Pensioni Inps: quanti tipi ne esistono?

Vi siete mai chiesti quanti tipi di pensione sono riconosciuti dall’Inps? Ecco la risposta.

Pensioni Inps: quanti tipi ne esistono?

In attesa di novità sulle pensioni (che potrebbero arrivare dopo la decisione dell’UE sulla procedura d’infrazione) abbiamo deciso di rispondere ad una domanda che molti lettori si fanno: quanti tipi di pensione esistono?

Effettivamente ci sono diverse forme di accesso alla pensione, come spiegato dall’Inps stesso sul proprio sito ufficiale. L’Istituto, infatti, eroga diversi tipi di prestazioni pensionistiche a seconda della gestione o del fondo di appartenenza degli iscritti, così come in base ai requisiti contributivi e anagrafici previsti dalla legge.

A rendere ancora più articolato l’impianto pensionistico italiano ci hanno pensato le ultime riforme delle pensioni approvate negli ultimi anni, alcune con lo scopo di abbassare la spesa previdenziale (vedi ad esempio la Legge Fornero) e altre per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro. Riforme però che non si applicano per il personale delle Forze dell’Ordine, nei confronti dei quali continuano ad applicarsi le norme precedenti all’entrata in vigore della riforma Fornero.

Grazie alle informazioni fornite dall’Inps possiamo quindi fare chiarezza su quanti tipi di pensione esistono (tenendo conto solamente dei trattamenti previdenziali erogato dall’Istituto); ecco a tal proposito una guida che vi sarà utile per capire quando e con quale misura potrete andare in pensione.

Pensioni per gli iscritti all’AGO e alla Gestione Separata

Ci sono diversi tipi di pensione per coloro che risultano iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) - che comprende il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) e le gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) - o alla Gestione Separata; le più comuni sono la pensione anticipata e la pensione di vecchiaia, due prestazioni economiche erogate a domanda ai lavoratori, sia dipendenti che autonomi, che soddisfano determinati requisiti.

Per la pensione di vecchiaia i requisiti sono:

  • età: 67 anni;
  • contributi: 20 anni;
  • assicurati alla data del 31 dicembre 1995 o assicurati dal 1° gennaio 1996 e rispettare determinati requisiti economici.

Per la pensione anticipata, invece, non è previsto alcun limite per l’età anagrafica. È sufficiente, infatti, aver maturato:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi se donne.

Sia per l’una che per l’altra forma di pensionamento esistono delle deroghe ai limiti di età ed anagrafici; ad esempio, per la pensione di vecchiaia si segnalano le deroghe Amato e l’Opzione Dini che consentono di andare in pensione con 15 anni - anziché 20 - di contributi, oppure la possibilità per gli usuranti di andare in pensione a 66 anni e 7 mesi (ma con più anni di contribuzione).

Per la pensione anticipata, invece, c’è un beneficio per i precoci, ai quali viene consentito di accedere alla pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, una volta raggiunti i 41 anni di contributi. La cosiddetta Quota 41, però, è riservata solo ad alcune categorie di precoci, ossia a coloro che rientrano in uno dei profili di tutela riconosciuti dall’ordinamento.

C’è poi la pensione con “Quota 100” introdotta nel 2019 e valida per i prossimi due anni; si tratta di una prestazione erogata nei confronti di coloro che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e 31 dicembre 2021 maturano i requisiti prescritti dalla legge, ossia:

  • la somma tra contributi e età anagrafica deve dare almeno 100;
  • l’età anagrafica non può essere inferiore a 62 anni;
  • i contributi versati non possono essere inferiori a 38 anni.

Sempre l’ultima riforma delle pensioni poi ha prorogato Opzione Donna, una misura sperimentale rivolta alle lavoratrici dipendenti ed autonome che hanno maturato determinati requisiti entro il 31 dicembre 2018:

  • età anagrafica: 58 anni per le dipendenti, 59 anni per le autonome;
  • contributi: 35 anni.

L’Inps poi ci ricorda dell’esistenza della pensioni supplementari, ossia quelle prestazioni economiche erogate al pensionato al fine di far valere la contribuzione accreditata in una gestione differente da quella in cui è divenuto titolare di pensione, ma solo quando questa è sufficiente per perfezionare un diritto autonomo a pensione. Ci sono tre tipi di pensione supplementare: di vecchiaia, di inabilità e ai superstiti.

Questa non va confusa con il supplemento di pensione, che invece rappresenta quell’incremento dell’assegno liquidato in base alla contribuzione versata dai pensionati che continuano a lavorare, quindi successivamente al collocamento in quiescenza.

Infine, per gli iscritti all’AGO o alla Gestione Separata abbiamo la pensione di inabilità erogata in favore di quei lavoratori per i quali viene accertata l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Affinché si abbia diritto alla pensione di inabilità, però, è necessario anche avere almeno 5 anni di contribuzione accreditata (quindi 260 settimane contributive) di cui 3 anni accreditati negli ultimi cinque (dalla data della domanda).

Pensione anche per le casalinghe

Chi lo ha detto che le casalinghe, pur non percependo una retribuzione, non abbiano diritto ad una pensione? Esiste infatti un fondo casalinghe Inps al quale ci si può iscrivere chi svolge lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari, versando così volontariamente i contributi. In favore delle iscritte, l’Inps eroga sia la pensione di vecchiaia che quella di inabilità.

L’importo dell’assegno sarà calcolato, in base al numero di contributi accreditati, secondo il sistema di calcolo contributivo.

Anticipi sulla pensione

Completiamo questo approfondimento su quali - e quanti - tipi di pensione esistono ricordando che ancora per quest’anno è possibile richiedere degli anticipi sulla pensione che si suddividono in APE Sociale e APE Volontario.

Il primo è un’indennità di natura assistenziale a carico dello Stato che l’Inps eroga nei confronti di coloro che versano in uno stato di bisogno purché abbiano compiuto almeno 63 anni di età. Questa sarà riconosciuta fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata.

Se con l’APE Sociale non sono previste decurtazioni sul futuro assegno di pensione, poiché come anticipato è lo Stato a farsi carico dell’indennità, con l’APE Volontario le cose vanno diversamente: si tratta infatti a tutti gli effetti di un prestito -erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità - commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto.

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