Elezioni Israele 2019, chi ha vinto? I risultati ufficiali vedono Netanyahu in testa

I risultati ufficiali delle elezioni parlamentari in Israele del 9 aprile 2019: appaiati in testa il Likud di Netanyahu e i liberali di Gantz, ma non c’è una maggioranza.

Elezioni Israele 2019, chi ha vinto? I risultati ufficiali vedono Netanyahu in testa

Si sono svolte martedì 9 aprile le elezioni parlamentari in Israele. Un voto questo che è arrivato in anticipo vista la crisi di governo che ha investito il primo ministro Benjamin “Bibi” Netanyahu.

I risultati hanno visto il Likud di Netanyahu finire davanti ai Blue and White di Benny Gantz, ma nonostante questo il partito del primo ministro non è riuscito a dar vita a una maggioranza di governo tanto che si è reso necessario un nuovo voto in data martedì 17 settembre.

Leggi anche lo speciale Elezioni Israele settembre 2019: risultati ed exit poll

I risultati delle elezioni in Israele

Si è completato lo spoglio dei voti delle elezioni parlamentari in Israele. Dopo la fine delle operazioni di scrutinio, i risultati vedono in testa il Likud con il 26,27%, mentre i Blue and White sono al 25,95%.

I risultati ufficiali dei partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, mentre tra parentesi è indicato il numero di seggi ottenuti.

  • Likud - 26,27% (35)
  • Blue & Wite - 25,95% (35)
  • Shas - 6,10% (8)
  • UTJ - 5,91% (7)
  • Hadash-Tàal - 4,63% (6)
  • Labor - 4,46% (6)
  • Ysrael Beiteinu - 4,14% (5)
  • United Right - 3,66% (4)
  • Meretz - 3,64% (4)
  • Kulanu - 3,56% (4)
  • Ràam Balad - 3,46 (4)
  • New Right - 3,26 (4)

Autentico tonfo per i Laburisti che ottengono il 4,46%, mentre sono buoni i risultati fatti registrare dai due partiti religiosi Shas (6,10%) e UTJ (5,91%). In calo invece i due partiti arabi Ràam Balad (3,46%) e Hadash-Tàal (4,63%).

Visto che in totale si eleggono 120 parlamentari, il Likud e B&W ottengono 35 seggi a testa ma, considerando tutti i partiti di destra, Benjamin Netanyahu ha già cantato vittoria visto che può contare su 65 deputati.

Le elezioni parlamentari

Si sono svolte sette mesi prima del previsto le elezioni parlamentari in Israele. La scadenza naturale della legislatura era infatti a novembre 2019, ma una crisi di governo ha portato ad anticipare il voto al 9 aprile.

Dopo le dimissioni del ministro della Difesa Avigdor Lieberman, ultranazionalista del partito Yisrael Beitenu, si è sfaldata la coalizione che sosteneva il primo ministro conservatore Benjamin Netanyahu, in carica dal 2009 dopo che lo era stato anche tra il 1996 e 1999.

Casus belli di questa lite nella ex maggioranza è stato l’accordo con i Palestinesi sul cessate il fuoco a Gaza, ritenuto un errore e una “resa” da parte della componente più a destra della coalizione di governo.

Oltre alla questione palestinese, Bibi Netanyahu è stato coinvolto di recente anche in alcune indagini, tre per la precisione, dove è accusato di corruzione. Nonostante questo, alle prossime elezioni cercherà di ottenere un nuovo mandato.

In data martedì 9 aprile in Israele quindi si è votato per eleggere i 120 deputati che siedono nel Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, attraverso una legge elettorale puramente proporzionale con soglia di sbarramento fissata al 3,25%.

I sondaggi

Fiaccato dalle accuse di corruzione e dalle tensioni con i partiti di destra, Benjamin Netanyahu veniva dato in difficoltà nei sondaggi. L’ultimo in ordine di tempo, diramato lo scorso 19 marzo, adava a indicare una situazione più che complessa per queste elezioni in Israele.

Il Likud, partito conservatore di Netanyahu, era dato ancora in testa ma avvicinato da Blue and White, un’alleanza tra i partiti liberali Israel Resilience e Yesh Atid. I due leader, Benny Gantz e Yair Lapid, avevano già raggiunto un’intesa per governare alternandosi, due anni a testa, nel ruolo di primo ministro.

In netto calo erano già dati i Laburisti, con tanti piccoli partiti (sia di destra che di sinistra oltre a quelli religiosi) che erano considerati oltre la soglia di sbarramento: il sentore della vigilia era quindi di un Knesset difficilmente governabile.

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