Cina: ecco il piano che spaventa Europa e USA

Made in China 2025, il piano di Pechino per promuovere le aziende del comparto tecnologico, sta mettendo in allarme le aziende europee. Perché?

Cina: ecco il piano che spaventa Europa e USA

La Camera di commercio dell’Unione europea in Cina ha segnalato grosse preoccupazioni su «Made in China 2025», il piano di Pechino per promuovere settori come la robotica, le auto elettriche e i chip informatici con l’obiettivo di diventare un leader globale in quelle aree.

In un report recentemente pubblicato è emerso che le aziende europee temono queste politiche industriali perché a loro detta stanno favorendo nettamente le società cinesi.

Made in China 2025 è l’origine della guerra commerciale?

«Made in China 2025» è una delle motivazioni principali alla base dell’inasprimento della guerra commerciale tra gli States e Pechino. Lo stesso presidente Donald Trump ha dichiarato che il piano e altre politiche del genere danneggiano le società negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Nella sua relazione annuale, che contiene interviste a 532 società tra febbraio e marzo, la Camera europea ha dato una visione più dettagliata della questione. Ha notato che il 43% delle imprese riferisce di aver osservato una maggiore discriminazione nell’ambito del piano 2025, visto perlopiù come una promozione delle imprese cinesi.

Ma alcune grandi aziende europee hanno dichiarato di trarre beneficio dalla strategia, perché stanno guadagnando maggiori possibilità di accedere ai sussidi governativi cinesi, in particolare nel settore automobilistico e dei macchinari. E alcune aziende produttrici di macchinari sostengono che il piano sta facendo incrementare la domanda per le componenti che fabbricano.

Ora spetta alla Cina ampliare ulteriormente le opportunità previste dal piano per le società straniere, dimostrando così chiaramente che lo scopo non è quello di raggiungere una posizione dominante nel proprio Paese, spiega il report.

I funzionari cinesi hanno ripetutamente respinto la critica americana alle pratiche commerciali e alle politiche industriali del governo di Xi Jinping. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese si è recentemente scagliato contro quelle che ha definito accuse infondate degli Stati Uniti contro la Cina, utili solo ad allontanare l’attenzione dal comportamento statunitense, che definisce unilaterale e protezionista.

Tuttavia è stata la stessa Camera europea a fare eco alle preoccupazioni del governo degli Stati Uniti riguardo alle società straniere, costrette a cedere proprietà intellettuali per fare affari in Cina. Il documento indica che il 19% dei rispondenti al sondaggio si è sentito in dovere di trasferire la tecnologia in cambio dell’accesso al mercato.

Cina: le sue aziende crescono agli occhi dell’Europa

Ma dalla relazione è anche emerso che la visione che hanno le aziende europee dei loro rivali cinesi sta cambiando.Per la prima volta, la maggior parte degli intervistati (61%) ha dichiarato di ritenere le imprese cinesi innovative quanto se non più di quelle europee.

In particolare, le queste ultime trovano che la Cina rappresenti un ambiente più difficile da gestire rispetto all’anno precedente a causa di problemi come le barriere normative e i limiti di accesso al mercato.

Proprio per questo secondo Mats Harborn, presidente della Camera, siamo ancora molto lontani da un contesto che promuove la concorrenza leale.

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