Crisi del sistema bancario e credit crunch: ecco la soluzione in tre mosse

La debolezza del sistema bancario e il pesante razionamento del credito verso i cittadini necessitano rapide risoluzioni. Ecco tre mosse utili per uscire dalla crisi

Al momento in Italia il rapporto tra banche, imprese e organi di controllo come Bankitalia è abbastanza problematico. Il sistema bancario in generale è in crisi da tempo e le conseguenze si sentono sull’economia reale. Si tratta di un circolo vizioso malato che coinvolge banche, imprese e mutuatari e che si riversa sull’economia reale del paese il cui Pil continua a scendere, mentre il debito continua a salire.

Il credit crunch ha condotto ad un pesante razionamento del credito verso cittadini e imprese che probabilmente impiegherà ancora molto tempo prima di attenuarsi. La maggiore selettività con cui le banche decidono a chi erogare credito è dovuta al tentativo di contenete le sofferenze, create anche dal perverso meccanismo per cui la pubblica amministrazioni non paga i debiti delle imprese e queste continuano a ricevere cartelle di Equitalia con debiti da pagare.

Il mercato del credito stenta a ripartire anche perché, a causa della non crescita del paese, della mancanza di investimenti privati e pubblici, manca in Italia la domanda di credito cosiddetto sano. E gli istituti bancari, soprattutto in vista dell’ "asset quality review” della BCE e dagli stress-test dell’Eba, non possono permettersi di accumulare crediti in sofferenza.

Si può cercare la via di uscita da questo pantano creditizio con tre mosse.

Bad bank
Creare una bad bank di sistema. Una società ad hoc creata allo scopo di acquistare a prezzi ridotti ampi portafogli di crediti in sofferenza degli istituti di credito cercando poi di recuperarli tramite strumenti professionali. Si tratterebbe di circa 300 miliardi complessivi di crediti deteriorati, sofferenze, incagli ristrutturati e scaduti, presenti nella pancia delle banche italiane.

La bad bank di sistema darebbe la possibilità alle banche di scaricare dai bilanci i crediti in sofferenza, mentre la società creata ad hoc tenterebbe il recupero seguendo altre strade. L’ipotesi sarebbe quella di un azionariato misto pubblico e privato: lo Stato, rappresentato dalla Cassa Deposito e Prestiti, sarebbe in minoranza e le banche sane in maggioranza.

Di circa un mese fa è stata l’apertura del governatore della banca d’Italia Ignazio Visco verso l’ipotesi della bad bank per i crediti in sofferenza delle banche italiane. A spingere Visco a trattare l’argomento potrebbero essere stati i primi passi, fatti in questa direzione, da Intesa Sanpaolo e Unicredit. Le indiscrezioni vedrebbero i due istituti già in contatto con l’americana Kkr per creare una joint venture in cui far confluire i crediti dubbi, circa 50 miliardi ciascuna.

Crescita delle banche
Seconda mossa per riattivare il mercato del credito potrebbe essere la crescita dimensione della piccole e medie banche. Le aggregazioni di piccoli istituti ne migliorerebbero l’efficienza, riducendone i costi per gli adempimenti richiesti dalla vigilanza europea.

Questa ipotesi faciliterebbe anche aumenti di capitale che in questo momento sarebbero fattibili su banche ripulite che crescendo si rafforzano e innovano.

Fondi di garanzia
Terza mossa: aumentare i fondi di garanzia. La crescita delle banche, raggiunta grazie alle aggregazioni dei piccoli istituti, consentirebbe loro di sostenere le imprese verso l’accesso ai capitali.

Una parallela crescita delle imprese, e dei sistemi bancari a loro sostegno, permetterebbe un più agevole accesso ai finanziamenti diretti sul mercato azionario e obbligazionario e aumenterebbe la loro forza su scala internazionale.

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