Pensioni, bocciato il ricorso contro il Decreto Poletti: niente rivalutazione degli assegni

Bocciato il ricorso contro il Decreto Poletti: per la Corte di Strasburgo non è incostitutuzionale lo stop alla perequazione delle pensioni, motivata dalla crisi economica.

Pensioni, bocciato il ricorso contro il Decreto Poletti: niente rivalutazione degli assegni

Il Decreto Poletti non ha violato i diritti dei pensionati: è questa la motivazione con la quale la Corte di Strasburgo ha ritenuto non ammissibile il ricorso presentato da oltre 10.000 pensionati italiani contro lo stop alla perequazione delle pensioni.

Ennesima brutta notizia per quei lavoratori penalizzati dal blocco delle rivalutazioni sulle pensioni nel 2012 e 2013 introdotta dal decreto Salva Italia del 2011.

La misura introdotta dall’allora Governo Monti, fortemente penalizzante per le pensioni degli italiani, era stata dichiarata incostituzionale e la Corte Costituzionale obbligò lo Stato a restituire ai pensionati l’importo della mancata rivalutazione.

Nel 2015, l’allora Ministro del Lavoro Poletti stabilì con decreto che la restituzione per mancata perequazione della pensione non dovesse essere uguale per tutti ma proporzionata all’importo dell’assegno: maggiore per gli assegni inferiore e minore per le pensioni più elevate.

Per la Corte europea dei diritti dell’uomo, il decreto Poletti non viola i diritti dei pensionati e la mancata rivalutazione delle pensioni è motivata dalla difficile situazione economica alla quale era sottoposta l’Italia.

Pensioni, bocciato il ricorso contro il Decreto Poletti: niente rivalutazione delle pensioni

Il ricorso presentato dagli oltre 10.000 pensionati contro il Decreto Poletti è stato glissato come “irricevibile” dalla Corte di Strasburgo.

Finisce così l’ennesima battaglia dei pensionati penalizzati dalla mancata perequazione delle pensioni per i quali, già ad ottobre dello scorso anno, era stata anche la Consulta a bocciare i ricorsi per incostituzionalità del meccanismo di rivalutazione introdotto dal Decreto Poletti nel 2015.

Nel dettaglio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha decretato che la rivalutazione parziale degli assegni per il 2012 e il 2013 non ha violato i diritti dei pensionati e che, inoltre, ha avuto effetti contenuti e limitati:

la misura controversa non sembra avere avuto un impatto significativo per gli anni in questione: per il 2012 l’impatto negativo delle disposizioni criticate, che è nullo per le pensioni inferiori a circa 1.500 euro, sale al 2,7% per le pensioni di oltre 3.000 euro; un risultato simile può essere calcolato sul 2013”.

Inoltre, per i giudici di Strasburgo la scelta di una rivalutazione degli assegni differenziata in base all’importo delle pensioni sarebbe stata giustificata anche da un periodo in cui la situazione economica dell’Italia era particolarmente difficile.

Insomma, una norma penalizzante ma necessaria per “proteggere il livello minimo di prestazioni sociali e garantire allo stesso tempo la tenuta del sistema sociale per le generazioni future”.

Perequazione pensioni, cosa prevede il Decreto Poletti

Niente rimborso delle pensioni a causa dei nuovi meccanismi di rivalutazione degli assegni, prima modificati con la riforma Fornero e poi riconosciuti soltanto in parte con il bonus Poletti.

La querelle archiviata dalla Corte di Strasburgo nasce con la legge “Salva Italia” del 2011 che aveva imposto il blocco della rivalutazione sulla base delle variazioni Istat per gli anni 2012-2013 per trattamenti superiori a 3 volte quello minimo, ovvero 1.405,05 euro lordi.

La Corte Costituzionale, con una sentenza che aveva fatto ben sperare i pensionati, aveva ribaltato la norma imponendone la sua cancellazione.

Il Governo Renzi, per recepire l’indicazione della Corte aveva quindi varato il decreto 65/2015, nel quale è stato inserito il cosiddetto bonus Poletti: ai pensionavi spettava, tuttavia, soltanto un rimborso pensione parziale.

Il Decreto Poletti ha predisposto un calcolo sul rimborso anche per il biennio 2012-2013 da effettuarsi secondo il seguente modello:

Rapporto rispetto alla pensione minimaPercentuale di rivalutazione
Fino a 3 volte (1.405,05 euro) 100%
Da 3 a 4 40%
Da 4 a 5 20%
Da 5 a 6 10%
Oltre 6 volte (2810.1 euro) Nessuna

E ora?

L’unica speranza rimasta ai pensionati, dopo il secco no della Consulta, era l’intervento della Corte europea per i diritti dell’uomo. Quali mosse ora dopo la bocciatura del ricorso?

Per i pensionati la speranza di un rimborso della quota di perequazione non riconosciuta sfuma e il tema dei diritti dei pensionati e dei “sacrifici” necessari per la tenuta dei conti pubblici è quantomai sentito, ora, in vista della riforma delle pensioni del nuovo Governo.

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