Balzi scatenati per i prezzi del petrolio Brent e del gas in Europa. Piazza Affari va subito giù, accusando anche l’effetto di Wall Street post Fed. Occhio a BTP e spread.
Il Ftse Mib di Piazza Affari ha concluso la giornata di contrattazioni in ribasso, scivolando del 2,33% a quota 43.701,38 punti.
Maglia nera della sessione odierna è stata Inwit, con le azioni capitolate fino a oltre -24%, dopo l’accordo siglato tra TIM e Fastweb+ Vodafone.
Tra le azioni peggiori anche Prysmian, Telecom Italia, Ferrari.
Bene invece ENI, Nexi e Saipem.
Nel giorno della BCE e della Bank of England, hanno perso terreno anche le altre principali borse europee, ovvero l’indice Dax della borsa di Francoforte, il Cac 40 della borsa di Parigi e il Ftse 100 della borsa di Londra.
Nel finale della giornata si allenta la tensione sui BTP & Co. Ma lo spread BTP-Bund sale a quota 82
Si sono smorzati invece nel finale i sell che, fin dall’inizio della sessione, si erano abbattuti contro i Titoli di Stato dell’area euro, portando i rendimenti dei BTP, nel caso dell’Italia, a sfondare anche la soglia del 3,80%, e a salire ai massimi in un anno circa. I bond sono rimasti sotto pressione, attutendo tuttavia nel finale la caduta.
I rendimenti dei BTP, che erano schizzati fino a oltre 10 punti base, hanno limitato infatti i rialzi a +4 punti base, avanzando al 3,77%, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi, balzati nelle ore precedenti a un soffio dalla soglia psicologica del 3%, hanno ridotto i guadagni ad appena 1 punto base, attestandosi al 2,95%.
Lo spread BTP-Bund a 10 anni ha terminato in ogni caso la seduta in crescita a 82 punti base, a livelli che rimangono decisamente elevati rispetto al periodo precedente lo scoppio della guerra in Iran, quando viaggiava a 60 punti base.
Motivo: sebbene tutte le economie dell’area euro, Germania inclusa, siano più indebitate rispetto al periodo della crisi dei debiti sovrani, in tempi di avversione al rischio, come quello che stiamo vivendo, gli investitori preferiscono rifugiarsi nei safe asset, che in Europa sono ancora considerati i Bund tedeschi, piuttosto che nei BTP, tuttora espressione di un debito-PIL a livelli monstre.
In generale i BTP e i Titoli di Stato dell’area euro, così come l’azionario europeo, sono rimasti ostaggio del timore che la BCE torni ad alzare i tassi, costretta dalle pressioni inflazionistiche rappresentate dai prezzi del petrolio e del gas in rialzo, che si sono confermati market mover negativi anche nella giornata di oggi.
Petrolio Brent schizzato fino a oltre $116 al barile, prezzi gas Europa +30%
Focus sulle quotazioni del Brent che hanno superato anche la soglia di $116 al barile, e sui prezzi del gas naturale in Europa, volati ad Amsterdam fino a +30%.
I prezzi del Brent hanno limato successivamente lo scatto, rimanendo comunque in solido rialzo, in guadagno di oltre +3% a un valore superiore ai $110 al barile.
Ha puntato verso l’alto anche il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York, vicino ai $99 al barile, in rialzo del 2,5% circa. Anche il contratto TTF sul gas si è sfiammato, rimanendo tuttavia in rally di oltre +11%, a 61 euro circa al megawattora.
I nuovi balzi hanno scatenato ulteriore ansia sui mercati riguardo al trend dell’inflazione.
BCE Day, secondo atto 2026. Tassi fermi per la sesta volta consecutiva, ma attenti all’inflazione
Proprio riguardo all’inflazione, nel caso specifico dell’area euro, oggi, nell’attesissimo giorno della seconda riunione dell’anno del Consiglio direttivo, la BCE guidata da Christine Lagarde ha confermato il costo del denaro dell’Eurozona per la sesta volta consecutiva, lasciando i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale inchiodati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%.
