Tax day, lunedì nero per imprese e partite IVA: tutte le scadenze

Il 18 novembre è un lunedì nero per partite IVA e imprese a causa del numero di scadenze fiscali previste. I calcoli della CGIA prevedono un gettito di 26,9 miliardi: ecco perché viene chiamato tax day.

Tax day, lunedì nero per imprese e partite IVA: tutte le scadenze

Lunedì 18 novembre 2019 è il cosiddetto tax day, un vero e proprio lunedì nero per imprese e partite IVA.

Tra le ritenute IRPEF, contributi previdenziali per dipendenti e collaboratori e versamenti IVA, oggi 18 novembre entrano nelle casse dello Stato ben 26,9 miliardi di euro.

Una cifra astronomica, che da sola quasi copre il costo della Legge di Bilancio 2020: a fare i conti è stato l’Ufficio studi della CGIA, che in una relazione pubblicata il 16 novembre mette in risalto come questi numeri esponenziali siano la conseguenza di un’eccessiva pressione fiscale su imprese e partite IVA.

Ma c’è anche un’altra data che fa tremare imprenditori e lavoratori autonomi: il 2 dicembre scade il termine per i versamenti della seconda o unica rata degli acconti IRPEF, IRAP e INPS, mentre le società di capitali salderanno l’IRES e l’IRAP.

Dicembre dunque inizia con altri 28 miliardi di euro che le imprese daranno allo Stato.

Nel giro di sole due settimane, partite IVA e imprese daranno allo Stato un totale di circa 55 miliardi di euro.

Tax day, il lunedì nero per imprese e partite IVA

Novembre è un mese di scadenze per le partite IVA, e il picco si raggiunge proprio lunedì 18.

Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio Studi della CGIA, nella sola giornata del 18 novembre imprenditori e lavoratori autonomi versano nelle casse dello Stato ben 26,9 miliardi di euro.

Questo accade perché nel cosiddetto tax day cadono le scadenze di:

  • Versamento ritenute IRPEF dipendenti e collaboratori;
  • Versamento contributi previdenziali dipendenti e collaboratori;
  • Versamento IVA mese di ottobre per contribuenti mensili tramite modello F24;
  • Versamento IVA III trimestre (contribuenti trimestrali);
  • Versamento III rata contributi INPS artigiani e commercianti.

Una vera e propria stangata per imprese e partite IVA, che in pratica da sole versano un importo pari alle risorse necessarie per la manovra della Legge di Bilancio 2020, come sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo:

“Una cifra da far tremare i polsi, anche se è bene ricordare che si tratta di una partita di giro. Le imprese, in qualità di sostituto di imposta, entro lunedì dovranno versare l’Iva incassata nelle settimane precedenti dalla propria clientela e l’IRPEF di competenza delle proprie maestranze. Tuttavia, non mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza; purtroppo, la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese.”

Inoltre, a breve ci sarà un’altra data onerosa per le imprese: il 2 dicembre scadono altri adempimenti, per un totale di 28 miliardi di euro versate nelle casse erariali.

In particolare, il 2 dicembre (che cade di nuovo di lunedì) scadono:

  • Versamento seconda o unica rata acconto IRPEF, IRAP, INPS;
  • Contribuenti IRES: versamento seconda o unica rata acconto IRES, IRAP;
  • Sostituti di imposta: invio telematico modello Uniemens (relativo ai dati retributivi e contributivi);
  • Esterometro: invio telematico all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate e ricevute a ottobre verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato;
  • Modello Unico e Modello IRAP;
  • Invio Lipe del terzo trimestre 2019.

A quanto pare il 18 novembre non sarà l’unico lunedì nero per le imprese.

Tax day e pressione fiscale, sotto torchio imprese e partite IVA

Il dato che emerge con chiarezza dai calcoli della CGIA è che la pressione fiscale è altissima per imprese e partite IVA.

L’Italia arriva seconda nella classifica della pressione fiscale sulle PMI, superata solo dalla Francia, la cui percentuale è al 60,7%.

Nel Belpaese la pressione fiscale a cui sono sottoposte le piccole e medie imprese italiane è pari al 59,1%.

Un dato molto alto, soprattutto considerando la media europea pari a 42,8%, e i dati che riguardano la Germania (48,8%) e la Spagna (47%).

Su questo punto il segretario della CGIA Renato Mason traccia un ritratto della situazione burocratica e fiscale per le PMI, che nonostante siano messe in ginocchio da un sistema con indubbie carenze, dimostrano comunque di pagare quanto dovuto:

“Nonostante la giustizia civile sia lentissima, il credito sia concesso con il contagocce, la burocrazia abbia raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimanga la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registri dei ritardi spaventosi, la fedeltà fiscale delle nostre imprese rimane comunque molto elevata.”

Il rapporto tra imprese e Fisco è cambiato anche grazie all’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica prima, e dello scontrino elettronico poi.

Un altro fattore che ha introdotto molte novità sono stati gli ISA, che da quest’anno hanno sostituito gli studi di settore.

Nonostante le proteste dei commercialisti, dovute ai problemi tecnici del software di calcolo, gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale sono obbligatori, causando difficoltà sia ai professionisti che agli imprenditori.

Se, da un lato, il volume di informazioni a disposizione del Fisco è un valido alleato nella lotta all’evasione fiscale, dall’altro lato per ora non si intravedono benefici in termine di riduzione delle tasse.

Quali sono le sanzioni per chi non rispetta le scadenze?

Chi non rispetta le scadenze di pagamento previste per lunedì 18 novembre incorre in una sanzione pari all’1% dell’importo dovuto al Fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza.

Quando il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla scadenza, la percentuale della sanzione sale al 15% dell’importo.

Se il versamento di quanto dovuto al Fisco avviene dopo 90 giorni dalla scadenza, allora la sanzione aumenta fino al 30% dell’importo.

Vanno considerati anche gli interessi legali, che ammontano all’0,8% dell’importo da pagare.

Per ottenere una diminuzione delle sanzioni si può usufruire del ravvedimento operoso, ma è necessario pagare l’importo dovuto, le sanzioni (ridotte) e gli interessi.

Prima si provvede all’adempimento e maggiori saranno le riduzioni sulle sanzioni.

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