La Cina e il Medio Oriente sono sempre più vicini. Non solo a livello politico, e quindi nei rapporti governativi, ma anche sul fronte economico.
La riprova arriva dal dinamismo dei commercianti di Pechino e soprattutto Yiwu, la città dello Zhejiang famosa per ospitare il più grande mercato all’ingrosso di piccole materie prime del mondo, che hanno iniziato ad imparare l’arabo per aprire le loro porte agli acquirenti della regione.
Questa tendenza è stata raccontata in maniera eccellente da un lungo articolo apparso sul think tank Think China che cita, come esempio di quanto detto, il mercato di Hongqiao, un tradizionale centro commerciale di Pechino, meta frequente di turisti stranieri. Prima della pandemia la maggior parte degli acquirenti stranieri proveniva da Europa e Stati Uniti. Pochi venivano dal Medio Oriente e parlavano arabo.
Adesso, complice l’allentamento delle politiche sui visti da parte della Cina per stimolare i consumi interni in risposta ai dazi Usa, in questo e altri centri analoghi sono iniziati ad arrivare ingenti quantità di clienti dalla regione mediorientale. I venditori hanno imparato alcune frasi in lingua araba, strumento essenziale per chi vuole attrarre determinati acquirenti e attutire, almeno in parte, gli effetti della guerra commerciale in corso.
Sempre più clienti arabi
A conferma dell’importanza del Medio Oriente, secondo quanto riportato dai media cinesi la Yiwu International Trade City ha organizzato il suo primo corso gratuito di lingua araba a marzo dell’anno. Ogni mattina, centinaia di commercianti desiderosi di fare affari con il Medio Oriente si sono riuniti in un punto di pratica prima di aprire i loro negozi per imparare frasi arabe legate al commercio.
Negli ultimi anni, a ben vedere, i Paesi del Medio Oriente hanno cercato di ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio e di accelerare la trasformazione economica, mentre la Cina ha cercato in tutti i modi di diversificare le mete delle esportazioni.
Le economie di Cina e Medio Oriente sono così diventate complementari, innescando scambi commerciali sempre più stretti. Numeri alla mano, il volume degli scambi commerciali tra Cina e Medio Oriente è passato da meno di 170 miliardi di dollari nel 2008 a oltre 270 miliardi nel 2018, arrivando a 477,4 miliardi nel 2023.
Nello specifico, Pechino esporta principalmente prodotti meccanici ed elettrici, abbigliamento e tessuti, automobili e prodotti elettronici in Medio Oriente, mentre il Medio Oriente invia oltre la Muraglia petrolio, gas naturale e altre risorse energetiche.
Cina e Medio Oriente: un rapporto simbiotico
Il mercato mediorientale non attrae solo singoli commercianti cinesi, ma anche importanti società. Soltanto negli Emirati Arabi Uniti ci sono oltre 15.000 imprese del Dragone, comprese BYD con le sue auto elettriche – che ha aperto oltre sei showroom – e Pop Mart con i suoi store di gadget e pupazzetti.
È in ogni caso l’Arabia Saudita il principale partner commerciale di Pechino nell’area. Nel 2024 il volume di scambi tra i due Paesi ha superato i 100 miliardi di dollari. Questa relazione si basa principalmente sul settore energetico, dato che la Cina rappresenta il maggior acquirente di petrolio saudita. Tuttavia, la collaborazione si sta rapidamente ampliando anche ad altri settori, come le esportazioni non petrolifere, le energie rinnovabili, le tecnologie avanzate e gli investimenti strategici.
Negli ultimi anni, i due paesi hanno firmato numerosi accordi commerciali e di investimento, in linea con la strategia saudita di diversificazione economica (Vision 2030). Questo fa dell’Arabia Saudita un partner chiave per Pechino in Medio Oriente, consolidando una partnership economica e politica di crescente importanza.