Dopo due anni di conflitto devastante, Israele e Hamas sembrano vicini a una tregua. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato un accordo che prevede la liberazione di tutti gli ostaggi e un ritiro parziale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza. L’intesa offre un primo sollievo umanitario in una guerra che, secondo il ministero della sanità di Gaza, ha causato oltre 67.000 morti palestinesi, mentre Israele conta circa 1.200 vittime degli attacchi del 7 ottobre 2023 e centinaia di caduti tra militari e ostaggi successivamente.
Oltre al valore umano e politico, la fine delle ostilità potrebbe contenere i danni a un’economia da 580 miliardi di dollari. Tuttavia, è prematuro pensare che la crescita economica israeliana possa tornare rapidamente ai livelli di inizio decennio.
Nonostante il rallentamento del PIL israeliano allo 0,9% nel 2024, dopo anni di crescita sostenuta, i segni di crisi finanziaria restano limitati. Il nuovo shekel israeliano si è rafforzato del 20% sul dollaro dall’ottobre 2023, sostenuto dalle politiche di stabilizzazione della Banca d’Israele. L’indice principale della Borsa di Tel Aviv è cresciuto del 300%, contro il 56% dell’S&P 500, e il Paese ha continuato ad accedere ai mercati del debito, raccogliendo 8 miliardi di dollari nel marzo 2024 e 5 miliardi nel febbraio 2025.
Nonostante i costi di guerra stimati in 43 miliardi di dollari, il debito pubblico è salito solo dal 61% al 70% del PIL, sostenuto anche dai 22 miliardi di dollari di aiuti militari USA. Le operazioni israeliane contro Hezbollah e i leader di Hamas hanno inoltre rafforzato la posizione strategica del Paese nella regione.
Dietro la stabilità apparente, si nascondono criticità profonde. Le carenze di manodopera dovute al conflitto hanno costretto la Banca d’Israele a ridurre le stime di crescita al 2,5% per il 2025. Il deficit di bilancio ha toccato l’8,5% e il precedente surplus delle partite correnti si è quasi azzerato.
Sul fronte estero, la Unione Europea, principale partner commerciale di Israele, ha irrigidito la sua posizione: la Germania ha sospeso le esportazioni di armi e alcuni Stati membri intendono vietare le importazioni dai insediamenti israeliani. Anche grandi aziende statunitensi come Microsoft hanno interrotto la collaborazione con determinate unità militari israeliane.
L’accordo confermato da entrambe le parti prevede nella prima fase la liberazione degli ostaggi e il ritiro militare fino alla cosiddetta linea gialla di Gaza. Le fasi successive del piano di pace di Trump comprendono la creazione del “Board of Peace”, un organismo internazionale che dovrebbe amministrare Gaza dopo la guerra, con la partecipazione di figure come Tony Blair.
Restano però molte questioni aperte: la smilitarizzazione di Hamas, il calendario del ritiro israeliano e le garanzie di un’uscita completa. I Paesi arabi coinvolti insistono affinché il processo conduca alla creazione di uno Stato palestinese, ma il primo ministro Benjamin Netanyahu continua a opporsi.
Secondo l’ex vice governatore della Banca d’Israele Zvi Eckstein, se il cessate il fuoco sarà duraturo, la crescita potrebbe tornare al 3,6% nel 2026 e il debito stabilizzarsi intorno al 68% del PIL. In caso contrario, un’occupazione prolungata di Gaza avrebbe potuto spingere il debito oltre il 90% entro il 2030, con un probabile declassamento del rating e un aumento dei costi di finanziamento.
Tuttavia, la piena ripresa resta legata alla stabilità politica e alla capacità di Israele di ricostruire le relazioni internazionali. Le tensioni con l’Europa e la sfiducia verso il piano di Trump rendono difficile un ritorno al ruolo di motore economico post-Covid che il Paese aveva conquistato pochi anni fa.
La tregua tra Israele e Hamas segna una svolta storica dopo due anni di guerra, ma non chiude le ferite economiche e diplomatiche del Paese. Finché non saranno definiti i contorni del piano di pace e garantita una governance credibile per Gaza, Israele resterà sospeso tra la speranza di rinascita e il rischio di stagnazione.
La guerra può finire, ma le sue conseguenze economiche e politiche resteranno a lungo.