Questo elemento sulle azioni Unicredit fa riflettere (e fa paura)

Tommaso Scarpellini

28 Novembre 2025 - 18:02

Tensione crescente su Unicredit: numeri solidi, segnali sottili e un livello chiave che divide nuovi massimi da un possibile rallentamento.

In realtà, non possiamo dire che Unicredit (UCG) presenti nei suoi bilanci un segnale evidente di inversione, né di deterioramento improvviso. Anzi. Numeri alla mano, la banca continua a macinare utili solidi, a confermare una redditività elevata e una guidance allineata alle aspettative. Eppure, fra le righe dei documenti contabili emerge un dettaglio sottile, quasi impercettibile, che sembra aver insospettito alcuni trader.

Un dettaglio che, stranamente, coincide con un rallentamento del momentum del titolo proprio mentre i fondamentali raccontano una storia positiva. Cosa sta realmente accadendo su Unicredit? E soprattutto: cosa aspettarsi in un contesto di mercato dove il sentiment cambia alla velocità della luce?

Gli utili non mentono

Gli utili dell’ultima trimestrale parlano chiaro: l’utile netto ha raggiunto i 2,6 miliardi di euro, e un RoTE al 19,1%. Una performance che, isolata dal contesto, suggerirebbe un settore bancario ancora vigoroso, nonostante il recente rallentamento dei tassi europei. Non solo: non si registrano criticità sui coefficienti patrimoniali né sui livelli di qualità del credito.

L’asset quality rimane stabile, gli accantonamenti non mostrano anomalie, e l’NPL ratio continua a navigare su livelli contenuti.

Il punto interessante è un altro: la vera spinta (crescita) non arriva più dal NII, il margine di interesse, che per mesi ha sostenuto l’intero comparto grazie allo steepening della curva europea e ai tassi ai massimi degli ultimi dieci anni. Non esistono ancora dati sufficienti per confermare un’inversione strutturale, ma il mercato potrebbe avere già percepito che, una volta finito il vento favorevole dei tassi, la crescita esplosiva di questa componente dovrà riassestarsi? Una bella domanda che merita una risposta.

Un interrogativo che basta da solo a spiegare perché, in un contesto di fondamentali solidi, la price action di UCG stia dando segnali meno entusiastici del previsto.

Eppure il grafico non mente

Quando i fondamentali non offrono risposte definitive, inevitabilmente tocca osservare il grafico. Ed è proprio qui che emerge quell’elemento che molti operatori giudicano «scomodo». La price action di UCG non sta seguendo la narrativa dei conti trimestrali; anzi, si nota un comportamento anomalo: dopo anni di recupero, il titolo sembra aver perso slancio.

La prima evidenza riguarda l’RSI. Per chi è meno avvezzo, l’RSI, Relative Strength Index, è un oscillatore che misura la velocità dei movimenti di prezzo e identifica zone di ipercomprato e ipervenduto. Nel caso di Unicredit, il suo trend è leggermente discendente. In teoria, questo non sarebbe un problema se accompagnato da una Price Action ancora vigorosa. Ma anche lì c’è un dettaglio problematico.

UCG ha iniziato a generare una sequenza di massimi più deboli Un pattern che parla da solo: gli acquirenti perdono forza, mentre i venditori cominciano a costruire strutture di controllo dei movimenti di breve-medio termine. Un segnale di indebolimento strutturale del momentum, difficile da ignorare.

Il fatto che questo accada in un contesto di fondamentali positivi suggerisce un’interpretazione scomoda: le aspettative future potrebbero essere cambiate, e il mercato, che vive di prospettive più che di fotografie del presente, potrebbe aver iniziato a prezzare una revisione dell’outlook del comparto bancario europeo. Ma anche l’esatto opposto, il mercato sta attraversando solo una fase di accumulazione, che aprirà le porte ad un nuovo terreno rialzista. Come capire su quale direzione siamo?

Forse ha senso guardare l’analisi grafica

Quali sarebbero i livelli tecnici da monitorare con attenzione? Uno in particolare merita un approfondimento, perché ha una doppia valenza tecnica e psicologica. Parliamo del livello dei €60. Un livello tondo, quindi naturalmente osservato, discusso, temuto.

Tecnicamente questo livello agisce come una sorta di POC potenziale: un punto di controllo di volume dove molti operatori hanno scambiato, deciso, accumulato o liquidato posizioni nel passato recente. Ma è anche una resistenza-statico-supportiva estremamente rilevante. Il mercato spesso attribuisce grande importanza ai livelli numerari, e in questo caso il 60 ha funzionato sia come barriera che come ancora.

Una violazione del livello dall’alto verso il basso potrebbe fungere da catalizzatore negativo. Gli algoritmi potrebbero innescare vendite automatiche, i fondi sistematici potrebbero alleggerire, e persino gli investitori retail, spesso sensibili ai livelli tondi, potrebbero percepire un cambio di regime.

Quindi cosa sta accadendo su UCG?

Certo, l’analisi tecnica deve essere maneggiata con cautela. La sua natura è statistica, probabilistica, non deterministica. Non racconta cosa è l’azienda, non definisce la qualità dei fondamentali, non sostituisce la lettura dei bilanci. E oggi i fondamentali di Unicredit restano solidi, non mostrano criticità evidenti, né ragioni immediate per temere un deterioramento. Non a caso il titolo UCG ha attraversato negli ultimi periodi momenti estremamente rialzisti, sinonimo di una struttura che al mercato piace.

Ma il mercato guarda avanti, non indietro. E il vero test, il vero «checkpoint emotivo» per capire cosa ha davvero in mente il mercato sulle azioni UCG, potrebbe essere proprio una reazione sui €60. Fino a quel momento, le domande restano più delle risposte.