltre alla condanna definitiva ne sussiste una accessoria che comporta la restituzione di quanto indebitamente percepito l’Inps abbia accertato la non veridicità della documentazione e delle informazioni prodotte a corredo dell’istanza o l’omessa comunicazione successiva delle variazioni patrimoniali o riferite ai componenti del nucleo familiare”.

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