Ma inevitabile è stato il riferimento alla guerra in Medio Oriente e all’impennata dei prezzi energetici, che hanno costretto lo staff della Banca centrale europea a rivedere al rialzo le stime sull’inflazione e al ribasso quelle sulla crescita del PIL.
Sebbene Lagarde per prima abbia predicato calma e sangue freddo, le nuove proiezioni hanno avallato le aspettative di una BCE pronta ad alzare i tassi entro la fine dell’anno.
Tra i worst case scenario che riguardano la direzione dei tassi dell’area euro, in evidenza soprattutto quello stilato dalla divisione di ricerca di Goldman Sachs.
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Effetto contagio Wall Street, forti sell nel Fed Day dopo dato inflazione USA
L’azionario globale oggi ha scontato anche l’effetto contagio di Wall Street, che ieri ha accusato un forte tonfo, con l’indice Dow Jones scivolato ai nuovi minimi del 2026, portando le perdite sofferte dall’inizio di marzo a oltre -5%, con un crollo in una sola seduta di oltre 750 punti.
Il Dow Jones Industrial Average è crollato per la precisione di 768,11 punti, o -1,63%, a 46.225,15 punti, facendo per ora del mese di marzo peggiore dal 2022, anno da dimenticare per Wall Street.
Male anche lo S&P 500, che ha chiuso la sessione in ribasso dell’1,36% a 6.624,70 punti, e il Nasdaq Composite, giù dell’1,46% a quota 22.152,42.
Wall Street ha pagato la pubblicazione del dato relativo all’inflazione USA misurata dall’indice dei prezzi alla produzione, che ha riportato a febbraio, tra l’altro prima dell’inizio della guerra USA-Iran, un forte scatto.
Nel tanto atteso giorno della Fed di ieri, le dichiarazioni del Presidente della Fed Jerome Powell successive all’annuncio dei tassi USA - lasciati fermi al 3,5%-3,75% per la seconda volta consecutiva - pur confermandosi meno hawkish di quanto temuto, non sono state sufficienti a tamponare i forti smobilizzi che hanno colpito subito la borsa americana a seguito della pubblicazione dell’indicatore PPI, in un contesto in cui il Medio Oriente in fiamme - in fiamme le stesse infrastrutture energetiche - ha continuato a scatenare la paura di prezzi del petrolio che rimarranno inchiodati ai livelli attuali ancora per molto tempo.
Forte la tensione sul mercato dei Titoli di Stato USA, con i rendimenti dei Treasury a 2 anni che sono schizzati di oltre 10 punti base al 3,775% e i rendimenti a 10 anni avanzati di più di 6 punti base, al 4,265%. Ribassi anche nella giornata di ieri per Wall Street e i Treasury.
Il balzo delle quotazioni del petrolio e la forte ritirata di Wall Street hanno scatenato le vendite anche sulle borse asiatiche.
L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso in pesante ribasso, lasciando sul terreno il 3,38%, e scendendo a quota 53.372,53 punti.
Male anche l’indice Kospi della borsa di Seoul, reduce dai forti tonfi delle ultime settimane.
Il listino ha perso il 2,73%, a quota 5.763,22. Giù anche le borse di Hong Kong, Shanghai, Sidney.
Sul mercato del forex, occhio ai movimenti dell’euro-dollaro EUR-USD, del rapporto di cambio USD-JPY e, nel giorno che oltre della BCE è stato anche della Bank of England, del rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD.
Il dollaro è tornato a perdere terreno, a fronte del forte rally dell’euro, balzato dello 0,80% a $1,1542.
Rispetto allo yen, il biglietto verde è scivolato di oltre l’1,1% a JPY 158,02. Buy anche sulla sterlina, scattata nei confronti della valuta USA di oltre lo 0,90%, a $1,3375.
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