Così la Cina domina anche il settore dei diamanti

Federico Giuliani

9 Novembre 2025 - 06:46

La Cina domina il mercato globale dei diamanti sintetici grazie alla produzione industriale su larga scala. Ecco tutto quello che c’è da sapere

Così la Cina domina anche il settore dei diamanti

Tra le numerose industrie rivoluzionate, in positivo o in negativo, dalla Cina bisogna aggiungere quella dei diamanti. Il motivo è semplice: le aziende del Dragone hanno imparato a produrre questi preziosi prodotti in serie con una facilità incredibile.

Certo, parliamo di diamanti sintetici prodotti in laboratorio, ma tanto basta per drogare un settore in fermento. L’epicentro della nuova attività cinese coincide con Zhengzhou, capoluogo della provincia centrale cinese dello Henan, dove è situata, per esempio, la fabbrica Jiaruifu.

Al suo interno, ha spiegato il Financial Times in un lungo reportage, ci sono oltre 600 macchinari enormi che simulano la pressione geologica e il calore delle profondità della superficie terrestre dove gli stessi diamanti crescono in natura. Possono produrne uno da tre carati, delle dimensioni di un grande anello di fidanzamento, in appena una settimana di tempo.

Le macchine, del resto, lavorano 24 ore su 24 e possono sfornare 100.000 carati al mese. Arriviamo così al dato chiave: oltre il 70% dei diamanti sintetici prodotti in laboratorio nel mondo per la gioielleria, la maggior parte dei quali destinati ad abbellire anelli di fidanzamento, proviene proprio dallo Henan.

Il boom dei diamanti sintetici

Inutile dire che per l’industria dei diamanti naturali le fabbriche cinesi hanno avuto effetti devastanti. L’esplosione dei diamanti sintetici in laboratorio sul mercato internazionale della gioielleria ha infatti causato un crollo della domanda, e fatto scendere il prezzo dei diamanti naturali di piccole dimensioni ai minimi dell’ultimo decennio.

La crisi morde dunque l’intero settore, e un’ulteriore conferma arriva dalle vicende che stanno interessando De Beers, la storica azienda di diamanti fondata da Cecil Rhodes, messa in vendita dal suo proprietario Anglo American. Secondo l’analista Paul Zimnisky, una pietra da tre carati creata in laboratorio viene venduta a un prezzo pari solo al 7% di quello di un’equivalente estratta dall’estrazione.

La società di consulenza Tenoris, invece, stima che i diamanti sintetici in laboratorio hanno conquistato il 17% del mercato al dettaglio statunitense in termini di volume, rispetto al solo 3% del 2020. Siamo così arrivati silenziosamente al dominio della Cina. Il suo segreto? Il vantaggio del gigante asiatico risiede principalmente nella sua capacità di controllare sia la tecnologia che l’energia che alimenta queste macchine affamate.

Il dominio della Cina

Che c’entra la Cina? Negli anni ’80, l’industria del Dragone aveva messo radici nello Henan in seguito ad una precedente frattura tra Pechino e Mosca (che inviava i suoi diamanti oltre la Muraglia). Per anni le fabbriche locali hanno prodotto diamanti per uso industriale, come utensili da taglio e punte da trapano. Solo nell’ultimo decennio molte aziende hanno virato verso il settore della gioielleria che offre margini di profitto più elevati.

Oggi la maggior parte dei diamanti sintetici viene coltivata in Cina, quindi spedite in India per essere lucidate per poi essere spedite ancora verso centri commerciali come Anversa o Dubai prima di raggiungere la vendita al dettaglio.

Pochi consumatori, ha sottolineato il FT, si rendono conto di quanto la Cina sia diventata centrale nel commercio mondiale dei diamanti, un fatto oscurato dalle convenzioni doganali sull’etichettatura, che normalmente attribuiscono l’«origine» di un diamante al Paese in cui viene lavorato, piuttosto che a quello in cui viene coltivato o estratto. E invece tutto, o quasi, passa dagli artigli del Dragone...

Argomenti