Nuove prospettive per superare le problematiche economiche della categoria degli autotrasportatori con il bando Autotrasporto Sicura, pubblicato e lanciato dal Comitato centrale per l’Albo nazionale degli autotrasportatori.

Il nuovo bando stabilisce i criteri e le metodologie di riconoscimento dei fondi e dei sostegni alle imprese di autotrasporto merci iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori. Scopo dei fondi è quello di sostenere le imprese per le spese legate alla sempre più importante sanificazione dei luoghi di lavoro e delle vetture, l’acquisto di dispositivi e strumenti di protezione dei lavoratori e altri accorgimenti per prevenire i rischi legati alla diffusione del coronavirus.

Autotrasporti, opportunità e problematiche

Il settore dell’autotrasporto in Italia è un pezzo importantissimo della logistica nazionale, soprattutto per la copertura delle zone interne della Penisola. L’importanza di tale settore è divenuta lampante durante i mesi di blocco sociale causati della pandemia sanitaria.

“L’autotrasporto, uno dei settori trainanti della nostra economia con oltre un milione di addetti, costituito per il 48% da imprese di piccole e medie dimensioni in Italia, movimenta circa l’85 per cento delle merci rappresentando un asse primario per la logistica. Gli imprenditori onesti, si trovano ad operare in un ambiente sempre più difficile, per i tanti ostacoli che una burocrazia esasperante impone a quanti non hanno protezione, imprese costrette a soccombere ad un sistema inefficace e pericoloso per la categoria. Su questo problema tanti i forum, tanti gli incontri, tante le denunce, ma nulla di nuovo all’orizzonte”, hanno lanciato, attraverso una nota stampa, alcuni responsabili dell’Organizzazione Piccole e Medie Imprese Autotrasporto – PMIA, tra i quali Roberto Galanti e Luigi Caruso della segreteria del sindacato autonomo a tutela dell’autotrasporto che si occupa di affiancare le aziende del settore e creare le migliori condizioni per competere a livello europeo e in particolar modo, nell’attuale situazione nazionale, dove risulta essenziale incidere positivamente nelle definizioni delle politiche europee del trasporto, cercando di combattere il problema di dumping sociale che il settore sta vivendo.

Le infiltrazioni criminali nel settore

Un reparto essenziale del sistema nazionale che secondo i rappresentanti e gli esperti della categoria, con l’emergere delle difficoltà economiche, vede ritornare con preoccupazione il problema della criminalità organizzata nella gestione delle linee di rifornimento e nella logistica.

“Uno dei settori dove si palesa un’efficace infiltrazione malavitosa è quello della filiera dell’agroalimentare. Tutto parte dai centri di smistamento ed è ovvio che dentro un camion frigo si può trasportare di tutto. I prezzi della frutta e della verdura triplicano (+200%) dall’agricoltore alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni nelle attività di autotrasporto, messe in luce da recenti operazioni delle forze dell’ordine. Normalmente dove si triplica il prezzo finale dei prodotti, si annida la sacca della malavita. Il volume d’affari delle agromafie, ovvero delle attività della criminalità organizzata nel solo settore agroalimentare, ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale). Questo sistema inquina anche la nostra produzione mettendo a rischio la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti identificati come Made in Italy, ma ottenuti in realtà con materie prime importate, spesso di bassa qualità e che costano meno sui mercati internazionali”, dichiara Roberto Galanti, segretario generale di PMIA.

Negli ultimi mesi, con l’emergere della pandemia sanitaria, la possibilità di movimentare merci e denaro senza la pressione dei controlli di polizia ha sviluppato ulteriori infiltrazioni criminali per l’interesse dei clan nell’investire e controllare la produzione e la distribuzione dei servizi di igienizzazione e sanificazione delle attività e dei veicoli. Elementi che stanno influendo negativamente nelle filiere dell’autotrasporto e che stanno generando previsioni allarmanti per il futuro, come denunciano le associazioni e le organizzazioni di categoria. L’acquisto di dispositivi e strumenti di protezione individuale ai fini della prevenzione dal coronavirus deve rappresentare un’ulteriore certezza all’interno della categoria e non un’altra tenaglia burocratica e di malaffare che inginocchia ulteriormente il settore.