Petrolio: come può influire la guerra commerciale sul prezzo?

Introdotti ufficialmente i dazi statunitensi ai danni di Pechino, da cui ci si aspetta ora una retaliation che includa anche importazioni di greggio negli USA. Come può influire tutto questo sui mercati del petrolio?

Petrolio: come può influire la guerra commerciale sul prezzo?

La guerra commerciale è ufficialmente iniziata e il prezzo del petrolio è in oscillazione.
Gli Stati Uniti hanno imposto 34 miliardi di dollari di tariffe sulle importazioni di Pechino, da cui ci si aspetta ora una ritorsione che potrebbe includere anche dazi sulle importazioni di greggio negli USA.

Il prezzo del petrolio è in deciso calo. A incidere per grossa parte anche la mancata IPO di Aramco, colosso petrolifero saudita che sarebbe dovuto sbarcare in borsa ma che - secondo indiscrezioni del Wall Street Journal che ha raccolto la dichiarazione di un dirigente della stessa società - non avrà luogo.

Al momento della scrittura, il WTI si assesta su quota 72,9 dollari a barile, mentre il Brent, che negli ultimi giorni aveva viaggiato sempre intorno ai 78 dollari, ora fa registrare 77,2 dollari a barile circa.

Petrolio: cosa può fare la guerra commerciale?

Anche tra i mercati petroliferi spunta la minaccia della disputa commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, le due maggiori economie del mondo.
A partire dalla mezzanotte di Washington (circa mezzogiorno a Pechino), l’amministrazione Trump ha imposto ufficialmente 34 miliardi di dollari di tariffe sulle importazioni del Paese guidato da Xi Jinping.

La Cina ha etichettato la mossa della Casa Bianca come “bullismo commerciale” e ha annunciato una reazione. Secondo diverse fonti, i principali porti cinesi hanno già ritardato lo sdoganamento delle merci in arrivo dagli USA.
Stephen Innes, responsabile del trading per l’Asia di OANDA, ha parlato di un conflitto commerciale senza precedenti, così come ha fatto il ministero del Commercio cinese, descrivendo la circostanza come “la più grande guerra commerciale della storia dell’economia”.

Come parte della retaliation, Pechino ha minacciato una tariffa del 25% sulle importazioni di greggio negli Stati Uniti, sebbene non abbia specificato una data di introduzione.
Le spedizioni americane di greggio verso la Cina ammontano a circa 400.000 barili al giorno, per un valore di 1 miliardo di dollari al mese stando ai prezzi correnti. Tariffe che renderebbero quindi il petrolio degli Stati Uniti non competitivo in Cina.

Un dirigente del gruppo petrolchimico cinese Dongming ha dichiarato di aspettarsi molto presto l’introduzione dei dazi sulle importazioni di petrolio negli Stati Uniti.
Ha aggiunto che la sua raffineria ha cancellato gli ordini di greggio degli USA e che passerà alle forniture del Medio Oriente o dell’Africa occidentale.

Come si inseriscono le dispute commerciali USA-Cina nel contesto attuale?

La potenziale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina va a ritagliarsi uno spazio nel quadro di un mercato petrolifero già molto teso.
La società di consulenza energetica FGE ha annunciato carenze d’approvvigionamento dovute alle sanzioni statunitensi contro l’Iran, che esporta circa 2,7 milioni di barili al giorno.

Anche se il governo degli Stati Uniti dovesse concedere alcune deroghe agli alleati, la FGE stima che, a partire dall’applicazione delle sanzioni, saranno tagliati fuori dai mercati da 1,7 a 2 milioni di barili di petrolio greggio e condensato.

La banca d’investimenti statunitense Jefferies ha previsto un calo delle esportazioni iraniane che va ben oltre 1 milione di barili al giorno per via dell’embargo della Casa Bianca.
Alcuni Paesi stanno già reagendo. Secondo diverse fonti la Corea del Sud, uno dei principali acquirenti di petrolio e condensa iraniani, a luglio non farà più affidamento sui giacimenti di Teheran, per la prima volta dall’agosto del 2012.

Ma la perdita del greggio iraniano non rappresenta l’unico taglio all’approvvigionamento. Secondo la FGE, il Venezuela perderà altri 400.000 barili al giorno entro la fine dell’anno, con una produzione inferiore a 1 milione di barili.

Anche se l’Arabia Saudita e la Russia hanno dichiarato che avrebbero aumentato la produzione per bilanciare le interruzioni, la FGE ha osservato che è impossibile compensare la carenza di produzione di Iran, Venezuela e Libia.

Da un quadro simile - riferisce la società - il prezzo del petrolio può salire fino a 100 dollari al barile.

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