Aumento dell’età pensionabile non è per tutti: casi di esenzione

Dal 1° gennaio 2019 aumenta l’età per andare in pensione, ma non per tutti: ecco quali categorie di lavoratori sono esenti da questa novità.

Aumento dell'età pensionabile non è per tutti: casi di esenzione

Dal 1° gennaio 2019 scatterà l’aumento dell’età pensionabile che, tuttavia, non riguarderà alcune categorie di lavoratori. È la Legge Fornero a stabilire che d’ora in avanti ci dovrà essere un adeguamento biennale dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita rilevate dall’Istat.

Per questo motivo dal gennaio prossimo per andare in pensione bisognerà aver compiuto almeno 67 anni di età (con un’anzianità contributiva di 20 anni) o in alternativa aver versato 43 anni e 3 mesi di contributi (uomini) o 42 anni e 3 mesi (donne).

Ci saranno novità anche per la pensione di vecchiaia contributiva - per la quale l’età pensionabile salirà a 71 anni - e per l’Ape Volontario. Inoltre l’adeguamento con le aspettative di vita comporterà anche una riduzione dei coefficienti di trasformazione per il metodo contributivo per il calcolo della pensione.

Come anticipato, però, non tutti i lavoratori saranno interessati dall’aumento dell’età pensionabile. Ci sono alcune categorie, infatti, che potranno andare in pensione all’età di 66 anni e 7 mesi come avviene oggi, ma con una sola differenza: l’anzianità contributiva non dovrà essere di 20 anni, bensì di 30.

Ma quali sono le categorie per le quali non si applica l’aumento dell’età pensionabile? Scopriamolo.

Blocco dell’età pensionabile: per quali lavoratori?

Nel dettaglio sono tre le categorie per le quali la Legge di Bilancio 2018 ha previsto il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, ovvero per gli addetti:

  • ai lavori usuranti;
  • ai turni notturni;
  • ai lavori gravosi.

Partiamo con i primi, ai quali è consentito andare in pensione all’età di 66 anni e 7 mesi qualora l’attività usurante sia stata svolta per almeno metà della carriera lavorativa, o per almeno 7 anni negli ultimi 10.

Ricordiamo che la legge riconosce come lavori usuranti quelli svolti:

  • in galleria, cava o miniera (ambienti sotterranei);
  • in cassoni ad aria compressa;
  • da palombari;
  • ad alte temperature;
  • da coloro che si occupano della lavorazione del vetro cavo;
  • per l’asportazione dell’amianto;
  • in spazi ristretti (intercapedini, pozzetti, doppi fondi…);
  • da coloro che si occupano della conduzione di veicoli del servizio pubblico di trasporto collettivo (capienza superiore ai 9 posti);
  • a catena, o in serie.

Anche per i lavoratori notturni valgono le regole descritte in precedenza: per poter beneficiare dell’agevolazione, quindi, è necessario che questo sia stato effettuato per almeno metà della carriera lavorativa, o in alternativa per almeno 7 anni degli ultimi 10.

Nel dettaglio, hanno diritto ad andare in pensione a 66 anni e 7 mesi - con 30 anni di contributi - coloro che svolgono turni di notte per almeno 78 giorni l’anno. Per essere considerato come “notturno” il turno deve essere di almeno 6 ore.

Infine questa agevolazione è riconosciuta anche a coloro che svolgono un lavoro riconosciuto come “gravoso”. Al momento le professioni riconosciute sono 15, ma in Parlamento si sta valutando un ampliamento.

Per adesso, comunque, il blocco dell’età pensionabile vale solo per:

  • gli operai dell’industria estrattiva o edilizia;
  • conduttori di gru e macchinari mobili per la perforazione delle costruzioni;
  • conciatori di pelli e pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e il personale viaggiante sugli stessi;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere, purché con lavoro organizzato a turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti scuola dell’infanzia;
  • addetti allo spostamento di merci;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici;
  • operai agricoli;
  • lavoratori marittimi;
  • addetti in impianti siderurgici;
  • pescatori.

Come chiedere il blocco dell’età pensionabile?

In risposta a questa domanda ci viene il decreto del Ministero del Lavoro datato 18 aprile 2018, ma appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Qui viene ricordato che il blocco dell’età pensionabile per queste tre categorie di lavoratori vale sia per il 2019 che per il 2020; dal 2021, quindi, anche questi saranno interessati dall’adeguamento alle speranze di vita.

Il blocco comunque non è automatico poiché è il lavoratore a doverne fare richiesta all’INPS dimostrando di essere in possesso dei requisiti suddetti. Nel dettaglio, è necessario compilare il modulo predisposto dall’INPS indicando:

  • il periodo in cui è stata svolta la mansione gravosa, usurante o il lavoro notturno;
  • CCNL di riferimento;
  • livello di inquadramento;
  • mansioni svolte nel dettaglio;
  • codice professionale ISTAT (ove previsto).

Il modulo va compilato dal datore di lavoro, o in alternativa il lavoratore potrà allegare alla domanda una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà - che verrà verificata dall’Ispettorato nazionale del lavoro - indicante le informazioni richieste.

La domanda quindi dovrà essere inviata per via telematica all’INPS; per il modello da compilare, però, bisognerà attendere il decreto attuativo dell’Istituto che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

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