Eurozona, FMI conferma: la crescita rallenterà dopo la Brexit

Gli analisti del FMI confermano la paura del mercato: le conseguenze della Brexit sull’economia dell’Eurozona saranno rilevanti.

Arriva anche il FMI a dipingere un quadro tragico per l’economia dell’Eurozona in seguito al referendum sulla Brexit.

La decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea avrà un peso enorme sulla crescita dell’Eurozona, secondo quanto dichiarato nel pomeriggio di venerdì dal Fondo Monetario Internazionale. Il FMI, in reazione alle analisi aggiornate sulle prospettive dell’economia della zona euro, ha deciso di tagliare le previsioni sul PIL del blocco.

Il FMI, all’interno del suo ultimo report sull’area euro, evidenza come la vittoria della Brexit e la prossima uscita del Regno Unito dall’UE potrebbe influenzare negativamente sulle prospettive dell’Eurozona, nonostante il recente rafforzamento dell’economia del blocco sostenuto dai bassi prezzi del petrolio e dallo stimolo di politica monetaria della BCE.

FMI rivede stime Eurozona dopo il referendum Brexit

Il PIL dell’Eurozona per il 2016 è stato rivisto al ribasso dal FMI dall’1.6% di quest’anno all’1.4% nel 2017, “principalmente a causa dell’impatto negativo del risultato del referendum inglese”.

Il FMI avverte che le attese sull’inflazione rimangono “molto basse”, al di sotto del target di medio termine della Banca Centrale Europea a circa il 2%.
L’inflazione armonizzata salirà dello 0.2% quest’anno fino all’1.1% nel 2017 grazie alla futura ripresa del prezzo del petrolio.
Ma l’economia dell’Eurozona rimane ancora sotto minaccia da parte di alcuni rischi esterni.

«All’esterno, potrebbe esplodere un ulteriore rallentamento a livello mondiale con un peggioramento della ripresa della domanda. A livello nazionale, i rischi sono in gran parte politici»,

ha osservato il Fondo monetario internazionale.

"Nuove ricadute della situazione nel Regno Unito post-referendum, l’ondata di rifugiati o un aumento dei problemi di sicurezza potrebbero contribuire ad una maggiore incertezza, influenzando la crescita e ostacolando i progressi in materia di politiche e riforme.

Altri rischi includono il settore bancario e finanziario debole in alcuni paesi. Inoltre, il prolungamento della bassa crescita e della bassa inflazione renderanno la zona euro sempre più vulnerabile agli shock”,

commenta il FMI.

Dopo Brexit prospettive “mediocri”

Le prospettive a medio termine per la zona euro secondo il fondo sono «mediocri», «con lasciti della crisi come l’alta disoccupazione, l’alto debito pubblico e privato, le debolezze strutturali profondamente radicate che pesano sulle prospettive e la crescita della produttività».
Di conseguenza, la crescita da qui a cinque anni dovrebbe essere di circa l’1.5%, con l’inflazione che potrebbe raggiungere massimo l’1.7% secondo l’analisi del FMI.

La soluzione proposta dal Fondo rimane sempre la stessa.

“Sono necessarie politiche complete e più equilibrate prese collettivamente per rispondere a questi rischi, contribuendo a stimolare la crescita, la ricostruzione delle riserve di capitale e il rafforzamento dell’integrazione”.

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FMI PIL Eurozona Brexit

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