Anatocismo bancario: nuovo regalo alle banche? Cosa significa e perché rischiamo di pagare gli interessi sugli interessi

Valentina Brazioli

10 Luglio 2014 - 12:31

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Anatocismo bancario, un termine che speravamo di non dover più sentire in seguito al deciso giro di vite posto sull’argomento appena lo scorso anno, grazie all’ultima legge di Stabilità. Eppure, il decreto Competitività del Governo Renzi rischia di resuscitare questa norma. Che cosa significa, e cosa sta succedendo in Parlamento?

Anatocismo bancario: un termine che forse dirà poco ai non addetti ai lavori, ma che racconta una storia risalente addirittura a un regio decreto del 1942. La vicenda è andata avanti per decenni con il tacito appoggio di tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, indipendentemente dal colore politico. Lì dove non è arrivata la politica, però, qualcosa ha potuto fare la giustizia, ovviamente a colpi di sentenze (fino alla storica decisione della Corte Costituzionale nel 2000). Nonostante il tentativo di impedire ai clienti delle banche, vittime di questo meccanismo, di ottenere il giusto rimborso (l’ultima prodezza, in questo senso, era a firma dell’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti ed era stata inserita nel classico decreto Milleproroghe), con l’ultima legge di Stabilità si era arrivati finalmente all’esplicito divieto di ricorrere alla pratica dell’anatocismo bancario. Un lieto fine? Non proprio, se a meno di un anno da quel provvedimento il decreto Competitività rischia, di fatto, di resuscitare l’anatocismo.

Cosa significa anatocismo bancario

Ma cosa significa “pagare gli interessi sugli interessi”? Per fare un esempio: con l’anatocismo bancario in vigore, quando si chiede un prestito gli interessi sulla somma ottenuta danno a loro volta luogo a nuovi interessi, facendo così in modo che i soldi da restituire aumentino in maniera esponenziale.

Che cosa sta succedendo con il decreto Competitivà?

Nonostante la certificata illegittimità di questo meccanismo, l’anatocismo bancario è rispuntato all’improvviso all’interno del decreto Competitività voluto dal Governo Renzi. Ovviamente, la norma è stata subito sconfessata da tutti (dal ministro Guidi in primis) eppure è ancora lì, nero su bianco, e con la scadenza per la presentazione degli emendamenti così ravvicinata (alle 18 di oggi) in molti temono che non ci sia né il tempo (né la volontà politica) di porvi rimedio.

L’imbarazzo del Governo, le pressioni del Tesoro e delle banche

Come sempre, quando si parla di provvedimenti impopolari, il redivivo anatocismo sembra non avere né padri né madri. La Guidi ha scaricato la responsabilità sul Tesoro, l’esponente del Pd Francesco Boccia ha dato la colpa all’onnipresente “burocrazia”, ma voci insistenti assicurano che la norma sia pensata proprio per risarcire le banche di quanto hanno dovuto versare a causa della rivalutazione delle quote di Bankitalia.

L’imbarazzo dell’esecutivo sul tema è evidente, anche se stupisce la sostanziale inerzia del centrodestra su un argomento che, di fatto, tocca da vicino gli interessi degli imprenditori. Per questo, i timori su quanto accadrà oggi in Parlamento sono sempre più diffusi.

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