Guerra commerciale: potrebbe essere un vero disastro per una società USA

La guerra commerciale che minaccia i mercati potrebbe essere un vero disastro per molte società statunitensi, ma per una in particolare del settore tech secondo gli investitori

Guerra commerciale: potrebbe essere un vero disastro per una società USA

Qualcomm ha troppo da perdere dalla guerra commerciale USA-Cina.
È questo il pensiero di molti investitori che vedono la società di semiconduttori statunitense tra le più esposte alle ripercussioni della battaglia a colpi di dazi tra Pechino e Washington.

Trump ha annunciato tariffe su un totale di 34 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina, imposte a partire probabilmente dal prossimo 6 luglio. Il Paese di Xi Jinping ha prontamente replicato parlando di tasse per altrettanti 34 miliardi di dollari di beni Usa proprio a partire dalla stessa data, stando alle ultime indiscrezioni.

Affari rallentati dalla guerra commerciale: la sofferenza di Qualcomm

Le azioni Qualcomm hanno sofferto per più di un mese sulla scia delle preoccupazioni degli investitori per una potenziale guerra commerciale con la Cina. Preoccupazioni che si mostrano più che fondate stando a diversi fattori.

La proposta di fusione da 44 miliardi della società statunitense con l’olandese NXP Semiconductors è ancora in attesa di un’approvazione definitiva nella mani della Cina, dopo un primo via libera dal Ministero del commercio. Inoltre, Qualcomm fa frequenti affari con Pechino e si affida pienamente alla sua fornitura di prodotti.

I colloqui Cina-USA: cruciale lo sblocco della ZTE

A giugno, Reuters ha annunciato che la Cina era ancora intenta a rivedere l’accordo di fusione; stava infatti tenendo colloqui con Qualcomm per cercare di rimuovere ogni aspetto del contratto che potrebbe causare problemi a seguito dell’acquisizione. Secondo l’agenzia di stampa britannica, l’approvazione dell’accordo dipenderebbe dall’avanzamento dei colloqui in merito al divieto imposto dagli Stati Uniti al colosso del settore telecomunicazioni di Pechino ZTE, impossibilitato a operare in territorio USA.

Dato l’inasprirsi delle tensioni tra i due Paesi, le preoccupazioni che riguardano gli investimenti cinesi nelle società tecnologiche sono passate in secondo piano. Alla fine di giugno è emersa la possibilità che la Casa Bianca limiti gli investimenti di Pechino in aziende tech invocando l’International Emergency Economic Powers Act del 1977, che dà al Presidente il potere di impegnarsi in azioni che proteggano i cittadini degli Stati Uniti.

Il mercato ha reagito con un sell-off e l’amministrazione USA ha fatto un passo indietro. Ora l’intenzione di Trump è chiedere al Congresso più potere per il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS), per occuparsi di società di proprietà straniera che acquistano società statunitensi del settore tech.

La maggior parte dei guadagni di Qualcomm viene dalla Cina

Oltre all’affare NXP, gli investitori devono fare anche i conti col fatto che circa due terzi delle entrate annuali di Qualcomm sono arrivate dalla Cina nell’ultimo anno, stando a quanto riportato da Barron. Citando FactSet, il magazine americano nota infatti che, tra le società tech statunitensi, solo Apple e Intel superano Qualcomm in termini di entrate provenienti da Pechino.

Se Trump proseguirà con la sua linea dura nei confronti della Cina che, a sua volta, risponderà inevitabilmente con tariffe di ritorsione, le attività di Qualcomm e le sue azioni potrebbero risentirne. Specie considerando che Qualcomm - così come molte altre società che realizzano chip - è estremamente dipendente da Pechino per la produzione e il collaudo di semiconduttori.

Negli ultimi 6 mesi, le azioni Qualcomm hanno perso il 16,20%, calando del 5,76% nel mese di giugno.

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