Prezzo del rame crolla del 20%, colpa dei dazi. Fino a dove può arrivare?

Claudia Cervi

31 Luglio 2025 - 19:41

Colpo di scena firmato Trump: tariffe del 50% su cavi, motori e componenti in rame, ma non sul rame raffinato. Il mercato implode.

Prezzo del rame crolla del 20%, colpa dei dazi. Fino a dove può arrivare?

Con un annuncio a sorpresa, il 30 luglio Donald Trump ha scosso il mercato dei metalli, colpendo prodotti finiti e semilavorati in rame. Questa mossa lascia fuori però i flussi di rame raffinato, rottami e anodi, cioè il grosso del commercio globale. Le tariffe, in vigore dal 1° agosto, colpiscono infatti tubi, fili, trasformatori, impianti elettrici e motori: in pratica, la catena industriale del rame. Ma escludono ciò che davvero muove davvero il mercato, con una scelta che ha disorientato gli operatori e fatto crollare del 20% il prezzo sul mercato americano, azzerando in poche ore il premio rispetto al LME di Londra. I trader che avevano scommesso su una corsa all’import pre-tariffa si sono trovati con magazzini pieni e margini bruciati. La domanda ora è: è solo l’inizio? Fino a dove può arrivare il prezzo del rame?

Rame, premio COMEX su LME Rame, premio COMEX su LME Fonte Bloomberg

Perché Trump ha fatto questa mossa?

Dietro la facciata da guerra commerciale c’è una strategia molto più chirurgica. Trump ha evitato di colpire il rame “utile” agli Stati Uniti, quello che serve all’industria nazionale per restare competitiva, e ha affondato invece le importazioni di prodotti finiti, spesso provenienti da partner come il Canada. Una mossa protezionista, sì, ma calibrata: si taglia l’export altrui, senza danneggiare troppo il sistema produttivo interno.

Non è un caso che Cile e Perù, giganti del rame raffinato, siano stati risparmiati, mentre sono finiti nel mirino proprio i Paesi che esportano componentistica. Dunque, sta proseguendo con la logica “America First”, ma con metodo.

Cosa succede ora? Il rame ha toccato il fondo?

Dopo il tonfo al COMEX, i prezzi sul LME sono scesi con più cautela. Ma il mercato si trova ora davanti a un bivio. Da un lato, l’assenza del premio americano ha tolto pressione al rialzo. Dall’altro, la Cina, che resta il più grande consumatore mondiale di rame, sta dando segnali di risveglio.

Grafico future Copper Comex Grafico future Copper Comex Fonte Tradingview

Il cosiddetto impulso creditizio cinese, che spesso anticipa i cicli del rame, è tornato ai massimi da fine 2024. E anche le scorte nei magazzini di Shanghai sono scese ai minimi da oltre un anno. Il messaggio dei fondamentali è: attenzione, il rame potrebbe rimbalzare.

Grafico future Copper Comex Grafico future Copper Comex Fonte Tradingview

Il supporto tecnico chiave è in area 9.500 dollari a tonnellata. Da lì potrebbe ripartire un rally, se supportato dalla domanda cinese e da eventuali shock dal lato dell’offerta. Ma c’è un ostacolo: il dollaro forte. Finché il biglietto verde resta alto, le materie prime avranno il fiato corto.

È il momento giusto per entrare?

Chi compra rame adesso, lo fa scommettendo su una normalizzazione del commercio globale e su una ripresa più solida della domanda industriale. Ma c’è anche il rischio opposto: una frenata economica globale o un eccesso di offerta strutturale potrebbero spingere i prezzi ancora più in basso.

Lo scenario più probabile? Una fase di assestamento, con gli investitori che abbandonano il COMEX per tornare al LME, e un mercato che guarda sempre più a Pechino e alle sue politiche di stimolo. Con Trump in modalità campagna elettorale permanente, però, è difficile immaginare che sia l’ultima scossa. Il rame resta sotto pressione, ma anche pronto a ruggire se qualcosa cambia. Come sempre, chi entra ora gioca d’anticipo. Ma deve avere nervi d’acciaio.

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