Verifiche sulle opere pubbliche: il ministro ignorato dalle aziende

Un ministro delle Infrastrutture che annuncia verifiche e analisi economiche alle opere prioritarie. Senza decreti che obbligano allo stop concessionari, aziende di Stato vanno avanti coprendo di ridicolo il Ministro e il Premier che ne ha condiviso in Parlamento l’impostazione

Verifiche sulle opere pubbliche: il ministro ignorato dalle aziende

Centoventi miliardi per danni da terremoti spesi tra il 1968 e il 2012. Dissesto idrogeologico e sisma hanno determinato una spesa media annua di 3,5 mld annui.

Un progetto simbolo quello della Bs/Vr in cui si legge nel parere del massimo organo tecnico dello Stato che “l’area attraversata dal tracciato è caratterizzata da livelli di criticità sismica medio alta“ e che “negli elaborati progettuali non viene fatto alcun riferimento alla recente zonazione sismica del territorio nazionale, per la quale i valori dell’azione sismica – valutati sulla vita utile di un’opera infrastrutturale come quella in oggetto – sono di gran lunga superiori a quelli ipotizzati e adottati nelle verifiche riportate negli elaborati progettuali”.

Tutto questo senza che siano state adottate le norme tecniche del 2008. Il progetto va avanti in barba alle dichiarazioni del Ministro.

Analisi costi benefici: dichiarazioni ignorate?

Le dichiarazioni, o meglio il continuo ripetere, che le opere prioritarie saranno assoggettate ad analisi costi benefici rischiano di trasformarsi in uno slogan ridicolo. Un esempio? Il consorzio Cepav due, concessionario della Verona/Brescia alta velocità, ha formalizzato alla Sovrintendenza delle belle arti di Verona e alla diocesi di Verona, quale struttura di riferimento della Chiesa del Frassino di Peschiera del Garda, di voler procedere alla realizzazione delle prescrizioni del progetto approvato.

In pratica le parole del Ministro non contano nulla sia per il concessionario che per la struttura di verifica e vigilanza Italferr, società d’ingegneria delle Ferrovie dello Stato. Il riferimento alle verifiche in generale dovrebbe essere integrato da altre importanti variabili quali la seria considerazione del rischio sismico, delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e dai vincoli finanziari, ripetuti nell’intervento sul DEF da part del nuovo ministro delle finanze.

Il tutto collocato dentro uno scenario di crescita economica significativamente ridimensionato a causa dei dazi Usa, della minore crescita della Germania, dall’aumento del prezzo del petrolio e infine dalla annunciata fine degli acquisti da parte della Bce delle obbligazioni pubbliche.

Se del concessionario Cepav 2 le Fs non ne tengono conto, ed è giusto che sia così, allora il Ministro delle Infrastrutture, dell’Ambiente e del Tesoro devono tenerne conto. Non si comprende, in assenza di atti giuridici cogenti proveniente da fonte ministeriale, come possono i consorzi di costruzione ritenersi vincolati ad annunciate verifiche rese pubbliche attraverso i media. Quando vedremo un decreto in GU, non sarà mai tropo tardi se s’intende seriamente procedere tutelando territori, contribuenti e alternative di impiego di risorse pubbliche sempre più scarse.

È singolare che, in un’Italia considerata come una delle regioni sismicamente più attive d’Europa non si realizzino nei territori oggetto di infrastrutture studi multidisciplinari dettagliati che includono il monitoraggio sismico, lo studio della geometria e dell’andamento delle faglie, la misura del tasso di movimento lungo le strutture tettoniche e la storia sismica di un’intera regione.

Incredibile poi che organismi importantissimi pubblici italiani come l’INFN, l’ASI, l’INAF, il CNR partecipano a un progetto internazionale relativo ai sismi denominato Zhangheng 1, che il Paese abbia speso tra il 1968 e il 2012, centoventi miliardi di euro (costo attualizzato) quindi in media 2,7 mld di euro l’anno, per interventi di ricostruzione a seguito di sisma e si progetti la Bs/Vr ignorando le ultime norme tecniche di costruzione del 2008 la cui cogenza è sancita in un decreto ministeriale e dovrebbe essere automaticamente applicata.

