Pensione di vecchiaia contributiva per smettere di lavorare dopo soli 5 anni

Si chiama pensione di vecchiaia contributiva lo strumento con il quale si può percepire l’assegno previdenziale pur avendo maturato solamente 5 anni di contributi. Ecco come funziona e chi vi può accedere.

Pensione di vecchiaia contributiva per smettere di lavorare dopo soli 5 anni

La pensione di vecchiaia contributiva è quell’opzione con la quale alcune categorie di lavoratori possono smettere di lavorare dopo soli 5 anni, purché abbiano raggiunto determinati requisiti.

Ad oggi è lo strumento che permette di accedere alla pensione con meno anni di contributi; bisogna ricordare, infatti, che per la tradizionale pensione di vecchiaia sono necessari 20 anni di contributi, mentre per quella anticipata si sale a un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (per gli uomini, mentre per le donne è 1 anno in meno).

Quindi, considerando che non si può andare in pensione senza aver mai lavorato, la pensione di vecchiaia contributiva è l’unica possibilità per coloro che hanno avuto una breve carriera lavorativa.

Ma chi vi può accedere e cosa cambia rispetto alla tradizionale pensione di vecchiaia? Scopriamolo.

Chi può accedere alla pensione di vecchiaia contributiva

Come anticipato questo strumento presuppone il soddisfacimento di due requisiti: l’anzianità contributiva e l’età anagrafica. Per il primo sono sufficienti 5 anni di contributi, mentre per l’età anagrafica sono richiesti almeno 70 anni e 7 mesi.

C’è poi un terzo fattore da considerare: come si può facilmente intuire dal nome, per accedere a questa tipologia di pensione di vecchiaia bisogna essere soggetti al calcolo interamente contributivo della prestazione.

Quindi vi possono accedere coloro che hanno cominciato a versare i contributi a partire dal 1996 - data in cui è stato introdotto il sistema contributivo - e non coloro che sono soggetti al sistema misto o retributivo.

Quest’ultimi, infatti, possono avvalersi dell’opzione contributiva Dini, e quindi possono chiedere che la loro pensione venga calcolata interamente con il sistema contributivo ma, come vedremo di seguito, non sono sufficienti 5 anni di contributi.

Inoltre, c’è da dire che in questo caso l’assegno pensionistico subirebbe una penalizzazione, poiché il sistema contributivo è meno conveniente di quello retributivo dal momento che si basa esclusivamente sul montante contributivo maturato dal pensionato (sul quale si applica un coefficiente di trasformazione).

Come funziona l’Opzione Dini

Quindi anche coloro che hanno un’anzianità contributiva precedente al 1995 possono smettere di lavorare in anticipo grazie all’Opzione Dini.

Come già accennato, però, per questi non è possibile andare in pensione con soli 5 anni di contributi. Infatti, per richiedere l’Opzione Dini ci sono delle condizioni da soddisfare, quali:

  • almeno 5 anni di contributi versati o accreditati dal 1° gennaio 1996;
  • almeno 15 anni di contributi complessivi.

Quindi l’Opzione Dini è uno strumento introdotto per permettere a coloro che rientrano nel sistema retributivo o misto di andare in pensione in anticipo rispetto a quanto previsto dagli attuali requisiti della pensione ordinaria, ma comunque per smettere di lavorare sono necessari più di 5 anni di contributi.

Per questo motivo la pensione di vecchiaia contributiva può essere richiesta esclusivamente da coloro che hanno 70 anni e 7 mesi di età e almeno 5 anni di contributi (purché maturati solamente dopo il 1° gennaio 1996).

Cosa cambia dal 1° gennaio 2019

I requisiti della pensione di vecchiaia ordinaria - età anagrafica 66 anni e 7 mesi e 20 anni di contributi maturati - valgono solamente per coloro che hanno l’assegno calcolato con metodo misto ossia in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

Per coloro che invece hanno cominciato a maturare i contributi dopo questa data e di conseguenza hanno la pensione calcolata interamente con il metodo contributivo c’è un altro requisito da soddisfare: l’importo dell’assegno pensionistico non deve essere inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

Quest’ultimo per il 2018 ha un valore di 453€, di conseguenza l’importo dell’assegno di pensione deve essere superiore ai 679,50€.

Cosa succede a chi non soddisfa questo requisito? Questi per ritirarsi dal lavoro dovranno soddisfare i requisiti richiesti dalla suddetta pensione di vecchiaia contributiva, quali:

  • 70 anni e 7 mesi di età;
  • 5 anni di contribuzione effettiva.

Questo requisito però è valido solamente fino al 31 dicembre 2018, dopodiché anche per la pensione di vecchiaia contributiva scatterà l’adeguamento con le aspettative di vita Istat, come previsto dalla Legge Fornero e come confermato da una recente circolare INPS.

Questo porterà il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia a 67 anni per tutti, sia uomini che donne.

Contemporaneamente ci sarà un aumento anche per l’età prevista per la pensione di vecchiaia contributiva, ossia per chi non ha contributi versati prima del 31 dicembre 1995 e andrebbe a percepire un assegno pensionistico inferiore ad 1,5 volte l’assegno sociale. Per questi infatti l’età anagrafica è stata aumentata a 71 anni, mentre il requisito contributivo resta sempre pari a 5.

Saranno questi quindi a dover aspettare fino al compimento dei 71 anni per andare in pensione, età che verrà nuovamente aumentata nel 2021 complice il nuovo adeguamento con le aspettative di vita (la Legge Fornero ha stabilito che l’adeguamento avrà cadenza biennale).

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Pensione

Argomenti:

INPS Pensione

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.