Grecia a un passo dal default: nessun accordo raggiunto nel vertice dei Capi di Stato e di Governo europei

A margine del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo della UE arriva un accordo per un nuovo piano di riforme ma Angela Merkel ripete che sul caso Grecia non c’è nulla di definitivo e intanto continua a serpeggiare lo spettro della Grexit.

Il vertice dei Capi di Stato e di Governo della UE affronta il caso Grecia in un incontro notturno dove neanche l’intervento di Angela Merkel riesce a dipanare una situazione quanto mai critica dove all’intransigenza europea si associa sia la crisi umanitaria greca che la possibilità sempre più concreta di un’uscita della Grecia dall’Euro.

Al termine della riunione notturna è stato emanato comunicato stampa che lascia molti dubbi negli osservatori e negli analisti internazionali. Dal canto suo la Grecia ha confermato di voler rispettare gli accordi stretti con i creditori internazionali lo scorso 20 Febbraio: a tal proposito il governo guidato da Alexis Tsipras si impegnerà nei prossimi giorni a presentare una lista più copleta e dettagliata delle riforme da mettere in campo per favorire la ripresa economica della nazione ellenica.

All’accordo ponte dello scorso 20 Febbraio si sono formalmente richiamati anche gli altri capi di stato e di governo presenti all’incontro. Nella dichiarazione congiunta sottoscritta da ovvero Angela Merkel, Francois Hollande e dai presidenti della Commissione europea, del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Jeroen Dijsselbloem è stato affermato che:

“Aderiamo pienamente all’accordo raggiunto all’Eurogruppo il 20 febbraio (...) In uno spirito di fiducia reciproca, siamo tutti impegnati ad accelerare il lavoro e a concluderlo il più velocemente possibile”.

Questa però è solo una faccia della medaglia dal momento che la stessa Angela Merkel, pur tenendo fermo come punto di partenza di ogni ulteriore trattativa l’accordo raggiunto lo scorso 20 Febbraio, ha dichiarato di fronte al Bundestag che non è stato ancora raggiunto nessun accordo definitivo e che molto dipenderà dall’incontro bilaterale di Lunedì tra la stessa Merkel e Tsipras a Berlino.
Dal canto suo Tsipras ha posto, di fronte al Consiglio Europeo di Bruxelles, la necessità di un cambio di marcia della politica europea:

«L’Unione europea ha bisogno di più iniziativa politica, che nel rispetto sia della democrazia che dei trattati consenta di lasciarci la crisi alle spalle e di muoverci verso più crescita»

Al di là dei comunicati stampa e delle dichiarazioni pubbliche, la trattativa tra Grecia e Europa sembra sempre più complicata e delicata. Il nodo sono proprio quelle riforme economiche che, in base all’accordo ponte dello scorso 20 Febbraio la Grecia è tenuta ad adottare per ottenere nuovi aiuti finanziari che consentano alla Grecia di saldare i debiti in scadenza (i più imminenti con FMI e BCE). A proposito di quelle stesse riforme che sono l’oggetto del contendere Tsipras ha dichiarato che

“E’ chiaro che la Grecia non è tenuta ad adottare misure recessive (...). La Grecia presenterà le proprie riforme economiche”

Quel che emerge in realtà dal vertice dei capi di stato e di Governo UE è, in realtà, un messaggio differente. Lo spettro dell’uscita dall’euro sarebbe stato agitato da Tsipras di fronte agli interlocutori europei, con la consapevolezza (ribadita da Angela Merkel e da Pierre Moscovici nei giorni scorsi) che nessuno vuole che la Grecia esca dall’euro.

Tsipras starebbe, quindi, utilizzando questo argomento per temporeggiare sulla reale attuazione delle riforme economiche necessarie alla Grecia, riforme che dovrebbero essere gradite all’Europa e dovrebbero avere, quindi, un’impostazione oltremodo impopolare. Temporeggiare servirebbe a Tsipras per spostare la discussione dall’ambito tecnico a quello politico, un terreno più malleabile per tentare di ottenere nuove concessioni e nuovi aiuti economici senza mettere in campo misure economiche drastiche.

Certo è che la fase di stallo è tutt’altro che chiusa: Angela Merkel nella notte ha anche dichiarato che

“Non abbiamo parlato di cifre, né di impegni precisi (…) Nuovi aiuti non potranno essere versati prima che gli impegni saranno stati rispettati”

Gli aiuti europei non sono, quindi preclusi, o bloccati ma possono essere ottenuti solo a patto che la Grecia eviti di perdere tempo e approvi misure e riforme utili a risanare il bilancio ellenico e a ridurre il debito pubblico, come d’altra parte chiedono tutti i creditori internazionali. A poco servirebbero misure unilaterali e ancora peggio sarebbe se tali misure arrivassero con lentezza.

Mentre la BCE, con ulteriori concessioni, ha elargito ulteriori 400 milioni di euro al fondo Ela destinato alla Grecia che è arrivato in tal modo a 70 miliardi, il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha ricordato che il governo Greco ha bisogno urgente di 2-3 mld di euro per far fronte ai debiti in scadenza.

Non raggiungere un accordo con l’UE significherebbe per Tsipras dover attingere ai denari non solo dei fondi pensione (come è già stato fatto) ma anche delle grandi aziende nazionali, alle quali è stato chiesto di investire in titoli di stato. Una mossa rischiosissima che aprirebbe le porte al default greco.

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