Mappa sismica con linea alta velocità
La mappa sismica del territorio con la linea dell’alta velocità

La cartina riportata evidenzia il tracciato progettato che poggia su sorgenti sismo geniche (fonte : Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). La zonazione sismica del 2003 dell’area interessata al progetto comunque su 12 livelli di accelerazione attesa con probabilità del 10% in 50 anni si colloca al 7 posto (0,12-0,15 g).

E comunque i rilievi critici al progetto sono stati fatti dal massimo organo tecnico dello Stato il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e ci appare un’enormità il contenuto della prescrizione del Ministero dell’Ambiente in cui si afferma che saranno recepiti i criteri nel progetto esecutivo.

Questo perché: “l’applicazione della NTC 2008 al progetto potrebbe determinare, per i soli viadotti ferroviari, un incremento del costo delle fondazioni dell’ordine del 50-60%. Dette norme (DM 2008 e relativa Circolare 617/2009 del CSLP), inoltre, contengono prescrizioni di carattere idraulico (..) che potrebbero determinare una modifica delle soluzioni progettuali adottate per i ponti e viadotti di scavalco dei corsi d’acqua“ (pag 10 parere CSLP e riportato come risposta RFI ).

Ancor più quando si legge sempre nel parere CSLP che: “l’area attraversata dal tracciato è caratterizzata da livelli di criticità sismica medio alta“ e “negli elaborati progettuali non viene fatto alcun riferimento alla recente zonazione sismica del territorio nazionale, per la quale i valori dell’azione sismica – valutati sulla vita utile di un’opera infrastrutturale come quella in oggetto – sono di gran lunga superiori a quelli ipotizzati e adottati nelle verifiche riportate negli elaborati progettuali”.

Basterebbe questa nota, in un paese normale per far azzerare tutto, sostituire chi controlla i progetti e gestisce 4 mld di soldi del contribuente. Una riprogettazione ai fini della sicurezza subordinata ai costi, mentre si spendono quasi 300 milioni di euro per un Km in Val di Susa o più di 100 sul Terzo Valico.

Singolare poi, ma è un problema che riguarda tutte le infrastrutture, il mancato riferimento di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici. Un ministero dell’Ambiente che produce un rapporto dal titolo Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che, dedica un intero capitolo (3.14.3) a Industrie e Infrastrutture non ha prodotto una sola linea guida per interventi adattativi.

Un ministero supportato nella redazione del Piano dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Una classe di governo che cementifica un territorio fragile e a rischio effetti dei cambiamenti climatici. Tra il 1950/2016 una quantità di territorio quanto la Lombardia cementificato.

Veneto e Lombardia sono ai primi posti con quasi il 13% di consumo di suolo. Media italiana al 7,63% (Fonte Ispra edizione 2017). La fragilità idrogeologica e sismica dei territori costringe periodicamente a intervenire. Secondo Ance-Cresme 3,5 mld di costi annui senza mai avviare programmi di prevenzione. Inutile gridare a ogni alluvione, esondazione, terremoto, bombe d’acqua con conseguenze su persone (morti e feriti) e cose.

Ascoltando poi il Ministro delle Finanze: “gli interventi relativi alle riforme andranno adeguatamente coperti; le prospettive di crescita e di finanza pubblica sono meno favorevoli; lo scenario tendenziale del rapporto deficit-Pil sarà oggetto di seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico e nel rispetto degli impegni europei e della normativa italiana si individuerà il percorso più adatto.”

Infine l’annuncio della BCE della fine dal 2019 degli acquisti dei titoli pubblici (QE) e l’aumento del prezzo del petrolio.

Tutti questi elementi dovrebbero indurre a un intervento normativo che blocchi ogni atteggiamento o procedura difforme da quanto annunciato in Parlamento al Paese e in interviste a giornali e televisioni. Investimenti a prescindere non possono essere tollerati in un paese con i problemi di finanza pubblica. Un solo dato emblematico e rappresentativo. Sono 3.173 i miliardi d’interessi sul debito pagati in 30 anni. Analisi costi benefici perché diversamente quegli investimenti sono spesa corrente o peggio.

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