Pensioni, conguaglio 2019: una parte dell’importo dovrà essere restituito?

Pensioni, conguaglio rivalutazione 2019: se il tasso dell’1,1% non sarà confermato c’è il rischio di dover restituire una parte di quanto percepito nell’anno in corso. Ma ci sono buone notizie per i pensionati.

Pensioni, conguaglio 2019: una parte dell'importo dovrà essere restituito?

Pensioni, nuove anticipazioni riguardo al tasso di rivalutazione che verrà applicato sugli assegni il prossimo anno, precisamente da quelli in pagamento da venerdì 3 gennaio. È il Sole 24 Ore a svelare i contenuti del decreto ministeriale che verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni, dove il tasso di rivalutazione molto probabilmente sarà più basso di quello che vi abbiamo anticipato fino a qualche giorno fa.

Sembra infatti che gli assegni saranno rivalutati con un tasso dello 0,40% e non più dello 0,60% come si pensava. Una notizia non positiva per i pensionati, i quali dovranno accontentarsi di aumenti mini sulle pensioni: basti pensare che in tal caso su una pensione di 1.000,00€ ci sarebbe un incremento di appena 4,00€, mentre l’importo della pensione minima - oggi pari a 513,01€ - aumenterebbe di appena 2,00€ (circa).

Ma mettiamo da parte per un attimo la nuova rivalutazione delle pensioni per tornare a quanto successo ad inizio 2019, quando gli assegni sono saliti dell’1,1%. In molti, però, non sanno che quel tasso di rivalutazione, così come quello che verrà applicato nel 2020, era frutto solamente di una stima e che per questo motivo necessita di una conferma.

Solo con il decreto ministeriale in arrivo in Gazzetta Ufficiale si saprà se questa percentuale di rivalutazione verrà confermata oppure no; in caso di variazione è previsto un conguaglio sulle pensioni, con il pensionato che dovrebbe restituire una parte di quanto percepito in più (in caso di tasso più basso) oppure godrebbe di un ulteriore aumento (se l’indice dovesse essere più alto).

Anche su questo tema ci sono delle anticipazioni importanti che dovrebbero trovare conferma nel decreto che MEF e Ministero del Lavoro pubblicheranno nelle prossime settimane.

Pensioni 2019: non ci sarà alcun conguaglio

Ci sono buone notizie per i pensionati: sugli importi delle pensioni percepite nel 2019 non ci sarà alcun conguaglio.

Questo perché il decreto ministeriale in pubblicazione in GU conferma l’indice FOI (variazione dell’indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi) dell’1,1%; non c’è alcun rischio, quindi, di dover restituire una parte (seppur minima) dell’importo percepito.

Pensioni 2020: tasso di rivalutazione dello 0,4%

Le buone notizie si concludono qui; come anticipato, infatti, per il 2020 il FOI stimato dall’ISTAT, sulla base del quale verrà effettuata la perequazione degli assegni, è molto più basso di quello applicato nel 2019.

Fino a qualche giorno fa le ultime notizie sulle pensioni stimavano un tasso dello 0,60%, ma le indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore ci dicono altro: tenendo conto del tasso di inflazione appena comunicato dall’ISTAT, la percentuale di rivalutazione sarà di appena lo 0,40%.

Meno della metà rispetto a quanto assistito lo scorso anno, con gli assegni che aumenteranno di pochi euro.

A tal proposito sembra che il Governo stia riflettendo sull’ipotesi di tornare - parzialmente - al vecchio sistema di perequazione: vale la pena ricordare, infatti, che per effetto di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2019 la rivalutazione viene effettuata con un’elasticità variabile a seconda della fascia d’importo di appartenenza, con un’indicizzazione del 100% solamente per gli assegni che non superano di tre volte il trattamento minimo.

Ebbene, per il momento la Legge di Bilancio 2020 estende anche a coloro che non superano di quattro volte il trattamento minimo la possibilità di godere di una rivalutazione piena (piuttosto che del 97%, percentuale stabilita dalla manovra finanziaria dello scorso anno); sembra però che con il passaggio in Parlamento del testo della manovra anche chi ha una pensione non superiore a cinque volte il trattamento minimo sarà soggetto ad una rivalutazione piena (anziché del 77%).

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