Siamo preoccupati, a ragione, del caldo torrido che in queste settimane estive sta colpendo l’Europa. Ma che dire dell’India, probabilmente il Paese più esposto e vulnerabile del mondo agli eventi meteorologici estremi? Qui i cittadini combattono contro ondate di calore letteralmente estreme. In alcune aree le temperature diurne hanno sfiorato i 122 gradi Fahrenheit, ovvero 50 gradi Celsius.
Che cosa significa? Innanzitutto che tre quarti della popolazione locale - pari complessivamente a 1,4 miliardi di persone - è a “rischio caldo estremo”. E poi che, prendendo i dati ufficiali del 2024, il governo di Narendra Modi deve fare i conti con piaghe quali quasi 3mila persone morte per via di eventi meteorologici estremi, 2 milioni di ettari di raccolti andati in fumo e 80mila case distrutte.
Eventi climatici estremi si sono verificati nell’88% dei 365 giorni dello scorso anno provocando ingenti danni economici ad un Paese che sogna di trasformarsi definitivamente in un colosso globale. Come se non bastasse, le grandi città indiane registrano spesso i peggiori livelli di qualità dell’aria rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Nel 2021, per esempio, i residenti di 13 città indiane, tra cui Delhi, hanno respirato aria insalubre un giorno su tre. E ancora: l’aspettativa di vita nella capitale è di quasi otto anni più breve a causa dell’inquinamento atmosferico.
Caldo estremo
Il New York Times ha dedicato un lungo reportage a Sri Ganganagar, capoluogo dell’omonimo distretto di Ganganagar, nello stato federato del Rajasthan. È l’area più calda dell’India e lo si capisce da un dato: qui alle dieci del mattino il termometro segna già 40 gradi centigradi per poi salire nel corso della giornata e sfiorare anche i 49 gradi.
Come si vive in un contesto così ostile? Il lavoro nei campi e nei cantieri edili inizia presto, addirittura prima dell’alba, per sfruttare il maggior numero possibile di ore fresche. Le autorità sanitarie spiegano che gli abitanti sono ormai ben abituati a ridurre l’impatto del caldo, evitando di stare all’aperto durante le ore più afose e tenendo a portata di mano rimedi reidratanti. I villaggi attorno a Sri Ganganagar diventano in gran parte deserti tra mezzogiorno e il tardo pomeriggio e la gente si ritira in casa.
L’Associated Press ha scritto che il caldo torrido non è solo un disagio stagionale, ma evidenzia anche una sfida crescente per le infrastrutture sanitarie indiane già sovraccariche. Un’esposizione prolungata a temperature estreme causa spesso colpi di calore, che colpiscono principalmente i poveri, i lavoratori all’aperto, i bambini e gli anziani.
Una sfida anche economica
In India le ondate di calore si verificano solitamente da marzo a giugno e in alcuni casi anche a luglio. Il mese di punta è maggio, ma questa stagione è stata relativamente più fresca a causa delle anomalie meteorologiche dovute alle numerose perturbazioni occidentali. “L’India è nell’occhio di una tempesta perfetta, in cui caos climatico, crisi sanitarie e carenze nello sviluppo si scontrano", ha dichiarato a DW Abinash Mohanty, responsabile del cambiamento climatico e della sostenibilità presso IPE Global.
Il World Economic Forum ha aggiunto che l’economia indiana è fortemente dipendente dalla natura e per questo estremamente vulnerabile ai rischi climatici. Un terzo del pil nazionale proviene da settori fortemente dipendenti dalla natura: tra questi, silvicoltura, agricoltura, pesca e acquacoltura, industria alimentare, delle bevande e del tabacco, servizi energetici e idrici ed edilizia. Le ricerche hanno rilevato che la crisi climatica potrebbe costare al Paese dal 6,4% a oltre il 10% del suo reddito nazionale entro il 2100, riportando altri 50 milioni di persone in povertà.
Per contrastare l’emergenza il governo del gigante asiatico si è posto ambiziosi obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni entro il 2030, tra cui una riduzione delle emissioni del 45% rispetto ai livelli del 2005, la generazione del 50% della capacità energetica da combustibili non fossili e l’aumento di un quinto del suo pozzo di carbonio attraverso una maggiore copertura arborea. Tuttavia, a dicembre 2023, Climate Action Tracker ha valutato gli sforzi dell’India per raggiungere questi obiettivi come «altamente insufficienti».