Pensioni: come dovrebbe essere la riforma secondo l’INPS

Riforma delle pensioni: secondo l’INPS sono quattro i temi da affrontare. Dalla flessibilità in uscita alla pensione di garanzia, come pure la tutela dei lavoratori gravosi e la copertura dei buchi contributivi.

Pensioni: come dovrebbe essere la riforma secondo l'INPS

Riforma delle pensioni: il dibattito per il dopo Quota 100 è ancora in essere e difficilmente si arriverà ad un accordo nel breve termine.

Sindacati e Ministero del Lavoro ne stanno discutendo e sono diverse le ipotesi avanzate. A tal proposito, quando il dibattito è ancora aperto, l’INPS si è unito al lungo elenco di proposte riguardo al come dovrà essere la prossima riforma delle pensioni.

Nel dettaglio, nel rapporto sull’attività dell’Istituto nel 2019 - dove si parla anche di una possibile estensione del reddito di cittadinanza - l’INPS ha proposto la propria idea di riforma delle pensioni puntando l’attenzione su quattro aspetti fondamentali.

Una riforma che guarda al futuro e che dovrà andare a colmare tutte quelle lacune dell’attuale sistema previdenziale. Al momento si sta discutendo su come coprire quel buco che verrà lasciato da Quota 100 al termine del periodo di valenza, in scadenza il 31 dicembre 2021, ma secondo l’INPS sono anche altri gli aspetti che devono essere presi in considerazione nel confronto in essere.

Riforma delle pensioni: i quattro temi fissati dall’INPS

Secondo l’INPS, quello della flessibilità in uscita - sul quale si sta concentrando al momento il confronto tra Ministero del Lavoro e sindacati - è uno dei temi che dovrà essere affrontato con la prossima riforma, ma non è l’unico. È vero che con la scomparsa di Quota 100 c’è la necessità di garantire flessibilità in uscita a coloro che per pochi mesi non sono riusciti ad accedere a questa misura, ma allo stesso tempo ci sono altri aspetti da non trascurare, quali:

  • pensione di garanzia;
  • copertura dei buchi contributivi per le carriere discontinue;
  • tutela dei lavori usuranti.

A tal proposito, al netto delle ipotesi già al vaglio dei tecnici come una nuova Quota 102 o la possibilità di estendere ad un maggior numero di beneficiari l’accesso a Quota 41, l’INPS ha formulato una serie di sue proposte.

Ad esempio, sul fronte della tutela dei lavoratori usuranti, ma anche di gravosi e disoccupati con più di 60 anni (per i quali la ricollocazione è particolarmente complicata) l’INPS suggerisce il potenziamento dell’Ape Sociale (che con la Legge di Bilancio 2021 verrà prorogata per un altro anno) e di Quota 41 precoci. Queste misure andrebbero “approfondite, rese più generose e soprattutto strutturali”, così da raggiungere quella flessibilità che in condizioni normali il sistema contributivo non è in grado di offrire.

Ed è proprio al sistema contributivo che si allaccia il secondo tema, quello della pensione di garanzia.

Bisogna tutelare, infatti, coloro che hanno la pensione interamente calcolata con il sistema contributivo i quali rischiano di avere - una volta raggiunto il collocamento in quiescenza - un assegno molto basso.

Per questo motivo bisogna pensare a soluzioni per una pensione minima di garanzia, una soglia garantita a tutti i futuri pensionati così da tutelare i giovani d’oggi che spesso hanno carriere precarie e discontinue. Una delle soluzioni pensate è quella di integrare il montante contributivo in base all’entità della contribuzione, prevedendo coefficienti incrementali alla fine della vita lavorativa per quei soggetti che sono al di sotto di una determinata soglia di pensione teorica; in questo modo verrebbe avviato un meccanismo per riconoscere una pensione più alta valorizzando maggiormente il lavoro svolto negli ultimi anni di carriera.

E per tutelare chi ha avuto una carriera discontinua, si potrebbe pensare ad una serie di strumenti con cui dare copertura ai vuoti contributivi, valorizzando - gratuitamente - i periodi formativi (vedi il conseguimento della laurea) ai fini pensionistici.

Sempre in quest’ottica, si collocano gli sconti contributivi per le lavoratrici madri (potenziando quelli che ci sono già).

Allo stesso tempo, però, bisognerà stimolare il ricorso alle pensioni complementari, ancora troppo poco utilizzate dagli italiani. A tal proposito, l’INPS suggerisce il potenziamento dell’offerta di strumenti di previdenza complementare da parte di soggetti pubblici.

Riforma pensioni: così la flessibilità in uscita secondo l’INPS

Ritornando alla flessibilità in uscita, tema che riscuote il maggior numero di interesse tra i lavoratori, l’INPS suggerisce una riduzione dell’età di accesso alla quale però dovrà seguire un coefficiente più favorevole per i lavoratori attività usuranti o gravose.

Allo stesso tempo, però, bisognerebbe prevedere una penalizzazione per coloro che scelgono di anticipare l’accesso alla pensione. Ad esempio, si potrebbe permettere l’accesso alla pensione a 62 anni con 20 anni di contribuzione, prevedendo una sorta di “anticipo pensionistico” calcolato solamente sulla parte contributiva del lavoratore. L’altra parte, ossia quella calcolata con il retributivo, sarebbe disponibile solamente al raggiungimento dei 67 anni di età (e quindi una volta maturati i requisiti per la pensione di vecchiaia).

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