L’Europa si prepara a cambiare le regole nell’e commerce e a qualcuno non dispiace affatto. La stretta sui piccoli pacchi in arrivo da fuori Unione, quelli che fino a oggi scorrevano a milioni aggirando parte dei costi doganali, è il tipo di notizia che può creare nuovi equilibri a livello globale.
Per anni Temu e Shein hanno costruito la loro avanzata su prezzi bassissimi e su una logistica chirurgica che portava a casa magliette e gadget al costo di un caffè. Ora Bruxelles alza l’asticella e rende quel viaggio meno conveniente.
Se i due colossi cinesi dovessero ritoccare listini e assorbire il costo dei dazi, come cambierebbe il modello di business basato sul tutto subito e a poco prezzo? E quali conseguenze per Amazon?
Temu
Il successo di Temu si è costruito su un equilibrio molto fragile. I volumi sono enormi, ma i margini sottilissimi. Prezzi talmente bassi da sembrare irreali, spedizioni dirette dalla Cina e nessuna barriera doganale sotto i 150 euro. Un meccanismo perfetto finché l’Europa ha chiuso un occhio. Ora però lo scenario cambia. Se Bruxelles eliminerà davvero l’esenzione, ogni pacco diventerà più caro, più lento e più complicato da gestire. È un passaggio che può ridurre in modo significativo la redditività del gruppo PDD Holdings, la casa madre di Temu, e pesare fino al 30% sulle valutazioni di mercato nel medio periodo.
Il vantaggio competitivo di Temu basato su un prezzo finale inferiore del 30–50% rispetto ai competitor europei e americani rischia ora di dissolversi. Con dazi e IVA, il margine di manovra si restringe. Temu dovrà decidere se assorbire i nuovi costi, sacrificando profitti già sottili, o trasferirli sui clienti, perdendo volumi e attrattiva. In ogni caso, il modello di business si incrina.
Tutto ciò si traduce in una contrazione dei multipli, con un potenziale downside tra il 20% e il 30% rispetto ai massimi recenti. Non sarebbe un tracollo definitivo, ma la fine di un ciclo di euforia costruito su un modello che ora deve dimostrare di saper funzionare anche in un contesto in cui la dogana non fa più sconti.
Shein
Per Shein , l’Europa è sempre stata un terreno fertile grazie a prezzi imbattibili, collezioni nuove ogni giorno e un flusso continuo di pacchi che attraversano il continente. Ma tutto questo si reggeva su una variabile chiave: la soglia dei 150 euro che permetteva di spedire milioni di pacchi senza dazi. Se quella barriera cade, il modello vacilla. Ogni t-shirt da 5 euro o top da 7 dovrà ora sopportare IVA e dazi, una zavorra pesante per un business che vive di micro-margini e volumi enormi.
Shein dovrà scegliere se aumentare i prezzi, con un impatto immediato sulla domanda, oppure assorbire i nuovi costi, erodendo profitti già sotto pressione. Entrambe le opzioni portano a una compressione del valore. In ottica di mercato, la prospettiva è quella di una revisione al ribasso delle valutazioni anche del 20%, un livello che riflette la perdita del principale vantaggio competitivo: il prezzo finale al consumatore.
L’azienda ha iniziato ad aprire magazzini in Polonia e centri di smistamento in Germania, ma costruire una rete europea efficiente richiede tempo e capitali. Nel frattempo, il mito dell’ultra fast fashion potrebbe scontrarsi controlli più severi e margini più sottili.
Amazon
Amazon è tra i vincitori silenziosi della nuova stretta europea sui pacchi low cost provenienti dall’Asia. Da anni il colosso fondato da Jeff Bezos ha costruito una rete capillare nel Vecchio Continente, con magazzini, centri di smistamento e un ecosistema di venditori che si appoggiano alla sua logistica. Ora quell’investimento rappresenta per l’azienda un vantaggio competitivo.
Mentre i rivali cinesi dovranno fare i conti con dazi, IVA e tempi più lunghi, Amazon può contare su una catena di fornitura già integrata nel mercato interno. È il momento in cui la presenza locale fa la differenza e il modello “spedisco diretto dalla Cina” perde efficienza. La domanda si ridistribuisce e parte di quella domanda potrebbe finire proprio dentro i magazzini europei di Amazon.
Per il titolo in Borsa potrebbe non esserci un effetto immediato. Tuttavia, se la società manterrà il ritmo di crescita e continuerà a intercettare i volumi che Temu e Shein lasceranno sul campo, il potenziale di rialzo stimato tra il 10 e il 15% nei prossimi 12-24 mesi appare realistico.
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