Pensioni: in arrivo novità per le donne

Riforma delle pensioni, possibili novità per le donne: dal Ministro del Lavoro la promessa di nuove tutele per le lavoratrici. Nel frattempo ci sarà la proroga di Opzione Donna nella Legge di Bilancio 2020.

Pensioni: in arrivo novità per le donne

Il cantiere pensioni non è ancora chiuso, anche se difficilmente ci saranno novità con questa Legge di Bilancio. È quanto si evince dall’ultimo incontro tra sindacati, federazioni dei pensionati e Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, durante il quale sono state avanzate delle proposte interessanti per la prossima riforma delle pensioni.

Proposte che la Catalfo è disposta a valutare, promettendo l’apertura - già dal prossimo gennaio 2020 - di un tavolo delle trattative per la prossima riforma delle pensioni. In particolare i sindacati hanno chiesto una maggiore attenzione nei confronti delle donne, particolarmente svantaggiate dalla riforma Fornero del 2011.

Novità per le donne, però, arriveranno già con la Legge di Bilancio 2020: nella manovra finanziaria, infatti, sono state stanziate le risorse per una proroga di Opzione Donna che dal prossimo anno sarà estesa anche alle nate nel 1961.

Il Governo Conte bis, quindi, si sta mostrando particolarmente attento alla tutela delle donne sul fronte pensionistico, e questo rinnovato interesse potrebbe portare all’arrivo di diverse novità; vediamo quali partendo proprio dai dettagli del rinnovo di Opzione Donna.

Opzione Donna 2020: tutte le novità

Nella Legge di Bilancio 2020 non ci sono molte novità per le pensioni, ma quelle poche interessano particolarmente alle donne. Il Governo, infatti, ha deciso di prolungare per un altro anno Opzione Donna, consentendo l’accesso alla misura a coloro che ne maturano i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno.

Ricordiamo quanto previsto oggi da Opzione Donna: per effetto di quanto disposto dall’articolo 16 del decreto 4/2019 (poi convertito in legge 26/2019), possono approfittare di questo scivolo pensionistico le lavoratrici dipendenti che hanno compiuto i 58 anni di età entro la fine del 2018, mentre per le autonome il requisito anagrafico aumenta a 59 anni. In entrambi i casi bisogna contestualmente aver maturato 35 anni di contribuzione.

Per accedere a questa misura che, come potete vedere, consente di anticipare di diversi anni l’accesso alla pensione bisogna però accettare che il proprio assegno pensionistico venga calcolato interamente con il sistema contributivo; ciò comporterà una penalizzazione variabile a seconda della posizione contributiva dell’interessata.

Le novità contenute nella Legge di Bilancio 2020 porteranno ad un allargamento della platea delle beneficiarie di Opzione Donna, dal momento che la misura sperimentale sarà estesa a coloro che compiranno i 58 e i 59 anni di età nel 2019 (a condizione, ovviamente, che entro la stessa data abbiano maturato i 35 anni di contributi).

Questo significa che saranno incluse in Opzione Donna le nate entro il 31 dicembre del 1961 (se lavoratrici subordinate), mentre nel caso delle autonome entro dicembre del 1960.

Resterà comunque in vigore il meccanismo delle finestre mobili che ritarda la decorrenza della pensione maturata con Opzione Donna. Dal raggiungimento dei requisiti al riconoscimento del primo assegno di pensione, infatti, passeranno 12 mesi nel caso delle dipendenti, 18 mesi per le autonome.

Ricordiamo che ai fini del riconoscimento dei 35 anni di contribuzione necessari per anticipare l’accesso alla pensione si terrà conto dei contributi obbligatori, così come di quelli da riscatto, volontari e figurativi. Non valgono quelli accreditati in periodi di disoccupazione e malattia nel caso delle lavoratrici subordinate nel settore privato. Sono validi, invece, i contributi trasferiti per effetto della ricongiunzione, a differenza di quelli derivati da cumulo dei periodi assicurativi.

Pensione donne, le altre novità in arrivo

Raggiunto l’accordo su Opzione Donna, nei prossimi mesi sindacati e Ministero del Lavoro tratteranno per l’introduzione di ulteriori novità e tutele per le lavoratrici, le quali - come spiegato dalle parti sociali - sono state poco coinvolte negli strumenti di flessibilità introdotti in questi anni.

A tal proposito i sindacati chiedono di favorire l’accesso a Quota 100 alle donne, le quali oggi hanno difficoltà a farlo visto il requisito contributivo di 38 anni. Storicamente, infatti, le donne hanno maggiori difficoltà nel maturare un cospicuo numero di contributi.

Per questo motivo i sindacati hanno chiesto di introdurre una Quota 100 rosa, abbassando - esclusivamente per le donne - il minimo contributivo a 36 anni. Una novità che il Ministero del Lavoro è disposto a valutare, così come quella che punta al riconoscimento di un bonus contributivo di un anno per ogni figlio.

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