Pensione nel 2026 con 15 anni di contributi (5 anni in meno): ecco in che modo è possibile anticipare il collocamento in quiescenza.
Anche nel 2026 resta confermata la possibilità di andare in pensione con soli 15 anni di contributi, ma solo per chi rientra in specifiche condizioni previste dalla legge.
In via ordinaria, infatti, per la pensione di vecchiaia servono almeno 20 anni di versamenti, con l’unica eccezione dell’opzione contributiva riservata a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996: in quel caso bastano 5 anni di contributi, ma l’assegno arriva solo al compimento dei 71 anni di età.
Per chi ha carriere discontinue o non ha raggiunto i 20 anni di contribuzione esiste però una strada alternativa. Si tratta delle cosiddette deroghe Amato, introdotte negli anni ’90 e ancora in vigore, che consentono in alcuni casi di accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni anche con soli 15 anni di contributi. Le deroghe originarie erano quattro, ma una è ormai superata, mentre le altre continuano a essere applicate, anche se con una platea sempre più ridotta.
Il motivo è semplice: per accedere a queste agevolazioni è necessario avere almeno un contributo settimanale versato prima del 1° gennaio 1996. Col passare degli anni, quindi, diminuisce fisiologicamente il numero di lavoratori che possono soddisfare questo requisito, rendendo le deroghe sempre meno utilizzate.
Resta comunque una possibilità per chi ha avuto carriere frammentate, periodi di lavoro discontinui o lunghi vuoti contributivi e non è riuscito a raggiungere i 20 anni necessari per la pensione di vecchiaia ordinaria. In questi casi, le deroghe consentono di non perdere del tutto i contributi versati e di ottenere comunque un assegno al compimento dei 67 anni, a patto che si rientri in una delle condizioni previste dalla normativa.
Pensione con 15 anni di contributi, perché è importante
È il D. Lgs. n. 503/1992 - conosciuto anche come riforma Amato - ad aver introdotto tre deroghe al requisito contributivo richiesto per l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età: anziché 20 anni di contributi, infatti, in alcuni casi si può smettere di lavorare dopo soli 15 anni.
In realtà la riforma Amato prevedeva quattro deroghe, ma ormai è diventato impossibile soddisfare i requisiti per l’ultima.
La pensione con 15 anni di contributi rappresenta una soluzione utile per tutti coloro che hanno avuto una carriera con diversi buchi contributivi e che quindi non sono riusciti ad assicurarsi il requisito minimo per poter andare in pensione. Ricordiamo, infatti, che non raggiungendo almeno 20 anni di contributi non si ha diritto a una pensione e gli anni di lavoro effettuati andranno persi.
L’unica possibilità alternativa è quella offerta dall’opzione contributiva della pensione di vecchiaia, che consente il collocamento in quiescenza a 71 anni di età con almeno 5 anni di contributi, ma l’accesso è precluso a chi ha un’anzianità contributiva antecedente al 1° gennaio 1996.
Chi può andare in pensione con 15 anni di contributi (anziché 20)
La riforma Amato indica tre possibili strade per accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi anziché 20, riservate a coloro che hanno almeno un contributo settimanale versato entro il 31 dicembre 1995 (escludendo quindi i contributivi puri):
- la prima riconosce questa possibilità a coloro che hanno maturato almeno 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992. Nei 15 anni rientrano tutte le tipologie di contributi, da quelli obbligatori ai figurativi, fino a quelli derivanti da riscatto o versamenti volontari;
- la seconda riguarda coloro che entro il 31 dicembre 1992 hanno ottenuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria dei contributi. Non è necessario aver effettivamente versato i contributi volontari per beneficiare dell’agevolazione;
- la terza consente il pensionamento con 15 anni di contributi a chi ha un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni e che per almeno 10 anni ha meno di 52 settimane di contributi. Tuttavia, poiché è necessario avere almeno un contributo versato nel sistema retributivo (quindi entro il 31 dicembre 1995), l’anzianità assicurativa richiesta cresce nel tempo: non è più di 25 anni, ma di 31 anni nel 2026, e aumenterà progressivamente negli anni successivi.
Non bisogna invece commettere l’errore di pensare che anche l’Opzione Dini consenta di andare in pensione con 15 anni di contributi: a chi soddisfa determinati requisiti, tra cui appunto una contribuzione di almeno 15 anni, viene autorizzato un ricalcolo completamente contributivo dell’assegno, che in alcuni casi può risultare più conveniente rispetto al sistema misto.
Pensione con 15 anni di contributi destinata a sparire
Come anticipato, queste tre deroghe sono strutturali nel nostro sistema pensionistico: non è quindi necessaria una conferma annuale da parte del governo e continueranno a esistere finché ci saranno persone che ne soddisfano i requisiti.
Il problema è che più passano gli anni e più la platea si riduce. L’apice verrà raggiunto quando nessuno avrà più contributi versati entro il 31 dicembre 1995, rendendo di fatto impossibile l’accesso anche alla terza deroga Amato, oggi la più utilizzata.
Una quarta opzione per andare in pensione con 15 anni di contributi nel 2026
Chi non rientra nelle tre deroghe Amato ed ha meno di 20 anni di contributi non matura quindi il diritto alla pensione? In linea generale no, visto che per l’accesso alla pensione di vecchiaia è necessario aver maturato una contribuzione minima di 20 anni. In caso contrario non si ha diritto ad alcuna rendita e i contributi versati non possono essere recuperati.
L’unica soluzione è quella di attendere i 71 anni, visto che con l’opzione contributiva della pensione di vecchiaia sono sufficienti 5 anni di contributi. Tuttavia questa opzione è riservata a chi ha iniziato a versare contributi esclusivamente dopo l’1 gennaio 1996, rientrando quindi nel sistema contributivo puro.
Chi invece ha contributi anche prima del 1996 non deve necessariamente rassegnarsi. Esiste infatti la possibilità del computo nella Gestione separata, riservata a chi soddisfa determinati requisiti:
- almeno un contributo mensile versato nella Gestione separata;
-* almeno 15 anni di contributi complessivi, di cui almeno 5 successivi al 1° gennaio 1996;
-* meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
Con almeno 15 anni di contributi e almeno un versamento nella Gestione separata, si può quindi ricorrere a questa opzione che comporta il ricalcolo interamente contributivo della pensione e consente l’accesso alle regole previste per i contributivi puri, compresa la pensione di vecchiaia a 71 anni di età.
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