Ricavi record, ordini miliardari e margini alle stelle. Eppure questo titolo europeo perde oltre il 35%: cosa non torna e perché gli investitori iniziano a dubitare.
Fa miliardi grazie alla guerra, cresce più di tutti nel settore della difesa europea, macina ordini e margini da record. Eppure in Borsa perde terreno, lasciando sul campo oltre il 35% da inizio anno.
È il paradosso di Czechoslovak Group (CSG), oggi secondo produttore di munizioni in Europa dopo Rheinmetall, protagonista di un’espansione senza precedenti trainata dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.
I numeri, sulla carta, descrivono una società che macina ricavi fuori scala, esplosi fino a 6,7 miliardi di euro nel 2025, margini operativi superiori al 25% e un portafoglio ordini da 15 miliardi. Con la domanda globale che continua a salire, anche per effetto del piano europeo per il riarmo, CSG ha saputo capitalizzare come pochi altri player. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, è addirittura l’azienda di armamenti in più rapida crescita di sempre.
E allora perché il mercato sta punendo il titolo? Perché, nonostante utili e prospettive, gli investitori non hanno fiducia?
Da dove arrivano i ricavi di Czechoslovak Group
CSG produce munizioni di medio e grande calibro, veicoli corazzati, radar e sistemi per il controllo del traffico aereo.
Dall’inizio della guerra in Ucraina ha consegnato oltre due milioni di proiettili di grande calibro e solo le vendite dirette a Kiev hanno pesato per il 27% del fatturato. Con le tensioni in Medio Oriente, la domanda di munizioni per difesa aerea e sistemi anti-drone è cresciuta ulteriormente con prospettive fino a 7,6 miliardi di ricavi nel 2026.
A questo si aggiunge il piano per il riarmo europeo, con i Paesi NATO che stanno aumentando la spesa per la difesa, molti ben oltre il 2% del PIL. Il risultato è uno squilibrio netto tra domanda e offerta: gli Stati devono ricostruire arsenali che per anni erano stati trascurati, ma le fabbriche non riescono a stare al passo con la domanda e i tempi per aumentare la produzione sono lunghi.
Chi produce munizioni, oggi, ha il coltello dalla parte del manico: clienti pubblici, ordini garantiti e margini in crescita.
Perché il titolo perde il 35% in Borsa
Con questi numeri il titolo dovrebbe volare in Borsa. Invece no, perde il 35% da inizio anno.
Dietro alla crescita monstre dei ricavi emergono infatti più ombre che certezze. Una parte rilevante del futuro si basa su contratti miliardari (oltre 60 miliardi con il ministero della Difesa slovacco) che però sono in gran parte accordi quadro, non vincolanti e non necessariamente destinati a diventare ordini reali.
Il maxi accordo da 58 miliardi con Zvs Holding, siglato poco prima della quotazione, ha sollevato dubbi su un possibile “gonfiamento” delle prospettive per sostenere il debutto in Borsa.
C’è poi il tema della reputazione: relazioni politiche controverse, presunti collegamenti a finanziamenti opachi e perfino l’inserimento di una controllata in una blacklist della Nato per corruzione.
La crescita, pur rapidissima, è percepita come fragile. Gli investitori non si fidano, considerano l’azienda poco trasparente e troppo dipendente da dinamiche geopolitiche e politiche difficili da prevedere.
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