Riscaldamento globale, come YouTube finanzia le fake news sul clima

YouTube propone a milioni di persone notizie false e fuorvianti sui cambiamenti climatici. Lo studio

Riscaldamento globale, come YouTube finanzia le fake news sul clima

Una nuova ricerca internazionale rivela come YouTube abbia spinto milioni di persone a guardare video che diffondono falsità sui cambiamenti climatici. Per un termine di ricerca come “global warming”, ad esempio, fra i primi 100 video suggeriti dall’algoritmo della piattaforma video di Google il 16% contiene disinformazione sul tema. Una campagna a suon di fake news finanziata più o meno inconsapevolmente dai brand più importanti e rispettati.

YouTube, l’algoritmo promuove le fake news sui cambiamenti climatici

Lo studio è stato condotto da Avaaz, organizzazione no profit internazionale che si occupa di “proteggere le democrazie dai pericoli della disinformazione sui social media”. Il report, una copia del quale è stata data in anticipo al sito Popular Information, si riferisce principalmente alla versione di YouTube localizzata negli Stati Uniti.

Ma una semplice ricerca sul portale italiano rende chiaro che il problema sia presente anche nel nostro Paese. Cercando «cambiamenti climatici», infatti, non è raro incontrare video intitolati «LA GRANDE BUGIA del RISCALDAMENTO GLOBALE» o «Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, smonta la bufala dei cambiamenti climatici», magari intervallati da una pubblicità di Greenpeace Italia.

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Il metodo di Avaaz è stato quello di “classificare video come ‘disinformazione e negazione climatica’ se contenevano informazioni false o fuorvianti che potevano causare danno pubblico”. Una delle verità più a rischio è l’attribuzione agli esseri umani la responsabilità dei cambiamenti climatici, un fatto su cui si trova il consenso scientifico internazionale e intergovernativo.

YouTube, disinformazione sul clima proposta a milioni di utenti

Un esempio lampante è il video intitolato “What They Haven’t Told You about Climate Change” (cosa non ti hanno detto a proposito del cambiamento climatico), in cui si afferma che “non c’è stato alcun significativo trend di riscaldamento del 21esimo secolo” e che “le temperature e i livelli di diossido di carbonio non mostrano una forte correlazione”.

Nonostante le affermazioni false che vanno contro la comunità scientifica, il video ha attualmente 3.6 milioni di visite su YouTube ed è comparso per tre differenti chiavi di ricerca: “global warming”, “climate change” e “climate manipulation”. Avaaz ha poi creato delle liste di video correlati suggeriti dall’algoritmo.

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Google, proprietario di YouTube, ha detto a Popular Information di aver già “investito significativamente per ridurre le raccomandazioni di contenuti borderline e informazioni dannose, e per dare più spazio a voci autorevoli su YouTube”.

Campagne di fake news finanziate dalle aziende su YouTube

Particolarmente preoccupante è il fatto che YouTube, spiega Avaaz, stia finanziando questa campagna con la monetizzazione dei video. Ogni volta che un annuncio è visualizzato sulla piattaforma, infatti, il pubblicitario paga una quota. Il 55% va al creatore del video, l’altro 45% a YouTube.

E Avaaz ha scoperto che gli annunci di alcuni dei brand più importanti e grandi al mondo vengono visualizzati su questi video, rendendo aziende come Samsung, L’Oréal, Warner Bros, Carrefour, e persino Greenpeace e WWF involontari finanziatori di video negazionisti dei cambiamenti climatici.

Fra le altre aziende ci sono anche Showtime, Zipcar, Uber, Red Bull, Nikin (compagnia di abbigliamento sostenibile) e Hyundai. Le ultime due hanno immediatamente inviato un comunicato lamentando la policy di YouTube.

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