L’economia dell’India procede seguendo un andamento altalenante e alternando luci e ombre. Nel trimestre conclusosi a fine giugno, per esempio, è cresciuta a un tasso annuo superiore alle aspettative, pari al 7,8%, trainata dai settori manifatturiero, edile e dei servizi.
Di pari passo, nel periodo aprile-giugno, il pil nominale del gigante asiatico - che non tiene conto né dell’inflazione né della deflazione - è sceso all′8,8% rispetto al 10,8% del trimestre precedente. Colpa dei dazi del 50% posti dagli Stati Uniti sulle importazioni di Delhi: un duro colpo che il primo ministro Narendra Modi sta cercando di ammorbidire in più modi.
Per arginare l’impatto delle tariffe Usa, innanzitutto la Banca centrale indiana ha tagliato il tasso di riferimento al 5,5%, abbassandolo di 50 punti base, a giugno. Dopo di che ci hanno pensato i grandi conglomerati del Paese a fare la loro parte attraverso quotazioni borsistiche da record, mentre i big della tecnologia continuano ad alimentare il settore hi-tech sperando di attutire le conseguenze nefaste dei dazi nei campi più critici.
IPO da record: cosa succede in India
Come ha spiegato il Financial Times, dopo un inizio d’anno lento l’India si prepara a vivere un periodo di grandi offerte pubbliche. Le più importanti sono già state realizzate: Tata Capital per 1,7 miliardi di dollari e il debutto di LG Electronics per 1,3 miliardi.
In totale, gli analisti prevedono circa 5 miliardi di IPO a ottobre, con altri 5 miliardi in arrivo entro la fine dell’anno (siamo sulla buona strada per superare il record dell’anno scorso di 21 miliardi di dollari). Tra le altre quotazioni previste figurano il debutto di ICICI Prudential Asset Management, con un valore di oltre 1 miliardo, e quello di Pine Labs, una società di pagamenti digitali sostenuta da PayPal e Temasek, che spera di raccogliere quasi 700 milioni di dollari.
WeWork India, che la società madre statunitense ha venduto l’anno scorso al gruppo immobiliare indiano Embassy, ha invece raccolto più di 350 milioni di dollari a ottobre. Sebbene i dazi del 50% sull’India restino in vigore, e siano tra i più alti al mondo, il mercato ha ampiamente ignorato la minaccia tanto che l’indice azionario Nifty 50 è apparso recentemente in rialzo del 14% rispetto al minimo di aprile.
Un ombrello anti dazi?
Secondo i dati di Groww, gli investitori indiani hanno immesso sul mercato nazionale un importo netto di 63,2 miliardi di dollari, più che compensando i 25,3 miliardi di dollari di deflussi netti di partecipazioni estere. Le IPO e l’ottimismo dei mercati potrebbero dunque rappresentare per Delhi un valido ombrello anti dazi.
Strada in salita quindi? Nemmeno per sogno. Secondo il rapporto mensile della Reserve Bank of India (RBI), «State of the Economy», l’economia indiana non è comunque immune alle difficoltà globali, anche se finora ha dimostrato resilienza.
“Sebbene l’economia indiana non sia immune ai venti contrari globali, finora ha dimostrato resilienza, guidata da un’attenzione rivolta a fondamentali macroeconomici forti e duraturi”, si legge nel paper, dove viene sottolineata la necessità di resilienza economica, che è diventata una priorità assoluta.
I fondamentali economici dell’India restano tuttavia solidi grazie alla bassa inflazione, ai solidi bilanci di banche e aziende, alle adeguate riserve valutarie e a un quadro monetario e fiscale credibile. Attenzione agli scossoni globali...