File davanti ai negozi, scaffali presi d’assalto e video virali sui social. Tutto per un piccolo oggetto colorato, diventato simbolo di un’ossessione collettiva. Un fenomeno alimentato dal marketing esperienziale basato sulla scarsità programmata. Le vendite sono esplose, gli utili pure e in Borsa il titolo della società dietro a questa mania ha fatto registrare un clamoroso +200% nel giro di un anno.
Poi qualcosa è cambiato. Il mercato, che aveva premiato l’entusiasmo, inizia a chiedere risultati più solidi, dati più credibili, previsioni più sostenibili. E i numeri, questa volta, sembrano meno entusiasmanti.
È solo una fisiologica correzione dopo un rally da record o il segnale che la moda sta già svanendo?
I conti di Pop Mart: crescita record, ma il boom rallenta
Pop Mart International Group, il colosso cinese dei giocattoli da collezione e creatore della popolarissima bambola Labubu, ha vissuto un anno da incorniciare. Dopo un rialzo spettacolare di oltre il 200% in dodici mesi, il titolo ha perso quasi il 40% dal picco toccato a fine agosto, bruciando circa 20 miliardi di dollari di valore di mercato.
Eppure, fino al terzo trimestre, tutto sembrava perfetto. Le vendite erano schizzate del 250% su base annua, sostenute da una domanda esplosiva in Cina e all’estero.
Poi è arrivata la doccia fredda. In una nota pubblicata l’11 novembre, gli analisti di Bernstein hanno avvertito che i risultati del quarto trimestre potrebbero deludere. Le loro analisi su dati di vendita, trend social e interesse di ricerca mostrano un raffreddamento evidente. La febbre Labubu starebbe già scendendo.
“La convergenza tra l’indebolimento delle transazioni, il calo dell’engagement sui social e l’interesse di ricerca suggerisce una decelerazione della domanda difficile da ignorare”, scrivono gli analisti guidati da Melinda Hu. Un messaggio che pesa, perché arriva in un momento in cui gli investitori avevano già iniziato a prendere profitto dopo mesi di euforia.
leggi anche
Questo pupazzo raro può valere fino a 1.000 euro
Gli analisti si dividono, ma il grafico parla chiaro
La raccomandazione di Bernstein va controcorrente rispetto al consenso di mercato. Su oltre 40 broker che coprono Pop Mart, è l’unico con rating “underperform” e target price fissato a 225 dollari di Hong Kong. Gli altri restano più ottimisti, sottolineando la forza del brand e il potenziale di espansione globale.
Grafico Pop Mart
Fonte Tradingview
Ma anche l’analisi tecnica invia un segnale da non sottovalutare. Sul grafico si è appena completata una figura di “testa e spalle” ribassista, una delle più classiche inversioni di trend, che proietta un target negativo proprio intorno ai 150 dollari di Hong Kong. Un livello che, se raggiunto, cancellerebbe gran parte dei guadagni del 2025.
Questo non significa che Pop Mart sia destinata a scomparire. Il marchio resta forte e il fenomeno globale non è ancora finito. Ma il mercato è sempre più fragile.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |