BCE: Draghi richiama l’Eurogruppo all’attuazione delle riforme strutturali

In margine alla riunione dell’Eurogruppo tenutasi ieri a Milano, Mario Draghi torna a chiedere riforme strutturali coraggiose per uscire dalla crisi.

Mario Draghi torna ancora a ribadire la necessità di attuare riforme strutturali più ambiziose di quelle varate fino a oggi dai Paesi dell’Unione Europea, per portare il vecchio continente fuori dalla crisi. Secondo il presidente della BCE intervenuto alla riunione dell’Eurogruppo tenutasi ieri a Milano, ogni Stato membro dell’UE dovrà concentrarsi sulle specifiche raccomandazioni ricevute portando a termine con grande determinazioni le riforme chiave – in special modo quella del lavoro in Italia – necessarie per uscire dall’attuale recessione economica.
Ciò perché – ha spiegato Draghi al termine della riunione -

«L’effetto delle politiche monetarie è maggiore se è stato preparato il terreno per riforme strutturali adeguate, piuttosto che in assenza di riforme»

Accanto alle azioni di politica monetaria, ovvero all’abbassamento dei tassi d’interessi messo in campo recentemente dalla BCE, l’altra leva che, nelle parole del presidente della BCE, non deve mai essere dimenticata è quella del rispetto del Patto di Stabilità, un patto che ha richiesto finora grandi sacrifici agli Stati membri dell’Unione, necessari per sanare i profondi squilibri presenti tra di essi e per consolidare i debiti pubblici. Uno sforzo che non può essere vanificato adesso perché comporterebbe una perdita di fiducia nei confronti dell’Eurozona.

Dichiarazioni, quelle di Draghi, in profonda sintonia con le posizioni del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale i problemi dell’Eurozona possono ormai essere risolti solo riforme strutturali indirizzate a creare più occupazione e più crescita. Riforme che dovranno essere attuate non solo grazie alla perseveranza e al coraggio dei governi dei singoli stati membri ma anche attraverso uno specifico coordinamento gestito proprio dallo stesso Eurogruppo.

Come ha spiegato una nota diffusa al termine della riunione, la nuova cabina di regia europea servirà a chiarire le priorità politiche su cui i singoli Paesi dovranno lavorare. La più improcrastinabile di tutte è sicuramente la riduzione del carico fiscale sul lavoro. Il taglio del cuneo fiscale sul lavoro è stato, infatti, definito

“un chiaro ostacolo a un funzionamento efficiente e armonico dei mercati del lavoro dell’Eurozona e va contro l’obiettivo di rafforzare l’attività economica e incrementare l’impiego, in particolare alla luce degli alti tassi di disoccupazione in molti Paesi membri dell’Unione”

Come dichiarato Dijsselbloem, nella riunione di ieri a Milano sono stati individuati dei principi comuni di azione nell’eurozona, saranno poi i ministri finanziari dell’Unione ad analizzare la situazione dei vari Paesi, in sede di verifica dei progetti di bilancio per il 2015. Anche secondo Dijsselbloem, comunque, accanto alla riduzione del cuneo fiscale, necessaria per rendere le economie dell’Eurozona più competitive, l’attenzione dovrà essere costantemente puntata su una prudente gestione delle finanze pubbliche, al fine di non perdere la fiducia ottenuta con le azioni di consolidamento dei bilanci finora perseguite.

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